Yigal Unna, capo delle cyber-spie di Gerusalemme, aveva auspicato l’ingresso dell’Italia nel Global Cyber Cabinet. L’europarlamentare Dreosto dice sì. A favore anche il dem Pagani 

L’invito all’Italia per far parte del Global Cyber Cabinet lanciato da Yigal Unna in un’intervista con Formiche.net – l’ultima rilasciata a un giornale prima della fine del suo mandato quadriennale come direttore generale dell’Israel National Cyber Directorate – “deve essere ascoltato e auspico che il nostro Paese possa unirsi a Israele, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Giappone, Emirati Arabi Uniti in questa importante alleanza in campo cibernetico”. Lo ha dichiarato in una nota Marco Dreosto, europarlamentare della Lega e componente titolare della commissione Inge (contrasto alle ingerenze straniere in Europa).

“La cybersicurezza è un tema che deve essere affrontato dall’Italia come priorità”, spiega Dreosto, sottolineando che la creazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale diretta dal professor Roberto Baldoni “va nella giusta direzione. Ma non è sufficiente”, sostiene l’europarlamentare leghista. Secondo lui, “è necessario creare legami con i nostri alleati e delle collaborazioni, con continui scambi di informazioni, per poter contrastare interferenze e attacchi provenienti da Paesi terzi”. Inoltre, serve “creare un fronte comune per contrastare i colossi orientali, come la Cina, in un campo in cui loro sono all’avanguardia. Per questo è necessario promuovere collaborazioni tra Stati alleati, come il Global Cyber Cabinet, per non perdere l’occasione di mantenere alcuni vantaggi e rinforzare le alleanze strategiche”, conclude nella nota.

Intervistato da Formiche.net, Alberto Pagani, capogruppo del Partito democratico in commissione Difesa della Camera e membro dell’Assemblea parlamentare Nato, rispondeva così alla seguente domanda: il governo italiano dovrebbe accettare l’invito di Israele?

Io credo proprio di sì. Il rango del nostro Paese ci impone di esserne all’altezza e di partecipare. Ammiro molto come gli israeliani hanno saputo organizzarsi per cavarsela da soli, quando hanno capito che nessuno avrebbe garantito la sicurezza al posto loro. Anche grazie all’aiuto dei militari italiani, gli israeliani hanno imparato meglio dei loro maestri come affrontare ogni giorno le mille minacce e a cui è sottoposto un Paese circondato da vicini ostili. Bisogna riconoscere che un piccolo e giovane Stato, di soli nove milioni di abitanti, ha fatto i miracoli e ha insegnato al mondo intero come fare di necessità virtù. Il fatto che oggi siano proprio loro ad invitarci a collaborare nel campo della cybersecurity per me vale doppio.

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