Il vertice di Versailles è stato definito dal premier Draghi un “successo”. Secondo il professor Darnis l’incontro ha fissato due elementi centrali: una convergenza sulla difesa comune e una strategia per energia e alimentare

“Un successo”. Così Mario Draghi ha descritto il vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea tenutosi giovedì e venerdì a Versailles sotto la presidenza francese. “Raramente ho visto l’Unione europea così compatta, con uno spirito di solidarietà su tutti gli argomenti”, ha assicurato il presidente del Consiglio italiano.

“Dobbiamo prepararci, ma questa non è assolutamente un’economia di guerra”, ha aggiunto parlando della guerra in Ucraina e dell’isolamento internazionale della Russia. In che settori serve correre ai ripari? “Specialmente nell’approvigionarci di cose fondamentali come il cibo. Alcuni allarmi sui giornali di oggi sono esagerati”, ha risposto. E ancora: “Dobbiamo ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali”.

“Il summit introduce due elementi importante che verranno probabilmente sanciti nel prossimo vertice formale del 24 e 25 marzo”, spiega Jean-Pierre Darnis, professore associato all’Université Côte d’Azur di Nizza e alla Luiss di Roma, a Formiche.net.

Il primo elemento è, “un po’ com’è successo per il Covid-19, un meccanismo di coordinamento, solidarietà e pianificazione europea nei settori energetico e alimentare, i due più colpiti dalla progressiva chiusura con l’economia russa”, spiega. Guardando all’energia osserva: “C’è un piano per uscire dalla dipendenza dalle fonti energetiche russe (petrolio prima e poi gas) entro il 2027. È un’uscita strutturale ma graduale, dunque rappresenta anche una dialettica diplomatica: permette comunque di tornare indietro nel caso in cui la Russia accettasse il cessate il fuoco”. Nuovi investimenti, diversificazione delle fonti di approvvigionamento, risparmio energetico e rilancio di fonti rinnovabili e nucleare (“ormai credo che il pudore sul nucleare sia saltato”, commenta Darnis) sono gli ingredienti della strategia europea.

Quanto all’alimentare, invece, “si intravede un politica chiara viste le poste in gioco globali, non soltanto di approvvigionamento dell’Unione europea ma anche di carestia in Paesi africani vista la loro dipendenza per esempio dal grano russo”, dice.

“È rimarchevole”, prosegue Darnis, questa nuova “convergenza, che dimostra che sotto pressione l’Unione europea sta andando avanti bene”.

Il secondo elemento riguarda la difesa. Da Versailles è emersa convergenza sulla necessità di sostenere l’Ucraina, con il raddoppio (a un miliardo di euro) della fornitura di materiale militare. L’Unione europea “pensa che l’Ucraina resisterà al di là delle mosse russe”, osserva Darnis guardando alle mosse dei 27. “Crede che ci sarà un soggetto ucraino in grado di gestire aiuti. È segnale molto forte all’Ucraina, ma anche alla Russia”, dice.

Ma le parole dei vari leader sulla necessità di assicurare l’obiettivo del 2 per cento del prodotto interno lordo speso in difesa sono “indicative dei che hanno avuto luogo in questi due giorni e che verranno sancite in qualche forma di decisione nel summit del 24 e del 25”, ragiona Darnis. “Ci potrebbe essere aumento dei vari budget nazionali e si cercherà in parallelo una forma di crescita istituzionale europea della difesa, o perlomeno che questi aumenti di budget passano giocare come fattore trainante comune senza seguire logiche nazionali”.

Lo slancio arriva dalla Germania, con il governo di Olaf Scholz che ha già aumentato il budget per la difesa. “Si può anche pensare che questo aumento verrà incanalato in qualcosa di istituzionalmente europeo”, spiega Darnis. “La Germania ha questo riflesso: vuole riacquisire strumenti di potere ma non vuole né può farlo da solo anche alla luce del suo passato”.

Il padrone di casa, il presidente francese Emmanuel Macron, “può rivendicare un salto in avanti europeo, l’affermazione di una sovranità europea, elemento presente nel suo programma elettorale di 5 anni fa”, osserva ancora il professore a poche settimane dal nuovo voto presidenziale. “La cosa paradossale è che probabilmente la crescita di questa identità europea di difesa dovrà avvenire tramite un aumento del volano europeo, il che è un po’ diverso dalla concezione francese che tendeva a privilegiare l’iter governativo. Servirà un compromesso politico”. Come avverrà? “Se si vedono dichiarazioni tedesche e spagnole potrebbe essere forma di comunitarizzazione della spesa e sarebbe una variante diversa dalla visione francese”, risponde.

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