Raffaele Mauro Petriccione, Direttore generale della Direzione generale Clima della Commissione martedì 25 gennaio sarà ospite di Task Force Italia. Si confronteranno con lui il presidente Valerio de Luca, la vice presidente Dina Ravera, Jean Paul Fitoussi, Valentina Canali (Terna) e Alessandro Grandinetti (PWC)

Martedi 25 gennaio Task Force Italia nel suo programma di rilancio del potenziale dell’Italia avrà come ospite Raffaele Mauro Petriccione Direttore generale della Direzione Generale Clima della Commissione europea. Si tratta di una iniziativa molto importante nell’attuale scenario di transizione ecologica dove il presidente Valerio de Luca, la vice presidente Dina Ravera, Jean Paul Fitoussi, professore emerito di economia dell’Università Luiss, Valentina Canali avvocato e consigliere di amministrazione di Terna e Alessandro Grandinetti, Energy Market leader Emea di PWC si confronteranno sulle sfide dell’Europa nello scenario competitivo mondiale.

Il cambiamento climatico è inconfutabile e richiede trasformazioni fondamentali in tutti gli aspetti della società: da come produrre il cibo, utilizzare la terra, trasportare beni e sostenere le economie. Secondo gli ultimi dati riportati dall’Ipcc il riscaldamento globale sta provocando un aumento dei cambiamenti nell’andamento delle precipitazioni, negli oceani e nei venti in tutte le regioni del mondo. In alcuni casi si tratta di cambiamenti irreversibili; come ormai noto, un aumento della temperatura di 2ºC rispetto ai livelli preindustriali avrà effetti critici per la natura e le persone, che comporteranno costi enormi per l’economia oltre ad ostacolare la capacità di produzione alimentare dei paesi.

Se come suggeriscono gli scienziati l’azione umana potrà cambiare il corso degli eventi – in particolare una riduzione immediata, rapida e su vasta scala delle emissioni di gas a effetto serra (saldo netto di emissioni di CO2 pari a zero) potrà limitare i cambiamenti climatici e i loro effetti –, rimane il tema di come possono essere affrontate le diverse velocità dei Paesi del mondo.

Per l’Ue la lotta a tale fenomeno assume una priorità alta, ma non tutti i Paesi si ritrovano nella stessa condizione e con la medesima volontà politica, tenendo anche presente che la transizione energetica deve necessariamente considerare lo sviluppo umano. Per i Paesi africani (che oggi emettono solo una quota marginale delle emissioni totali e dove 650 milioni di persone non hanno ancora accesso all’energia) è necessario offrire soluzioni alternative al carbone. Lo sviluppo delle risorse locali di gas è considerato da molti di essi una priorità, accanto alla crescita delle rinnovabili.

Per affrontare i cambiamenti climatici e conseguire gli obiettivi degli accordi di Parigi è quindi fondamentale agire collettivamente. Non basta sostenere con forza l’ambizione in materia di clima, sia nei consessi internazionali che nelle sue relazioni bilaterali con i Paesi terzi, ma è necessario creare le condizioni per un impegno a livello mondiale con fondi e investimenti che possano sostenere le azioni legati al clima anche nei Paesi in via di sviluppo e agevolare la loro transizione verde.

Certamente nella direttrice della trasformazione, l’Ue attraverso le proposte del Fit for 55 e del Green Deal ha messo in atto un piano epocale per vastità ed ambizione. Se verrà completato entro i termini previsti, i sistemi energetici e di mobilità europei saranno molto diversi da quelli attuali. I benefici ambientali, sulla salute e sull’economia saranno superiori agli eventuali costi. Tuttavia, anche se il saldo netto sarà positivo, a livello aggregato non si è ancora nelle condizioni di assicurarne la fattibilità, perché la velocità di applicazione sta mettendo a dura prova aziende e Paesi che forse non si sono mossi con il giusto anticipo.

Se l’innovazione ha contribuito al cambiamento climatico e nuove ed efficienti tecnologie possono aiutare a ridurre le emissioni nette e creare un mondo più pulito, si pone il tema delle possibili riconversione di occupazione, l’assenza di programmi di reskilling e upskilling e l’impatto distributivo sulle famiglie. Per garantire che la riduzione delle emissioni si accompagni ad un miglioramento del benessere sociale sono necessarie politiche in grado di garantire una “transizione giusta”.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la Commissione europea stima che la transizione potrebbe creare 1 milione di nuovi posti al 2030. Altri lavori però andrebbero persi, e a livello netto si prevede che l’occupazione rimanga piuttosto stabile, a meno che non si usi il gettito fiscale del carbonio per ridurre la tassazione sul lavoro per la componente meno specializzata (la Commissione prevede un aumento netto di 400.000 posti di lavoro al 2030, un aumento comunque di solo lo 0.45%).

Tuttavia, la questione più delicata riguarda la distribuzione settoriale: se si prevede che i settori di estrazione dei fossili, carbone in primis, e quelli energivori perdano occupazione, di contro i settori delle costruzioni e della generazione elettrica potranno registrare incrementi di occupazione. Questi cambiamenti della composizione settoriale delle occupazioni richiederanno adeguati programmi di training con investimenti significativi in capitale umano da parte degli individui e dei governi, che però sono difficili da quantificare e da programmare.

Accanto alle iniziative economiche avviate per aiutare le regioni a maggiore rischio sociale ed economico (come il fondo just transiction, lo schema di transizione giusta nell’ambito del programma InvestEU, prestiti da parte della Banca Europea degli investimenti) sono anche necessari un forte impegno delle persone e delle aziende che si devono sentire parte integrante della trasformazione, nel cogliere i cambiamenti e identificare i nuovi modelli di business che saranno in grado di attuare la transizione ecologica. Uno sforzo non facile ma necessario, da attuare in una logica di collaborazione e partnership fra mondo pubblico, privato e ricerca.

Appuntamento martedì 25 Gennaio p.v. alle ore 15:00, al prossimo web talk organizzato da Task Force Italia in partnership con l’Accademia internazionale per lo sviluppo economico e sociale (Aises), Universal Trust, Global Investors Alliance e Unitelma Sapienza. Media partner: Formiche e Italia Informa.

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