Con il conflitto ucraino stiamo scoprendo che il nostro benessere dipende largamente dalle materie prime che importiamo da Paesi che non rispondono più alla nostra influenza. C’è un prospero commercio globale che non passa più da Occidente creando una nuova geopolitica che non controlliamo. Il commento di Pietro Paganini

L’Occidente si scopre solo. Con l’inizio del conflitto in Ucraina abbiamo capito che il nostro sfarzoso benessere dipende in gran parte dalle materie prime che importiamo. Con il perdurare del conflitto e l’implementazione di sanzioni sempre più dure abbiamo invece compreso che i Paesi da cui importiamo non sono per niente allineati con noi.

L’impatto delle sanzioni è perciò meno efficace di quanto si ipotizzava, mentre le conseguenze negative sulla nostra economia aumentano. Il resto del mondo, cioè la parte più popolosa, continua a commerciare con la Russia perché, secondo le regole del mercato che l’Occidente ha diffuso, conviene.

Non possiamo persistere con l’idea che ci sono solo i principi e i valori dell’Occidente. Né possiamo continuare a ignorare la maturità politica e geopolitica del resto del mondo. Non sono più colonie. Così facendo neghiamo uno dei principi cardine del Liberalismo occidentale: la Diversità con cui dobbiamo convivere. Le scelte geopolitiche e economiche devono adattarsi al nuovo scenario, e anche in fretta.

La domanda di materie prime sta aumentando ovunque, non solo in Occidente. Grazie alla globalizzazione delle filiere i 7,6 miliardi di abitanti della terra (10 nel 2050) commerciano tra loro creando una rete di rapporti complessa e difficilmente polarizzabile come invece continuano a volere gli Usa.

SIAMO SOLI

Nonostante la retorica che pervade i media occidentali, la parte più popolosa del globo non ha aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia. Una parte molto numerosa non ha nemmeno condannato l’azione Russa.

La Turchia è tra i Paesi Nato il più popoloso. Non ha condannato la Russia né applica le sanzioni. La scelta non dipende tanto dalle scelte del (discutibile) governo, ma dagli intensi scambi con Mosca. Più del 75% del grano turco arriva dalla Russia/Ucraina.

INDIA

L’India è il secondo Paese più popoloso al mondo. Ha buoni rapporti con gli Usa, ma ottimi con la Russia. Compra armi e grano (con sconti significativi dopo l’embargo occidentale), ottenendo un cuscinetto diplomatico nelle controversie con Cina e Pakistan.

ISRAELE

È l’unico Paese che difende i valori dell’Occidente con le armi e con saggezza geopolitica. Ha ottimi rapporti con la Russia da cui si assicura il controllo dei cieli della Siria e quindi il monitoraggio attento dell’Iran. Israele infatti, teme l’atteggiamento ambiguo che Usa e Occidentali stanno maturando con l’Iran da cui potrebbero persino comprare il petrolio in cambio di un accordo sul nucleare che a Tel Aviv potrebbe non piacere.

MEDITERRANEO/MEDIO ORIENTE

Una buona parte dei Paesi del Mediterraneo (Egitto e Libano) importano quasi tutto il loro grano dalla Russia. Al rischio di rivolte civili, serie e non guidate dal Pentagono, preferiscono la neutralità su un conflitto che li riguarda molto poco. In Medio Oriente la situazione è molto più complessa e l’Occidente ha giocato male le sue partire. Arabia, UAE, e Qatar, giocano partite autonome, e ormai, anche senza il ricatto del petrolio, sanno muoversi bene sullo scacchiere geopolitico senza dover chiedere il permesso di Washington.

ASIA

Lo stesso vale per molti Paesi dell’Asia che commerciano con Mosca e Pechino più di quanto fanno con l’Occidente da cui per altro, recentemente, hanno dovuto subire le minacce di politiche e regolamenti punitivi (una buona parte del Green Deal, per esempio) a cui non corrispondono però, aiuti o investimenti. Sono paesi popolosi che producono materie prime di cui abbiamo bisogno.

L’Occidente dovrebbe rinunciare ai toni (non risoluti ma arroganti) dell’attuale diplomazia USA; dovrebbe evitare la sorpresa smarrita della diplomazia britannica che suona alquanto naif; dovrebbe abbandonare alla retorica moralista che domina i media.
Dovremmo ripartire dalla consapevolezza che per convivere nella diversità dobbiamo confrontarci criticamente, come si fa nelle Democrazie Liberali, cercando soluzioni perfettibili che amplino le Libertà e il commercio.

Altrimenti rischiamo di restare soli e pagare un prezzo sempre più alto per il nostro benessere. Possiamo permettercelo?

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