Diversificazione, tetto ai prezzi, decoupling del prezzo dell’elettricità da quello del gas, focus sui gettiti delle società elettriche. E una rinnovata spinta a svecchiare le regole che rallentano l’Ue (dai parchi eolici al Patto di stabilità)

“Questo Consiglio europeo informale è stato veramente un successo”, ha detto Mario Draghi a lavori chiusi. “C’era uno spirito di solidarietà su tutti gli argomenti che sono stati trattati che non credo di ricordare nei tanti Consigli europei a cui ho partecipato”. Con la guerra alle porte dell’Ue e le sue ripercussioni economiche, che iniziano a far male, il presidente del Consiglio è uscito da Versailles a dir poco fiducioso.

Draghi ha affrontato subito uno dei temi più sentiti in Europa, il caro energia. “Se dovessi riassumere quello che ho detto io e anche la discussione che c’è stata, la risposta alla situazione energetica è fondata su 4 pilastri”. Il primo è la diversificazione, cioè sostituire il gas russo sia con quello di altri fornitori (fronte su cui l’Italia già si muove), sia con le fonti rinnovabili.

Il premier ha sollecitato più investimenti e autorizzazioni più veloci, sia a livello nazionale che europeo. Ieri il Cdm ha approvato 6 parchi eolici: palla ai territori, ha inteso implicitamente, che non continuino a bloccare i progetti per aumentare la capacità di generazione rinnovabile.

Il secondo pilastro ha a che fare con l’introduzione di un tetto ai prezzi del gas, triplicati negli ultimi due anni. Draghi crede che la misura possa avere la sua utilità: “Da quando si è cominciato a discutere di questo, è una coincidenza forse, il prezzo dei gas è caduto fortemente – da oltre 200 euro a circa 116 euro oggi”. Pareri contrastanti tra Stati membri, ma molti sostengono l’utilità della misura, ha spiegato, aggiungendo che al prossimo Consiglio la Commissione presenterà un rapporto su come diminuire il contagio dal gas al resto dell’elettricità.

“Il terzo pilastro, in parte connesso a questo, è come staccare il mercato dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal mercato del gas. Oggi c’è un solo prezzo, quindi anche l’energia elettrica prodotta a bassissimo costo – come è quella prodotta dall’energia da molte fonti rinnovabili – arriva al consumatore a un prezzo uguale a quella prodotta con il gas. Questa è la causa principale della lievitazione delle bollette”.

Una vera svolta, se si verificasse: finora la Commissione si è dimostrata estremamente reticente riguardo alla proposta spagnola di “sganciare” il prezzo dell’elettricità da quello della fonte più costosa, che da tempo è il gas. Un meccanismo difeso strenuamente dai “falchi” perché rispettoso delle logiche di mercato, ma che non è sostenibile in tempi di crisi energetica e tensioni geopolitiche estreme – com’è evidente dalle fluttuazioni folli dei mercati – e che rema contro l’effetto benefico dell’elettricità pulita a basso costo, come rimarcato dall’ex Bce.

Il quarto pilastro, infine, è la tassazione dei profitti aggiuntivi delle società elettriche, che secondo le stime della Commissione possono generare circa 200 miliardi di gettito. Una misura che Draghi ha detto di sostenere “da tanto tempo”, salutando il parere positivo della Commissione e di “molti Paesi membri”. Il discorso si è allargato anche a eventuali insufficienze di materie prime e beni agroalimentari, ha continuato, indicando l’importazione da altri Paesi come soluzione.

Stando a Draghi, il ritrovato dinamismo dell’Ue non si limiterà al settore energetico. “Tutto questo, e lo vedremo anche in altre occasioni, cosa genera? Genera la necessità di una riconsiderazione di tutto l’apparato regolatorio, che è giustificata da questa situazione di emergenza”, ha chiosato.

“Questo argomento lo ritroviamo sul Patto di stabilità, sulle leggi sugli aiuti di Stato, sugli standard dei prodotti agricoli eventualmente da importare, sul mercato dell’elettricità. In sostanza, c’è la convinzione ormai consolidata della Commissione che occorra rivisitare temporaneamente le regole che ci hanno accompagnato in questi anni”.

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