Gli esperti avvertono che siamo davanti al più grande rischio economico mondiale e poco se ne parla. Dagli alimenti ai microchip, lo stop della produzione nella città cinese rallenta la catena di approvvigionamento globale, con gravi conseguenze sociali ed economiche. Ma c’è chi trova soluzioni, sacco a pelo alla mano…

Dalla crisi sanitaria alla crisi economica. Il Covid non è scomparso e continua a colpire la catena di approvvigionamento globale. A Shanghai, per esempio, i dipendenti sono costretti a dormire in ufficio fino al 1° maggio, in attesa di modifiche alle limitazioni della politica zero Covid. La città, cuore finanziario e produttivo del Paese, sta affrontando la peggiore ondata di contagi dall’inizio della pandemia. Il lockdown è così estremo che la popolazione non riesce a procurarsi cibo e medicine, provocando disordini e rari sfoghi sui social network.

Gli effetti di questa situazione si ripercuotono non solo sui cinesi. L’agenzia Bloomberg ha riportato ritardi per circa 40.000 auto di Tesla. Per questo motivo l’azienda ha deciso di fornire a ogni dipendente un sacco a pelo e un materasso e ha strutturato gli uffici con aree per dormire, per farsi la doccia e mangiare. Ai 400 dipendenti, “Tesla fornirà tre pasti al giorno insieme a un’indennità che varierà in base alla posizione e al livello all’interno dell’azienda”, si legge su Fortune.

E Tesla non è l’unica. General Motors ha anche avviato un sistema “a circuito chiuso” per le sue operazioni a Shanghai, così come l’hanno fatto il Shanghai Port, il porto container più grande del mondo, e Quanta Computer, che produce laptop per Apple.

Queste aziende hanno potuto riprendere le attività produttive perché sono incluse in una “lista bianca” creata dalle autorità cinesi per le catene di approvvigionamento colpite dalle limitazioni. In base a questo sistema, il governo seleziona le imprese da diversi settori ritenuti strategicamente importanti per l’economia e la società e le esonera da alcune restrizioni.

La Shanghai Commission of Economy and Information Technology, autorità per lo sviluppo industriale della città, ha dichiarato di avere individuato 666 aziende, principalmente nei settori automobilistici, dei semiconduttori e dell’energia, secondo The South China Morning Post.

Shanghai ha circa 50.000 aziende industriali registrate e le società nell’elenco includevano Tesla e anche il più grande produttore di chip della Cina, Semiconductor Manufacturing International Corporation e la casa automobilistica statale della città SAIC Motor Corp.

La città produce il 6% delle esportazioni della Cina e la chiusura delle fabbriche della città e i dintorni sta sconvolgendo la catena di approvvigionamento globale. La pandemia, e i suoi effetti sulle catene di approvvigionamento, ha creato gravi carenze di semiconduttori e microchip, che colpiscono soprattutto le case automobilistiche. Questo si è tradotto in un aumento dei prezzi delle auto usate nell’ultimo anno.

Shanghai è un importante centro per l’industria dei semiconduttori in Cina, con una catena di fornitura completa di progettazione, fabbricazione e ATP (assemblaggio, test e imballaggio). Rappresenta circa il 20-25% di queste vendite cinesi. La città è anche famosa per SMIC, la principale azienda cinese di fabbricazione di chip. E non solo.

L’industria dei semiconduttori di Shanghai è collegata alla propria industria elettronica e alle vicine zone tecnologiche di Kunshan e Suzhou, che ospitano produttori di elettronica come Luxshare, Wistron, Pegatron, Foxconn, Logitech, Bosch e Plantronics, tra gli altri, da quanto si legge su Technode. Molte di queste società sono clienti delle società di semiconduttori e hanno anche attività a Shanghai collegate ai porti internazionali.

La situazione attuale in Cina potrebbe portare a un altro picco di ritardi, nel momento peggiore per gli Stati Uniti e le economie occidentali. Secondo FreightWaves, “il rallentamento delle esportazioni cinesi dovrebbe fornire un sollievo temporaneo ai porti statunitensi afflitti dalla congestione su entrambe le coste, così come in Europa, ma gli esperti di logistica affermano che è probabile che la pausa sarà seguita da uno tsunami di carico differito una volta revocati i blocchi. Il volume del carico supererà di gran lunga la capacità di movimentazione dei porti”.

Il porto di Shanghai, che gestisce più del 20% del traffico della merce cinese, è praticamente fermo. Tutti gli alimenti fermi nei contenitori di trasporto, senza refrigerazione, stanno deperendo. Le aerolinee di carico hanno cancellato quasi tutti i voli e circa il 90% dei camion che sostenevano le importazioni e le esportazioni sono fuori servizi.

Per CNN Business, si tratta del più grande rischio per l’economia mondiale di cui nessuno parla. In un reportage di Nicole Goodkind l’emittente americana ricorda che circa 400 milioni di persone in 45 città cinesi sono in confinamento totale o parziale per la politica di zero Covid. Insieme, secondo i dati di Nomura Holdings, rappresentano il 40% del Pil annuale, 7,2 bilioni di dollari.

Gli analisti sono allarmati e avvertono che gli investitori non stanno valutando adeguatamente la gravità delle conseguenze economiche mondiali di questa crisi. Lu Ting, economista per la Cina di Nomura, ha scritto che “i mercati mondiali continuano a sottostimare l’impatto, principalmente perché l’attenzione è centrata nel conflitto tra Russia e Ucraina e nell’aumento dei tassi della Federal Reserve gli Stati Uniti”.

“L’impatto in Cina è importante e gli effetti nella catena dell’economia globale abbastanza significativi – ha spiegato Michael Hirson di Eurasia Group per Cina e il nordest dell’Asia -. Credo che ci aspetti più volatilità e disturbi economici e sociali durante almeno i prossimi sei mesi”.

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