Mentre nel Donbas fischiano i primi proiettili, su Twitter l’infowar ucraina è già scoppiata. Dalle foto fake dei “massacri” di Kiev al panico dei filorussi per accendere la miccia. Viaggio nella bolla che rischia di esplodere. L’analisi di Federico Berger, esperto di social media intelligence

Mentre le tensioni tra Mosca e Kiev raggiungono livelli di fibrillazione elevati, nell’ambiente internazionale si cerca di fare ordine tra le informazioni disponibili per cercare di comprendere la reale portata di una crisi che, nonostante alcuni segnali di una possibile de-escalation, sembra tutto meno che in via di risoluzione. Tentativi di quantificare il livello concreto di rischio che passano necessariamente per le stime sulla magnitudine della presenza militare russa al confine ucraino.

Nei giorni scorsi si sono susseguite, accumulate e talvolta contraddette le analisi degli schieramenti di truppe, veicoli e mezzi militari sotto il controllo di Mosca in aree sensibili, principalmente in Crimea, nei pressi della regione del Donbass e in prossimità del confine limitrofo a Kiev.

Questo tipo di investigazioni non viene effettuato solo sfruttando le immagini satellitari, ma attingendo a piene mani dall’incredibile quantità di risorse multimediali disponibili sui social media. Oggi giorno, infatti, i video e i multimedia caricati da semplici cittadini su piattaforme come TikTok e Twitter (classificabili come crowdsourced data) rappresentano una risorsa preziosa per gli analisti di intelligence e i ricercatori che lavorano sul tracciamento dei movimenti di personale militare e veicoli da combattimento come i carri armati.

Ma l’ecosistema digitale offre anche diverse opportunità per raccontare la crisi in maniera più o meno legittima ed equilibrata. Se ai tempi del conflitto in Kosovo o della Seconda Guerra del Golfo, ad esempio, la comprensione degli scontri da parte del pubblico internazionale passava necessariamente attraverso i media mainstream, nel 2022 un elemento non trascurabile di tensioni e confronti geopolitici è legato ai mezzi di informazione e comunicazione online. E chi dell’utilizzo strategico dell’informazione in pace e in guerra ne ha fatto una vera e propria dottrina (l’information warfare) è senza dubbio la Russia.

Ecco, quindi, che i video che ritraggono mezzi da guerra in movimento verso il confine condivisi sui social network da alcuni militari russi, oppure alcuni filmati con udibili esplosioni o colpi d’arma, pubblicati in rete dai cittadini di aree contese, possono rappresentare una minaccia non solo nel dominio fisico, ma anche dal punto di vista cognitivo per alzare i livelli di tensione tra le fila avversarie. Intimidazioni virtuali che fanno il paio con le minacce puramente di tipo cyber, ben rappresentate dagli attacchi subiti da un totale di 70 siti governativi di Kiev a metà gennaio.

Come individuato e analizzato dal Digital Forensic Research Lab (DFRLab) di Washington, in questo contesto turbolento trova uno spazio dedicato anche la disinformazione. I tentativi di diversione informativa allineati con gli interessi strategici russi sono ascrivibili a cinque categorie distinte: la colpa dell’escalation è da attribuire tutta alla comunità euro-atlantica, la Russia è innocente, le sanzioni a Mosca sarebbero ingiustificate, Kiev e l’Occidente stanno pianificando un’operazione disinformativa di larga scala e l’Ucraina è uno Stato marionetta ed estremista.

Da un certo punto di vista, alcune di queste narrative rappresentano la naturale risposta alle accuse mosse al Cremlino da Stati Uniti e organizzazioni internazionali. A proposito di Ucraina e Occidente, però, stati registrati alcuni tentativi recenti sulle piattaforme social di incendiare i toni del dibattito sul fronte interno russo in merito alla delicata situazione nella regione contesa del Donbass.

Uno degli ultimi esempi arriva da Twitter e Telegram. Mentre le tensioni tra le due entità autoproclamate nella regione e il governo di Kiev crescono, a partire dal 16 di febbraio è stata registrata un’attività di condivisone sospetta di un’immagine raffigurante tre bambini che giacciono senza vita sulla strada. Nella parte superiore del multimedia appare una scritta in cirillico che recita: “Questo è successo nella regione del Donbass e nessuna p*****a dall’Ue ha detto una parola di rimpianto sulla questione. E gli eurofasciti le supportano (le milizie ucraine, nda) con prestiti per nuovi omicidi. ODIO!!!”.

La fotografia, però, non è di nuova pubblicazione negli ambienti digitali ed è fuori contesto. L’immagine originale risale al 2012 e fa riferimento a due attacchi terroristici tragicamente avvenuti il 10 di maggio a Damasco. Non è la prima volta, inoltre, che il contenuto è stato ricondiviso nell’infosfera russa. Nel 2016 prima, e ad agosto e ottobre 2021 poi, il multimedia completo di scritta in cirillico era già comparso sulle piattaforme VKontakte e Odnoklassniki (rispettivamente primo e secondo social media di Russia per popolarità). La finalità rimane però sempre la stessa: esacerbare il dibattito sulla questione Ucraina tra il pubblico russo, screditare le istituzioni europee, costruire consenso interno e legittimare le future azioni del Cremlino.

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