Standard di impatto ambientale ed efficienza energetica più ambiziosi, sostenibilità fin dalla progettazione e diritto di riparare, ma anche un “passaporto digitale” dei prodotti, etichette di sostenibilità e misure anti-greenwashing. Così Bruxelles vuole innestare la transizione nell’economia reale

La Commissione europea ha presentato un piano per incarnare il concetto di economia circolare favorendo la produzione industriale di beni sostenibili. Il pacchetto-legge, presentato mercoledì e pronto per passare attraverso la burocrazia europea, prevede un sostanziale rafforzamento degli standard ambientalisti per la produzione e le caratteristiche dei prodotti finiti, più una serie di misure “di controllo” per evitare il greenwashing.

Quest’ultimo sviluppo nell’ambito del Green Deal europeo ricopre qualsiasi genere di prodotto, da quelli elettrici ed elettronici – come gli smartphone – all’acciaio e il cemento, passando per il tessile (attraverso una iniziativa parallela che studierà i tessuti e come ridurre il loro impatto ambientale). Secondo gli ufficiali della Commissione il piano potrebbe portare, dall’adozione al 2030, a un risparmio energetico equivalente a un intero anno di importazioni di gas russo.

Il commissario per l’ambiente Virginijus Sinkevičius ha detto a Politico che le nuove iniziative si tradurranno in nuove regole per rendere “quasi tutti i beni fisici sul mercato dell’Ue” più environmentally friendly ed efficienti dal punto di vista energetico, mirando “al loro intero ciclo di vita, dalla fase di progettazione fino all’uso quotidiano, lo smaltimento e poi il riutilizzo”. Pratiche da innestare nell’economia in parallelo con un sistema di etichette e tracciabilità che renda trasparente il processo.

“Mentre la maggior parte dei consumatori sono disposti a contribuire [alla transizione], abbiamo anche visto un aumento del greenwashing e delle pratiche di obsolescenza precoce”, ha detto il commissario per la giustizia, Didier Reynders, presentando il pacchetto. “Per diventare i veri attori della transizione verde, i consumatori devono avere il diritto all’informazione per fare scelte sostenibili. Devono anche essere protetti contro le pratiche commerciali sleali che abusano del loro interesse a comprare verde”.

DIRITTO DI RIPARARE E SOSTEBILITÀ BY DESIGN

All’atto pratico, le aziende dovranno aderire a una serie di regole di efficientamento energetico e  standard di “circolarità” pensati per rendere i prodotti più facili da mantenere, riparare e ricomporre (nel senso di refurbish). È un passo verso il right to repair, concetto secondo cui il consumatore deve avere il diritto di far durare un prodotto quanto più possibile e il produttore deve consentirglielo. Le aziende dovranno quindi spiegare quanto sia riparabile un prodotto e fornire istruzioni su come farlo, se possibile.

In altre parole, si punta a ridurre la creazione di rifiuti spingendo le aziende a produrre beni di consumo nati già sostenibili. Un movimento opposto a pratiche come l’utilizzo di fibre tessili miste, che sono più difficili da riciclare rispetto a quelle naturali o puramente sintetiche (oggi, incredibilmente, si ricicla solo l’1% dei tessuti). Oppure, guardando al mondo dell’elettronica, le prese diverse, l’obsolescenza programmata, la difficoltà di riparazione: l’idea è evitare che si debba comprare un telefono nuovo quando quello vecchio diventa inutilizzabile.

PASSAPORTO DIGITALE E DIVIETO DI GREENWASHING

Tra le novità spicca la creazione di un “passaporto digitale” del prodotto, contenente informazioni sui materiali e la componentistica, nonché sul processo di produzione e la sua catena, nonché il grado di riciclabilità. La Commissione vuole prendere ispirazione dall’etichettatura europea sull’efficienza energetica (quella che va da A a G) e intende fornire un sistema di classificazione in grado di dare immediatamente al consumatore un’idea di quanto sia sostenibile un bene.

Inoltre, il pacchetto prevede delle modifiche alla normativa sulle pratiche commerciali sleali. Si vuole allargarle anche agli aspetti di sostenibilità per evitare che i produttori ingannino i consumatori, cosa che teoricamente renderebbe fuorilegge il greenwashing. Per esempio, un’azienda non potrà pubblicizzare la presunta sostenibilità di un suo prodotto “senza impegni e obiettivi chiari, oggettivi e verificabili, e senza un sistema di monitoraggio indipendente”.

Etichette energetiche Ue
La vecchia etichetta energetica dell’Ue, a sinistra, e quella nuova a destra, corredata di codice QR per il passaporto digitale (Commissione europea)

COSA CAMBIA PER CONSUMATORI E AZIENDE

Interrogato sui costi finali al consumatore, Sinkevičius ha sostenuto che gli effetti del pacchetto-legge saranno benefici. “A volte ci viene chiesto se questo aumenterà il costo. In realtà, facendo delle scelte ben informate, i consumatori possono effettivamente comprare dei beni che servono loro più a lungo, e quindi permettere loro di risparmiare”. A ogni modo, il pacchetto si integra nel più ampio Green Deal e causerà dei cambiamenti inevitabili sul lato aziendale.

La Commissione prevede un sistema a scaglioni di designazione e applicazione, seguendo una legislazione secondaria per redigere i criteri di progettazione specifici per diversi gruppi di prodotti. I primi settori saranno annunciati nel 2022 e probabilmente toccherà a quelli a più alta intensità carbonica come acciaio, mobili e pneumatici.

EFFETTO BRUXELLES?

Applicare queste regole non sarà un processo indolore. Oltre alle prevedibili faide sui parametri per la classificazione, questi standard (tra cui il passaporto digitale) dovranno essere applicati e verificati indipendentemente anche sui prodotti importati dall’esterno dell’Unione europea. E nonostante la Commissione sostenga che il pacchetto-legge sia compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, devono anche essere digerite dai Paesi terzi che esportano verso il mercato più grande al mondo – il rovescio della medaglia del famoso effetto Bruxelles. Non per nulla Sinkevičius è atteso in Asia settimana prossima per incontrare i delegati di Giappone, India, Indonesia e Malesia.

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