Continuano gli sforzi diplomatici per la de-escalation. Baerbock a Kiev e Mosca, Stoltenberg in Germania, Blinken in Europa (vedrà Lavrov a Ginevra). L’Occidente, però, sembra aver escluso l’ipotesi dell’esclusione dallo Swift in caso di aggressione

Mosca aspetta una risposta da Washington sulle “garanzie di sicurezza” chieste all’Occidente prima di continuare i colloqui sull’Ucraina. È una conferenza stampa con l’omologa tedesca Annalena Baerbock a offrire l’occasione a Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, per fare il punto a una settimana dai colloqui che hanno viste impegnate le diplomazie occidentali e russa su più tavoli.

Prima di arrivare a Mosca, Baerbock era a Kiev. E la sua visita nella capitale ucraina ha coinciso con quella di una delegazione di alto livello del Congresso degli Stati Uniti e con l’accordo della Nato su un accordo per rafforzare il suo supporto cibernetico all’Ucraina dopo l’offensiva – con i sospetti ricaduti immediatamente sulla Russia – della scorsa settimana.

Nonostante le parole rassicuranti all’Ucraina, la ministra ha rifiutato la richiesta di Kiev di inviare armi alla Germania, spiegando che Berlino non invia armi nelle zone di conflitto per “ragioni storiche” . A questo si aggiunge un episodio: “La Germania non ha negato l’accesso al suo spazio aereo perché il Regno Unito non ha presentato una richiesta, non c’è stata alcuna disputa tra il Regno Unito e la Germania su questo tema”, dichiarato la Difesa britannica in merito a una fornitura di armi anticarro.

La ministra tedesca, ritenuta da tutti un falco quando si parla di Cina e Russia, ha spiegato che “se la Russia utilizzerà l’energia come arma”, con riferimento in particolare al gasdotto Nord Stream 2, “ci saranno conseguenze”. Parole simili le ha pronunciate il cancelliere Scholz a distanza di pochi minuti.

Su una cosa Berlino e Mosca sono d’accordo. Ossia sul fatto che non vi siano alternative all’attuazione degli accordi di Minsk sulla risoluzione del conflitto nel Donbass. Tradotto: per Berlino serve rianimare il Formato Normandia, che coinvolge Germania, Russia, Ucraina e Francia. Mosca spera che “i colleghi tedeschi influenzino i loro partner di Kiev in modo che finalmente adempiano ai loro obblighi”, ha spiegato Lavrov.

L’Ucraina è in questi giorni in cima all’agenda di molti colloqui che vedono Berlino al centro. Oggi nella capitale tedesca c’è Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, per un faccia a faccia con il cancelliere Olaf Scholz, notoriamente su posizioni meno dure rispetto alla ministra Baerbock relativamente a Cina e Russia. Giovedì è atteso Antony Blinken, segretario di Stato americano, che prima passerà per Kiev per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky (che la scorsa settimana ha incontrato William Burns, direttore della Cia, ha rivelato l’emittente CNN) e l’omologo Dmytro Kuleba. Il viaggio e i colloqui del capo della diplomazia statunitense, che vedrà Lavrov venerdì a Ginevra, “fanno parte degli sforzi diplomatici per allentare la tensione causata dal rafforzamento militare della Russia e dalla continua aggressione contro l’Ucraina”, ha spiegato Ned Price, portavoce del dipartimento di Stato.

La visita deve essere letta anche “nel contesto interno tedesco, con la cancelleria e il ministero degli Esteri in competizione per il portafoglio Russia”, spiega Gustav Gressel, senior policy fellow dello European Council on Foreign Relations. “Le lotte intestine a Berlino hanno gravemente indebolito il mandato di Baerbock per dare un contributo sostanziale ai colloqui”.

Secondo Gressel, “nel complesso la performance di Baerbock a Mosca è stata molto migliore di quella di Kiev. È stata più chiara, diretta, come ci si aspettava a giudicare la sua posizione interna. I timori che potesse essere superata da Lavrov si sono rivelati sbagliati, anche se tali timori si basavano piuttosto su stereotipi misogini”.

Nonostante le distanze all’interno del nuovo governo tedesco, la Germania potrebbe giocare un ruolo cruciale nel modo in cui l’Europa reagirà – se lo farà – alle manovre russe al confine con l’Ucraina. Tuttavia, osserva l’esperto, rimane un grande punto interrogativo: “cioè che la battaglia interna per una chiara posizione tedesca su come reagire a una possibile escalation militare russa è tutt’altro che finita. L’opinione pubblica tedesca è riluttante a impegnarsi in misure più dure e deve essere convinta di ciò che Baerbock ha detto a Lavrov: l’intero ordine di sicurezza europeo è in gioco, e la Germania deve essere disposta a pagare un prezzo per difenderlo”.

Per Robert Habeck, ministro dell’Economia tedesco, situazione al confine tra Russia e Ucraina è “tanto pericolosa come neanche durante la Guerra fredda”, tanto che sarebbe sufficiente “un incidente o una disattenzione” per provocare un conflitto effettivo. Secondo l’esponente dei Verdi, “l’Occidente, gli Stati Uniti devono sempre riservarsi il diritto di potenziali sanzioni” contro la Russia, ma l’impegno deve essere volto a “ridurre” la tensione alla frontiera del Paese con l’Ucraina.

Tra le ipotesi c’è l’esclusione delle banche russe dal sistema internazionale Swift. O forse c’era, a giudicare da quanto rivelato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, secondo cui l’Occidente non sta più considerando praticabile questa strada neppure in caso di attacco all’Ucraina. Il timore è che la stretta su Swift sia troppo rischiosa in quanto potrebbe spingere Mosca, come raccontato nelle scorse settimane a Formiche.net, a istituire un sistema di pagamenti alternativo. Anche perché, scrive il Financial Times, la Russia non si farebbe trovare impreparata.

Gli Stati Uniti tendono a sottolineare che non ci sono ipotesi fuori dal tavolo. Ma secondo il giornale l’ipotesi più quotata è quella di sanzioni sanzioni economiche mirate contro le più grandi banche della Russia.

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