Da settembre nel piccolo Stato centroamericano la critpovaluta ha assunto lo status di moneta a corso legale assieme al dollaro statunitense. Riccardo Giorgio Frega, autore e voce del Bitcoin Italia Podcast, spiega perché ha deciso di trasferirsi e trascorrerci tre mesi

Il 7 settembre del 2021, nel piccolo Stato centroamericano di El Salvador, è entrata in vigore la ley Bitcoin, voluta dal giovane e ambizioso presidente Nayib Bukele. Con essa, la critpovaluta ha assunto lo status di moneta a corso legale assieme al dollaro statunitense, adottato nel 2001 per ovviare alla sistematica iperinflazione della vecchia valuta di Stato, il colón.

La storia di El Salvador ha connotati tristemente analoghi a quelli di molti altri Paesi in quest’aera geografica. Secoli di sfruttamento brutale da parte dei conquistadores spagnoli prima e delle mega corporation americane poi. Una classe politica sistematicamente corrotta. Un golpe militare che instaura una dittatura fascista. Tredici anni di sanguinosa guerra civile e, più recentemente, una recrudescenza di violenza criminale tale da fargli guadagnare il titolo di nazione con il più alto tasso di omicidi al mondo. Difficile stimolare l’economia in queste condizioni.

È in questo contesto che si inserisce la scommessa del presidente Bukele, popolarissimo nel Paese. Un evento a suo modo storico e un’iniziativa senza precedenti. Un’occasione troppo ghiotta per chi, come me, si occupa di diritti umani e di divulgare le peculiarità di Bitcoin come potente strumento a tutela delle libertà individuali.

È per questo motivo che, a fine novembre del 2021, decido di trasferire il mio lavoro nel Paese e di trascorrerci tre mesi, spendendo solo Bitcoin. Per poter osservare da vicino gli effetti della tecnologia nella società e nell’economia, per poter parlare con la popolazione e verificare con mano se la criptovaluta può essere qui un’opportunità di riscatto.

Gli effetti di una legge tanto innovativa sono molteplici ed è una partita, questa, che si gioca su più tavoli.

Nel contesto geopolitico internazionale l’annuncio di Bitcoin a corso legale ha fatto il giro del mondo, rendendo sicuramente Bukele il presidente più popolare del Centro e del Sud America. L’obiettivo in questo caso è palese: attrarre investimenti dall’estero e rendere El Salvador una specie di Mecca delle criptovalute. La legge, infatti, introduce sgravi fiscali per chi investe nell’economia locale e persino la cittadinanza garantita a chi si trasferisce portando con sé un tesoretto superiore ai 3 Bitcoin, al cambio attuale circa 120.000 euro.

El Salvador inoltre sta acquistando Bitcoin per la propria tesoreria, contando sulle plusvalenze che la moneta digitale realizzerà, con buona probabilità, negli anni a venire. Nelle prossime settimane il parlamento sarà chiamato ad approvare la nuova legge sugli asset finanziari digitali, grazie alla quale sarà possibile introdurre il primo titolo di stato basato sul Bitcoin al mondo, al quale seguirà la costruzione di una intera città, la Bitcoin City, che si propone di essere, nelle parole dello stesso presidente, una nuova Alessandria, faro dello sviluppo tecnologico e meta ambita da tutti coloro che credono nella necessità di realizzare un nuovo modello economico, più equo e sostenibile.

Viaggiando nel Paese si ha la netta sensazione che quest’agenda di governo, tanto aggressiva quanto lungimirante, sia l’aspetto della legge che stia funzionando meglio. Sono innumerevoli gli imprenditori stranieri che ho incontrato e che sono venuti da ogni parte del mondo a visitare El Salvador e a prendere accordi per trasferire qui parte della loro attività. Dopo solo tre mesi dalla sua entrata in vigore è palese come una nazione che fino a poco tempo fa in pochi avrebbero saputo indicare sulla mappa, oggi sia improvvisamente diventata di grande interesse per chi si occupa di blockchain a vari livelli.

Ben diversa è invece la questione relativa all’adozione di Bitcoin come forma di pagamento digitale tra la popolazione. Se da un lato ogni Salvadoregno ha uno smartphone e la copertura internet del paese è totale, la migliore in quest’area geografica, dall’altro questa è una società profondamente legata al contante, con problemi di educazione digitale e sacche di povertà estrema. In concomitanza con l’introduzione della criptovaluta è stata resa disponibile un’applicazione sviluppata dal governo che consente pagamenti elettronici sia in dollari che in bitcoin, una specie di PayPal con gli steroidi, ma davvero poco è stato fatto per insegnare alla gente le caratteristiche della tecnologia e come utilizzarla in maniera corretta. L’impressione è che oggi siano in pochissimi ad usarla realmente e che tutti preferiscano di gran lunga la cara e vecchia cartamoneta.

E tuttavia per me è stato divertente viaggiare anche nelle zone più remote spendendo solo Bitcoin. È stato possibile perché l’app è molto diffusa, molti commercianti hanno colto l’opportunità e c’è grande curiosità nei confronti di uno strumento così futuristico e innovativo. Servirà tempo ma El Salvador potrebbe davvero essere il laboratorio perfetto per disintossicare una popolazione tanto vessata dalle conseguenze nefaste della valuta fiat ed educarla a un sistema economico che si basa su principi tanto diversi.

Il propellente di questa rivoluzione saranno sicuramente le rimesse dall’estero. Sono due milioni e mezzo i cittadini di El Salvador che sono emigrati e che lavorano lontano da casa, specialmente negli Stati Uniti. Per loro, fino ad oggi, mandare soldi alle proprie famiglie è stato un incubo e un ladrocinio. Il 75% della popolazione qui non può avere un conto in banca perché il sistema finanziario tradizionale li emargina non ritenendo profittevole essere presente sul territorio. Ricevere soldi pertanto significa rivolgersi a servizi privati di money transfer che in Paesi come questo sono capaci di applicare commissioni anche del 30%. Veri e propri strozzini legali nell’era moderna. Grazie a Bitcoin chiunque abbia un cellulare può oggi inviare e ricevere denaro istantaneamente e pressoché gratuitamente. È questa la testa d’ariete che lo sta portando ad avere successo in El Salvador.

Dopo soli tre mesi è difficile dare una valutazione complessiva e dire cosa ne sarà di questo esperimento. Ma è palese come qui vi sia grande vitalità e grande dinamicità nei confronti di un’idea nuova e tanto radicale. Paragonare questo clima a quello sonnolento e gerontoiatrico che si respira in Italia, una nazione nella quale ancora manca una legge che definisca una quadro normativo di base sulle criptovalute, fa domandare quale dei due Paesi sia, effettivamente, quello del terzo mondo.

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