Telex rivela come il governo ungherese sia da un decennio il cavallo di Troia della Russia in Europa e nella Nato. L’accusa è di aver lasciato i servizi segreti russi liberi di scorrazzare nella rete informatica del ministero degli affari esteri, tacendo il fatto agli alleati

Non è un grande inizio settimana per Viktor Orban. Con le elezioni a sei giorni di distanza, il premier ungherese ha dovuto cancellare il summit del gruppo Visegrad dopo che la Repubblica ceca, la Slovacchia e infine la Polonia lo hanno boicottato. La causa è il veto ungherese sull’estensione delle sanzioni europee a tutti i combustibili fossili russi, incluso il petrolio, assieme alla decisione di Orban di non far transitare le armi dirette in Ucraina nel proprio Paese.

Difficile non correlare le prese di posizione orbaniane con il suo evidente debole per Vladimir Putin e la democrazia illiberale, di cui il premier ungherese è il maggior interprete in Europa. Brandendo il diritto di veto, Orban è rimasto essenzialmente l’unico a ostacolare gli sforzi europei per aumentare la portata delle sanzioni. Lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky gli ha chiesto pubblicamente di scegliere da che parte stare. Ma lui sostiene che sanzionare gli idrocarburi russi equivale a distruggere l’economia ungherese.

Ora un articolo apparso su Telex, uno dei pochi siti di informazione ungheresi fuori dal controllo del premier, rinforza il legame tra il suo governo e quello russo. Il pezzo evidenzia le effusioni diplomatiche tra il Cremlino e il ministro degli esteri magiaro, Peter Szijjártó (insignito dell’Ordine al merito, la più alta onoreficenza russa per uno straniero) e accusa quest’ultimo di aver essenzialmente sopportato per anni e in silenzio la presenza pervasiva delle spie russe nei sistemi informatici del suo ministero.

L’emittente ricorda che già nella seconda metà del 2021 si era scoperto che i russi avevano “completamente compromesso” la rete informatica straniera, la corrispondenza interna e persino la rete crittografata utilizzata per trasmettere informazioni statali e diplomatiche classificate.

Telex sostiene di aver ottenuto documenti e testimonianze da diversi ex funzionari dell’intelligence ungherese. Sorpresa: è emerso che anche nel gennaio 2022 il ministero degli esteri ungherese è stato colpito da attacchi mirati. E secondo le ex spie, “sulla base di tracce di attacchi informatici, le operazioni contro il ministero degli Esteri ungherese sono chiaramente sostenute da gruppi di hacker dei servizi segreti russi”.

“Secondo le fonti, gli organi statali ungheresi li conoscono da molto tempo, poiché da almeno un decennio attaccano costantemente le reti governative”, continua il pezzo, che spiega come i ciberattacchi russi in Ungheria servano soprattutto ad arrivare ad altri paesi Nato. Un buco grosso come uno Stato per i membri dell’Alleanza, che cooperano regolarmente e condividono informazioni per identificare gli attacchi.

“La diplomazia ungherese è diventata un libro praticamente aperto per Mosca. I russi possono sapere in anticipo cosa pensano [al ministero degli] affari esteri ungheresi e cosa stanno pianificando, e tutto questo sta accadendo in un momento molto delicato. L’infestazione russa è rimasta attiva prima e in parte dopo l’invasione dell’Ucraina, durante gli attuali negoziati sulla crisi dell’Ue e della Nato. Nel frattempo, il governo ungherese non ha mai contestato pubblicamente la Russia per l’attacco”.

C’è di peggio. La ricostruzione di Direct36, spiega Telex, evidenzia come l’operazione di spionaggio duri da un decennio – cioè dall’insediamento di Orban e del suo governo – e sottolinea l’approccio laissez-faire delle contromisure. Per esempio, non avrebbero detto ai lavoratori stranieri che i loro computer erano accessibili da Mosca. E i programmi per potenziare la cibersicurezza interna erano farlocchi. Creando una vulnerabilità gigantesca al sistema euroatlantico tutto.

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