La Camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno, collegato al decreto Ucraina, che impegna il governo ad avviare l’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2% del Pil. L’Odg, proposto dalla Lega, è stato sottoscritto da quasi tutti i deputati dell’arco parlamentare. Ad Airpress, la riflessione di Roberto Paolo Ferrari, capogruppo della Lega in commissione Difesa e primo firmatario del testo

Il Parlamento ha compiuto un passo in più verso l’obiettivo di portare nel nostro Paese le spese militari al 2% del Pil. La Lega ha presentato il testo di un ordine del giorno sottoscritto da tutti i capigruppo della commissione Difesa e approvato a larghissima maggioranza (all’interno del Decreto Ucraina) che vincola il governo Draghi. Un passaggio che definirei storico, una vera presa di posizione da parte della Camera dei Deputati, dal momento che, come ho anticipato, si tratta di un indirizzo vincolante che il Parlamento dà all’esecutivo.

Al contrario di ordini del giorno del passato che non comportavano obblighi ai governi che li ricevevano, e che nella stragrande maggioranza dei casi non sono stati seguiti, il testo di oggi riporta l’impegno imperativo delle Camere ad avviare quel percorso di crescita del budget da destinare alla Difesa che lo stesso presidente Draghi ha annunciato lo scorso primo marzo al Senato, riprendendo un tema che il nostro Paese aveva discusso nel 2014 al vertice Nato del Galles.

Il voto di oggi permetterà al governo di intervenire su questa materia in qualsiasi prossimo provvedimento, compresa la legge di bilancio del 2023. È chiaro che si tratta di un percorso graduale, dal momento che l’impegno di spesa sarà importante per il Paese. Ma da oggi non sarà più possibile inserire nei prossimi esercizi finanziari un arretramento rispetto a questo indirizzo che il Parlamento ha dato.

Una svolta determinata dal Parlamento. Un’inversione di tendenza era già stata data con la legge di bilancio del 2022, ma in questo caso l’indirizzo è e a progredire per raggiungere l’obiettivo del 2%. Un traguardo per il quale saranno necessari dieci anni, durante i quali si passerà dagli attuali 25 miliardi di budget a circa 40.
Una crescita che dovrà andare a riequilibrare dei capitoli di spesa oggi non allineati. Dovranno crescere principalmente le parti relative agli investimenti e all’esercizio, per troppi anni sacrificati a vantaggio delle spese per il personale, più difficilmente comprimibili.

L’aumento dei primi due capitoli di spesa avrà ricadute positive sia per l’innovazione tecnologica sia sul piano occupazionale del comparto industriale italiano. D’altronde gli investimenti nell’industria della Difesa portano vantaggi in termini di tecnologia e innovazione. Ce l’hanno detto e ripetuto che ogni euro investito nel settore ha un effetto moltiplicatore capace di restituire due/tre euro in sviluppo in quello che viene prodotto e quindi riteniamo che questo possa essere un’ulteriore spinta alla crescita del Paese.

Le risorse potrebbero essere reperite attraverso la banca europea degli investimenti, oppure andando a livello europeo a trattare per escludere questa parte di spesa dai vincoli e dal conteggio del Patto di stabilità. Si tratta a mio parare di un ulteriore volano per far crescere l’economia dell’Italia e il PIL.

Come ho ribadito proprio all’inizio, si tratta di un passaggio storico, una svolta epocale nella concezione delle spese per la Difesa. Il messaggio che deve passare è che mettere a disposizione delle nostre Forze armate i migliori strumenti possibili va a tutela degli interessi strategici del Paese. Inoltre, è solo attraverso investimenti costanti che si ottiene una capacità di deterrenza credibile, a livello nazionale, europeo e atlantico.

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