Il confronto tra Nato e Russia è un primo passo, nel quale entrambe le parti si misurano a vicenda e valutano le proprie opzioni. Fondamentale per l’Alleanza, in vista di colloqui futuri, sarà tenere a mente le esigenze di politica interna che muovono le richieste di Mosca, con il governo in difficoltà per un calo di gradimento popolare. La riflessione di Marc Ozawa, senior researcher del Nato Defense College

Per la prima volta da due anni, il Consiglio Nato-Russia si è riunito a Bruxelles per discutere le crescenti tensioni tra Russia e Ucraina. Il vertice di oggi fa parte di una serie di tre incontri, dopo quelli con gli Stati Uniti e l’Osce, per disinnescare le tensioni e riavviare il dialogo con la Russia. La riunione di oggi è stata presieduta dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, mentre la delegazione russa comprendeva il vice ministro degli Esteri Alexander Grushko e il vice ministro della Difesa Alexander Fomin. Il rango della rappresentanza russa era, però, coerente con il tipo di dialogo che ci si aspettava in questa fase del processo, considerando le questioni strategiche e tattiche in discussione. Se gli incontri riusciranno a fare progressi, allora gli incontri successivi potranno essere più tranquilli e depoliticizzati, prima di coinvolgere direttamente i ministri degli Esteri e della Difesa.

Non prendendo in considerazione una risposta militare alle azioni della Russia, le opzioni per la Nato includono l’esercizio di diversi tipi di pressione per portare a una de-escalation della situazione attraverso la diplomazia, il dialogo e la minaccia di sanzioni economiche più profonde. Mentre la “diplomazia da crisi” ha evocato una lista di richieste russe apparentemente irrealistiche, tra cui un sostanziale ritiro delle infrastrutture e del personale Nato dall’Europa orientale, questo è solo l’inizio dei negoziati. Il fatto stesso che la Russia abbia articolato delle richieste e abbia accettato di partecipare a dei colloqui di alto livello, rappresenta il primo passo, dal 2019, verso un dialogo con la Nato di qualsiasi genere. In termini di strategia diplomatica, assomiglia a una sorta di fase di “ancoraggio”, quando le richieste sono tradizionalmente “gonfiate” per cercare di ottenere delle concessioni nel processo di negoziazione.

Il recente rafforzamento militare di Mosca risponde a timori di sicurezza russi sia esterni che interni, e la sua attuale postura diplomatica è anche probabilmente frutto di un negoziato a due livelli. Quando il presidente russo, Vladimir Putin, presentava le sue richieste di una “linea rossa”, stava probabilmente parlando a un pubblico interno, alimentando i malumori storici in modo da aumentare il sostegno pubblico al suo governo, che sta perdendo il favore dell’opinione pubblica a causa del malcontento economico e sociale interno. Se il processo di dialogo si dimostrerà produttivo, ci si può aspettare che la il tipo di messaggi rivolti a entrambi gli interlocutori, stranieri e il pubblico interno, si allinei. Se il dialogo Nato-Russia riprenderà dopo il primo incontro di oggi, per i rappresentanti della Nato sarà importante tenere a mente questo elemento nel momento in cui si stabiliranno le aspettative, si decideranno gli ordini del giorno e si costruirà la strategia di lungo termine.

Un rinnovato impegno al dialogo con la Russia può anche richiedere un ripensamento del formato dei colloqui diretti, con uno che combini i dialoghi bilaterali con una piattaforma multilaterale complementare, in modo da superare il precedente stallo nel Consiglio Nato-Russia. La riunione di oggi è un primo passo per ristabilire la comunicazione. Altre vie di dialogo, come il Track 2 o 1.5 che comprendono gruppi di lavoro e riunioni scientifiche, potrebbero gettare le basi per un ritorno a riunioni regolari del Consiglio Nato-Russia o di qualche altro tipo. Questi eventi possono far guadagnare tempo per consentire l’emergere di una soluzione più sostanziale e, per gli alleati, di attuare misure di rafforzamento della fiducia e meccanismi di stabilità, rendendo così la militarizzazione del confine tra Russia e Ucraina meno rischiosa nel tempo.

Per la Nato, la recrudescenza militare russa significa che la continua cooperazione con l’Ucraina presenterà nuove sfide. Anche se Mosca ridimensiona la sua presenza militare, l’aumento delle truppe è una nuova leva di pressione che la Russia può utilizzare per scoraggiare il sostegno all’Ucraina, e creare una maggiore tensione. Mentre il rafforzamento militare russo non significa che un’invasione sia inevitabile, questo aumenta il rischio di un conflitto che la Russia potrebbe usare come pretesto per un intervento militare.

Le azioni della Russia hanno costretto a fare i conti con la questione. L’impasse sull’Ucraina e le diverse visioni del mondo tra la Russia e l’Occidente sembrano sempre più insostenibili. La Nato dovrà rispondere a una crisi dopo l’altra, con ogni replica sempre più grave. Se l’attuale traiettoria può essere cambiata, questo richiederà non solo la giusta miscela di politiche – sotto la forma della deterrenza e della difesa – ma anche un “brand” diplomatico più sofisticato, uno che comporti un dialogo regolare.

Quanto presentato nell’articolo rappresenta la visione personale dell’autore e non rispecchia la posizione ufficiale della Nato o del Nato Defense College

Foto: Nato

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