Cambiamenti climatici e gestione della pandemia, con ministri meno falchi e più interessati alla sicurezza energetica che al rigore nella zona euro. Le priorità del nuovo esecutivo di coalizione, guidato ancora dal premier Rutte

 

Dieci mesi dopo le elezioni, il nuovo governo dell’Olanda si è insediato. Il premier Mark Rutte ha voluto combattere lo scettiscismo generale promettendo un nuovo inizio. “Mr Teflon”, come viene chiamato per la capacità di restare impermeabile a crisi e scandali, ha confermato che la missione ambientale sarà al centro dell’azione politica, con lo stanziamento di molti fondi per due temi: la gestione della pandemia da Covid-19 e il cambiamento climatico.

Tra i primi impegni del governo di Rutte c’è la scelta della linea che dovrà seguire l’Olanda sul virus. L’esecutivo deve decidere immediatamente se proseguire con le restrizioni severe, che scadranno venerdì, o allentare le limitazioni come nel resto dell’Europa.

Questo governo, già ribattezzato dalla stampa locale “Rutte IV”, vuole costruire due centrali nucleari e investirà 35 miliardi di euro in 10 anni per lottare contro il cambiamento climatico. Un tema che riguarda il Paese da vicino, giacché un terzo del territorio è sotto il livello del mare.

Per Rutte, grande appassionato degli spostamenti in bicicletta, l’impegno ambientale è una questione che l’Olanda, la cui sicurezza energetica dipende dall’importazione di gas, deve considerare prioritaria durante tutta la prossima generazione.

La coalizione del nuovo governo olandese è composta dagli stessi quattro partiti del governo precedente: partito liberale VVD, il progressista D66, i democristiani del CDA e l’Unione Cristiana (Cu). L’esecutivo sarà formato da 29 membri, tra ministri e segretari di Stato, di cui 14 saranno donne (cifra record).

Con il nuovo governo, l’Olanda si dota anche di un Ministero per il Clima e l’Enegia, che sarà guidato dal 34enne Rob Jetten.

Il nome più seguito dalla stampa internazionale però è quello della ministra delle Finanze, Sigrid Kaag. Kaag è stata ministro degli Esteri e ha una lunga carriera diplomatica. Parla sei lingue, tra cui l’arabo, ed è considerata una liberale di sinistra, a favore di politiche di solidarietà nella zona euro. La ministra ha dovuto insediarsi in videoconferenza perché positiva al Covid-19.

Condividi tramite