Il parlamentarismo italiano sta attraversando una profonda crisi che se non si risolve rischia di rallentare ulteriormente il già farraginoso processo delle riforme. Il commento di Pietro Paganini e Raffaello Morelli, Competere

Le dinamiche con cui si è scelto il Presidente della Repubblica e il giubilo con cui è stato inondato il discorso di insediamento confermano la profonda crisi del parlamentarismo e del sistema della rappresentanza. I parlamentari hanno applaudito per quelle riforme che non stanno facendo. Da qui la sempre più scarsa partecipazione dei cittadini e il ricorso a movimenti anti sistema. Come possiamo rilanciare il parlamentarismo che è il cuore della democrazia liberale?

Il discorso di insediamento del Presidente Mattarella è durato 38 minuti ed è stato interrotto 55 volte dagli applausi dei grandi elettori – 951 parlamentari su un totale di 1009.

– I nostri Rappresentati hanno – fantozzianamente – applaudito per le riforme che il Presidente ha chiesto ma che non sono capaci di concretizzare.

– È un paradosso, quasi comico, con cui si conclude il momento più buio della nostra giovane democrazia parlamentare.

Il parlamentarismo (italiano) sta attraversando una profonda crisi che se non si risolve rischia di rallentare ulteriormente il già farraginoso processo delle riforme.

– È urgente introdurre una serie di cambiamenti costituzionali e culturali per rinvigorire la più importante istituzione di cui una democrazia liberale dispone e che dovrebbe discutere e provvedere ai bisogni e i desideri dei cittadini che rappresenta.

Tra i principali protagonisti del voto per il Quirinale la Lega perde un punto, il Pd e Forza Italia scendono di mezzo, il M5S recupera lo 0,3. Tra i piccoli perdono quelli che si collocano – senza idee – al Centro – mentre guadagnano quelli più ideologici (Sinistra) o anti-sistema.

Fratelli d’Italia guadagna un punto pieno.

Purtroppo, i sondaggi non valutano l’astensionismo e quindi il rifiuto dei cittadini rispetto al sistema politico. La tendenza, e in particolare le ultime elezioni locali, se sommate ai rilevamenti di questa settimana, non ci inducono a essere ottimisti.

– Fa bene il Presidente Mattarella a esortare maggiore partecipazione. Prima dovrebbe però, ricercare le ragioni della fuga dei cittadini e chiederne conto agli stessi partiti che lo applaudivano.

L’elevato astensionismo dovrebbe essere sufficiente a richiamare chi è impegnato in politica e i media a una riflessione cruda della crisi del parlamentarismo e del sistema dei partiti. Non è così. Con gli applausi a Mattarella si è voluto nascondere – come al solito – tutto quello che non funziona.

Mattarella gli applausi li aveva già ricevuti fuori dal Parlamento. Furono i cittadini non eletti ma della elite borghese milanese, e poi di altre grandi città, a chiedere la sua conferma per mantenere il Primo Ministro Draghi dove si trova.

Questa non troppo insolita comunione tra partiti politici e elite evita di affrontare il problema pur di mantenere, per ragioni diverse, il sistema inalterato.

– I primi, ormai abbandonati dalla metà dei cittadini, pensano che la politica consista nel salvarsi il posto e l’opportunità di gestire il grande potere che la loro posizione di rendita gli consente (e così buona parte dei cattolici del Pd ha operato da subito perché non si trovasse un nuovo nome per la Presidenza secondo la fisiologia del sistema).

– I secondi vogliono continuare a fare i loro affari, difendendo anch’essi quel privilegio clientelare tipico dei potentati che l’assenza di una vera concorrenza e di mobilità sociale gli garantisce.

Entrambe, con dinamiche diverse, stanno affossando il Parlamentarismo e quindi la democrazia liberale. Lo dimostrano le ovazioni di chi non ha fatto quel che chiede il Presidente.

Chi vuole salvare prima e consolidare poi la democrazia liberale qualche strumento lo ha.

La riduzione del numero dei parlamentari può e deve servire da esempio, e certamente con la prossima legislatura dovrebbe introdurre un cambiamento importante.

Va stimolato e ripreso il dibattito concreto sui fatti e sui progetti come fulcro della politica. Le promesse teatrali non fanno crescere l’Italia. Specie oggi che le scadenze del Pnr non consentono distrazioni.

E altrettanto subito è indispensabile darsi da fare per colmare il buco di liberalismo che nel nostro Paese, a differenza delle altre democrazie occidentali, esiste ed è divenuto una voragine. Senza il contributo dei liberali non si governa un paese fondandosi sulla centralità del cittadino individuo.

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