L’azienda cinese Efort Intelligent Equipment, che lavora con il governo di Pechino sugli standard nella robotica, è pronta a salire dal 40% al 49% della novarese Robox. Sul piatto anche 1 milione di euro per le licenze. Il governo eserciterà i poteri speciali appena rafforzati?

Dopo quello dei droni di Alpi Aviation, potrebbe essere “cinese” e dual-use anche il prossimo caso da scrutinio ai sensi della normativa cosiddetta Golden power, recentemente rafforzata dal governo di Mario Draghi. Si tratta di Robox, azienda del Novarese che, si legge sul sito, “progetta e produce apparecchiature elettroniche, linguaggi di programmazione, ambienti di sviluppo per la robotica, per il controllo numerico delle macchine utensili, in generale per il controllo del movimento”.

L’azienda cinese Efort Intelligent Equipment, leader nella robotica, è pronta a salire nell’azionariato aumentando la propria quota nella società piemontese per passare dal 40% al 49% mettendo sul piatto 2 milioni di euro. Inoltre, intende spendere 1 milione di euro per un accordo di licenza tecnica per accedere a codici sorgente e file. Finalizzata l’operazione, i patron Marzio Montorsi e Lea Montorsi scenderanno al 51%.

Efort dichiara sul suo sito di essere coinvolta nei “progetti di robotica del ministero dell’Industria e della tecnologia dell’informazione, del ministero della Scienza e della tecnologia, della Commissione nazionale di sviluppo e riforma e di altri ministeri” del governo cinese. Inoltre, spiega di aver “partecipato alla formulazione di una serie di standard nazionali per la robotica” sempre all’interno dunque delle attività con il governo cinese.

Nel 2018 l’azienda, raccontava il servizio radiofonico del governo cinese Radio Cina Internazionale, faceva “affidamento su due strategie di sviluppo che procedono parallelamente: la ‘innovazione indipendente’ e le ‘fusioni e acquisizioni all’estero’”. Così, si legge, “Efort ha acquisito l’azienda italiana di robot per verniciatura Cma, l’integratore di sistemi di robot industriali generali Evolut, il produttore di sistemi di controllo robot Robox, l’integratore di sistemi di robot per il settore automobilistico e aerospaziale Wfc Group”.

Nel 2017 Efort, fondata 10 anni prima, era entrata nella società novarese al 40%. Ecco perché il termine “acquisito” utilizzato da Radio Cina Internazionale non dovrebbe essere corretto, visto che si parla di acquisizione soltanto quando una società assume il controllo di un’altra attraverso un’acquisizione totalitaria, di maggioranza o di controllo).

Sempre nel 2017, in base a quell’accordo, le due società avevano dato vita a una joint venture a Wuhu, città dove ha sede Efort, di cui quest’ultima detiene il 60%. Obiettivo: sviluppare soluzioni di controllo destinate al mercato cinese.

Sul sito di Efort si ritrovano diversi resoconti delle visite degli alti funzionari del Partito comunista cinese presso gli stabilimenti proprio negli anni delle acquisizioni italiane, quella di Robox ma anche quella di Cma avvenuta nel 2015. La più importante sembra essere quella del 9 maggio 2017: ospite Li Yuanchao, allora membro del Politburo e vicepresidente cinese, numero due di Xi Jinping ma con incarichi più cerimoniali che operativi (essendo più legato al precedente leader, Hu Jintao). Incoraggiando gli sforzi per lo shopping di aziende estere, aveva fatto espresso grande sostegno all’azienda per il suo ruolo nella definizioni di standard per la robotica.

“La robotica è una tecnologia critica, dual-use e identificata dai regolamenti dell’Unione europea come strategicamente importante”, ha osservato Claire Chu, analista della società d’intelligence Janes.

L’affare soddisfa i requisiti per gli investimenti extra Ue. Il che dimostra “le lacune nei meccanismi di screening dei Paesi europei sugli investimenti”, spiega Francesca Ghiretti, analista del centro studi tedesco Merics, a Formiche.net. “In questo caso sono due: prima dello screening degli investimenti (il 40% del 2017); poi per le operazioni sotto il 10% (il secondo round)”, osserva. “Senza un modo sistematico di fare una mappatura degli investimenti già presenti (ed in entrata) è probabile che casi simili continuino a emergere”, aggiunge con riferimento ad Alpi Aviation.

Proprio dopo il caso dell’azienda friulana produttrice di droni (civili ma anche militari) di cui la Presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di rendere nulla la vendita avvenuta nel 2018 a una società di Hong Kong controllata a sua volta da due gruppi statuali cinesi, il governo ha annunciato un aggiornamento della normativa sui poteri speciali con il decreto-legge numero 21 del 21 marzo 2022, che prevede anche un rafforzamento degli organismi di controllo tramite l’istituzione, presso il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, di un nucleo di valutazione e analisi strategica in materia di esercizio dei poteri speciali, costituito da dieci componenti “in possesso di specifica ed elevata competenza in materia giuridica, economica e nelle relazioni internazionali”.

Robox potrebbe essere uno dei primi casi affrontati dal Dipartimento dopo il rafforzamento dei poteri speciali. La Presidenza del Consiglio dei ministri potrebbe esprimersi dando il via libera all’operazione, mettendo il veto o ponendo prescrizioni, che nel caso potrebbero avere come obiettivo quello di evitare il trasferimento di tecnologia. Nei mesi scorsi un decreto del ministro dell’Economia e delle finanze ha designato il capo del II Reparto del Comando generale della Guardia di Finanza tra i propri rappresentanti permanenti presso il Gruppo di coordinamento interministeriale del Dipartimento per il coordinamento amministrativo valorizzando così il contributo delle Fiamme gialle nell’esercizio del Golden power.

(Foto: efort.com.cn)

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