Il responsabile Cultura e Innovazione di Fratelli d’Italia scrive a Formiche.net dal vertice milanese: “Il nostro partito è stato il primo a parlare di sovranità digitale, anche prima delle istituzioni europee. Per rovesciare la spirale negativa c’è bisogno di una politica culturale conservatrice, attraverso palinsesti di eventi, ricorrenze e istituzioni, esaltando la dimensione di condivisione e di comunità che caratterizza il nostro Paese”

Dalle tesi di Milano di Fratelli d’Italia vengono tracciate delle linee strategiche di analisi e risposta alle tematiche della contemporaneità. La capacità di elaborazione politica di Giorgia Meloni ha permesso un allargamento del perimetro della nostra forza politica.

Bisogna ridare valore alle parole, declinando e coniugando anche temi nuovi come la risposta conservatrice alle politiche culturali e al settore dell’innovazione. Le maggioranze di sinistra che si sono succedute nel corso degli ultimi anni hanno colpevolmente dimenticato l’importanza che la cultura riveste per l’Italia, con le classifiche internazionali che ci pongono agli ultimi posti. E’ il risultato di una mancanza di promozione culturale del nostro immenso patrimonio – materiale e immateriale – nazionale.

Per rovesciare questa spirale negativa c’è bisogno di una politica culturale conservatrice, attraverso palinsesti di eventi, ricorrenze e istituzioni, esaltando la dimensione di condivisione e di comunità che caratterizza la cultura. Quest’ultima si difende con azioni incisive: c’è bisogno della detrazione del consumo culturale e dell’abbassamento dell’Iva al 4% per i prodotti culturali; della riforma del Fondo Unico dello Spettacolo in Fondo per le Arti Nazionali; della sussidiarietà: un sistema misto pubblico-privato, aprendo, valorizzando e promuovendo ogni spazio culturale; di un sistema fiscale agevolato con creazioni di centri di produzione privata; del sostegno alla rievocazione storica.

Fratelli d’Italia è il primo partito ad aver parlato di “sovranità digitale”, termine poi introdotto in Parlamento persino prima delle linee guida europee. Senza sovranità digitale non possono esserci sovranità politica ed economica: proponiamo – quindi – una direzione nazionale alle politiche dell’innovazione. Vanno tutelate le piccole e medie imprese e le start-up che sono fondamentali per la crescita della Nazione, attraverso incentivi, come la salvaguardia del ruolo del Patent Box e la riforma dell’infrastruttura pubblica di sostegno all’editoria.  Promuoveremo la rigenerazione urbana tramite le città digitali: per una maggiore efficienza dei servizi e una riduzione dei costi.

L’uso massivo dei dati per la Pubblica Amministrazione e l’impiego di tecnologie che adottano l’intelligenza artificiale va regolamentato. È in questo periodo di cambiamento tecnologico che è urgente e cruciale una politica pubblica che regolamenti l’uso dell’IA se vogliamo promuovere la trasformazione digitale tutelando i diritti dei cittadini. Per questo, proponiamo la creazione un registro pubblico degli algoritmi e delle tecnologie di intelligenza artificiale utilizzate per l’amministrazione pubblica, garantendo così la trasparenza e i diritti digitali dei cittadini. L’infrastruttura cloud, vera “cassaforte” dei nostri dati, deve rimanere sotto controllo pubblico.

Le reti sono un settore chiave per la Nazione e il fare predatorio di alcuni gruppi industriali, con dirette connessioni a Stati non democratici, potrebbe portare a gradi elevati di vulnerabilità. Per questo, chiediamo la massima vigilanza. La maggioranza delle aziende multinazionali del digitale non ha una sede fiscale nel territorio nazionale. I grandi capitali dei “sultani digitali” vanno tassati in maniera equa salvaguardando il mercato digitale italiano, la legittima concorrenza e la situazione occupazionale dei lavoratori di tanti settori.

Chiediamo venga inserito il concetto di Nexus, ovvero il fatturato viene pagato in base alle connessione e agli utili che si ottengono in una determinata nazione. Inoltre, va salvaguardata la libertà d’espressione sulla rete, evitando censure. Come i conservatori hanno elaborato la propria posizione lo esplicita bene Mahler: “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.

Condividi tramite