Sono trascorsi 8 anni da quando, nel giugno 2014 immediatamente dopo l’occupazione della Crimea, l’Ue aveva promosso Energy Union con l’obiettivo di raggiungere la sicurezza energetica sostenibile dell’Europa e di renderla indipendente dalla fornitura del gas russo. Pubblichiamo la prima parte dell’analisi di Corrado Clini, già ministro dell’Ambiente, sull’opportunità ora di una transizione verde

Il 7 aprile il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che invita la Commissione Europea a bloccare tutti i rifornimenti all’Europa di gas, olio e carbone.

Sono trascorsi 8 anni da quando, nel giugno 2014 immediatamente dopo l’occupazione della Crimea, l’Unione Europea aveva promosso “Energy Union” con l’obiettivo di raggiungere la sicurezza energetica “sostenibile” dell’Europa.

In quella occasione il Commissario Europeo per l’energia e il clima, Miguel Arias Cañete, aveva  sottolineato la stretta connessione tra la crescita delle fonti rinnovabili, l’integrazione delle reti elettriche europee in un unico mercato, e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas naturale considerato combustibile di “transizione” verso la decarbonizzazione dell’economia. Allora, come oggi, l’obiettivo era quello di rendere indipendente l’Europa dalla fornitura del gas russo (150 miliardi di metri cubi).

Nel 2014 era stato bloccato  il completamento del South Stream, destinato a portare gas dalla Russia all’Europa attraverso un gasdotto sotto il Mar Nero, mentre erano state considerate strategiche e prioritarie le nuove infrastrutture nel sud dell’Europa per “bypassare” la Russia:

– Il Trans-Adriatic-Pipeline (Tap) per trasportare il gas dall’Azerbaijan all’Italia attraverso Georgia, Turchia, Grecia, Albania. Dopo 7 anni, nel 2021, il Tap è diventato operativo con il trasferimento di 8 miliardi di metri cubi nella rete europea (7 all’Italia), con molto ritardo e una quantità ridotta di gas trasportato rispetto alle previsioni: l’Italia ha contribuito in modo significativo ai ritardi con opposizioni “ambientaliste” di vario tipo e con il pregiudizio di base contro la necessità di approvvigionare il nostro Paese con ulteriori quantità di gas naturale. Lo stesso pregiudizio che impedisce da oltre 20 anni l’estrazione di gas dai nostri mari;

– EastMed, per collegare alla rete europea il gas naturale dei giacimenti offshore di Israele e Cipro, e in prospettiva di Egitto, attraverso la connessione Cipro-Grecia e Italia con il nuovo gasdotto Poseidon. Il progetto è finanziato dal programma europeo Connecting Europe Facility e dalla Banca Europea degli Investimenti. East Med avrebbe dovuto fornire alla rete europea inizialmente 10 miliardi di metri cubi, con un’estensione fino a 20 miliardi negli anni successivi. East Med è stata bloccato dal governo italiano (Conte 1) nel 2018, assecondando l’opposizione della Turchia, e nonostante che nell’aprile 2017 il ministro Calenda avesse firmato l’adesione al progetto insieme a Cipro, Grecia e Israele, e la Commissione Europea. L’Italia è rientrata nel progetto solo recentemente, e comunque i tempi di realizzazione sono ovviamente allungati rispetto alle previsioni.

Nonostante il blocco di South Stream, anche grazie ai ritardi nella diversificazione degli approvvigionamenti,  l’Unione Europea aveva dovuto riconoscere la permanenza del ruolo “chiave” della Russia (Miguel Arias Cañete, 4th EU Energy Summit- 12 aprile 2018). E così mentre il Tap veniva rallentato e EastMed bloccato, la Russia ha continuato ad essere il maggior fornitore di gas naturale dell’Europa.

I grandi utilizzatori di gas naturale sono la Germania (91 miliardi mc.) e  l’Italia (71 miliardi).

Il gas naturale è il combustibile “di transizione” scelto dall’Italia fin dagli anni 90 per la sostituzione del carbone e dell’olio sia nella generazione di elettricità che nella distribuzione di calore per gli usi industriali e domestici. L’impiego del gas in Germania è cresciuto in particolare nell’ultimo decennio, non solo per sostituire il carbone ma anche per rimpiazzare il nucleare “in uscita”.

L’Italia ha importato dalla Russia nel 2021 oltre 30 miliardi mc., e la Germania oltre 50 miliardi.

Da rilevare che Italia e Germania utilizzano in modo marginale le riserve di gas naturale “autoctono” (meno del 5% dei consumi totali).

Il terzo Paese europeo per consumo di gas è l’Olanda (44 miliardi  mc.), che produce circa il 50% del fabbisogno dal sito di Groningen e importa dalla Russia 8 miliardi circa. Dietro l’Olanda, la Francia con 40 miliardi di cui 10 importati dalla Russia. Anche la Polonia, con un consumo di  22 miliardi, importa circa 10 miliardi.

L’altro grande consumatore europeo, la Spagna (32 miliardi) ha importazioni marginali dalla Russia.

Questi dati mettono in evidenza che Germania e Italia utilizzano più della metà di tutto il gas naturale importato in Europa dalla Russia.

E dunque l’indipendenza europea dal gas russo dipende prevalentemente dalla Germania e dall’Italia.

 

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