Dalla Francia agli Usa, dalla finanza alle élites europee, un’ondata di soft power (neanche tanto soft) grida Mario Draghi e preme sull’aula di Montecitorio dove sono rinchiusi un migliaio di quelli che Pareto chiamava “volpi e lioni”. Il commento di Giulio Sapelli, storico ed economista

Mai come in questi giorni sotto i cieli italici la teoria del soft power affronta una delle sue prove più difficili. Potrebbe essere falsificata oppure confermata: è una occasione unica. Pensate cosa avrebbero pensato Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto se si fossero ritrovati in una simile condizione. (Ricordate? Il presidente Mattarella proprio tale termine usò per incoronare un governo…senza formula alcuna…e lo disse…)

Una minoranza organizzata può sempre dominare una maggioranza disorganizzata se possiede una “formula politica” che convince e costringe insieme gli attori da organizzare e da convincere? (Era di già la teoria dell’egemonia di Antonio Gramsci che faceva capolino). E ciò che scrisse negli ultimi anni della sua lunghissima vita Pareto, quando disilluso del “misurare matematicamente le cose e la storia” abbandonò “il delirio della matematizzazione”, iniziò a distinguere gli umani tra “volpi” e “lioni “ e di fatto rimise sul tavolo di lavoro Macchiavelli e Guicciardini e se li ripassò come mai prima aveva fatto?

La teoria del soft power (in casa di Formiche di essa si è non solo parlato ma scritto acutamente) trova in Italia un terreno di sperimentazione. Vediamo: per esempio, gli Usa non hanno in Italia ancora un ambasciatore secondo i sacri crismi della diplomazia, ma un abile e intelligente attaché (si avrebbe detto un tempo) di affari ossia un rappresentante commerciale, un ministro degli affari economici.

Eppure, si dice, una parte del loro establishment punta su Mario Draghi al Quirinale per le note ragioni. Eppure, eppure… per rendere più fané la relazione tra tale establishment e il nostro attuale premier, presidente in potenza ma non ancora in atto, si leggano le dichiarazioni, per esempio, ancora, che un ex responsabile del Pd per gli affari economici – Filippo Taddei – e ora estensore della country manager note di Goldman Sachs (sì, di Goldman Sachs). Nella cui nota si legge che il posto migliore da cui Draghi può esercitare la Sua autorevolezza non è il Quirinale, ma il premierato. E simili opinioni si leggono sull’Economist.

In Francia, invece, dal punto di vista macronista non si vede l’ora che Draghi salga al Quirinale, così da rinsaldare almeno per sette anni un patto come quello del Trattato italo-francese e con tale salita rafforzare la campagna elettorale di un presidente Macron, assurto or ora a un incarico europeo da cui, con la cooperazione dell’ Italia (la Germania è ancora una incognita nonostante il nuovo governo) dovrebbe guidare la riscrittura dei Trattati Ue.

La professoressa e gran ministro dell’economia Usa, Janet Yellen, l’allieva più devota di quel grande economista che è Bernanake, ha fatto recentemente da sponda a questi auspicati cambiamenti e lo ha fatto da Davos, dove ha formulato una inedita mescolanza di politica dell’offerta “moderna” (così almeno dice) con un keynesismo come quello già in atto, con sussidi e mance a tutto spiano, che dovrebbe trasformare d’incanto la deflazione secolare e l’economia della povertà –sovradiretta da tecnocrazie populiste – in un regno dei sogni, dagli Usa all’ Ue e forse anche all’Europa Cosa si possa fare in Asia è ancora un mistero, ma forse ci arriveremo appena la Cina trasformerà la sua frenata in una crisi mondiale .

Insomma, il soft power dovrebbe esercitare una pressione egemonica su un migliaio di “volpi” oppure di “leoni” paretiani che presto si troveranno rinchiusi nella stessa gabbia. Non si son mai visti volpi e leoni vivere insieme anche solo per poche ore. Sarà un esperimento antropologico e sociologico di enorme interesse scientifico. Guardate la politica con questi occhi ed essa acquisterà di nuovo interesse per tutti!

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