Dopo il blocco delle importazioni energetiche da Mosca imposto dagli Usa, le società petrolifere americane Valero e Marathon si rivolgono a Petroecuador per nuovi rifornimenti di greggio

L’Ecuador aspetta buone notizie dalla Russia. Sull’auspicata fine della guerra, certo. Ma anche sul piano energetico. Il Paese sudamericano, ricco di petrolio, potrebbe essere uno dei pochi a beneficiare del blocco delle importazioni occidentali del gas di Mosca. In fondo ne ha già avuto prova: gli Stati Uniti, dopo aver sospeso ogni rapporto con le società petrolifere russe, si sono rivolti proprio a Quito per ovviare all’assenza del metano proveniente dal Paese dell’Est Europa.

Per oltre un decennio l’Ecuador ha provato a rilanciare la sua industria petrolifera ormai in declino. La decisione di Washington di vietare le importazioni dell’oro azzurro russo sulla scia dell’invasione dell’Ucraina potrebbe rappresentare l’occasione che nel Paese andino attendevano da tempo: gli otto miliardi di barili di petrolio che si trovano nelle riserve ecuadoriane sono lì che aspettano un acquirente.

Secondo Bloomberg, le raffinerie statunitensi Valero e Marathon hanno tenuto una serie di incontri con la compagnia petrolifera nazionale ecuadoriana Petroecuador, responsabile di oltre il 75% della produzione di greggio del Paese, per assicurarsi forniture di oro nero per le loro operazioni.

L’interessamento dei colossi energetici americani ha suscitato un certo ottimismo nel governo dell’Ecuador, convinto di essere finalmente in grado di attrarre il capitale straniero necessario per rilanciare la sua industria petrolifera, un passo cruciale per ricostruire l’economia del Paese, che nel 2020, con una contrazione del 7,8% a causa del Covid, è stato costretto a dichiarare il default sul debito sovrano.

La corruzione incontrollata, in particolare durante il mandato dell’ex presidente Rafael Correa, in carica dal 2007 al 2017, ha fatto da deterrente per gli investimenti esteri. Una circostanza che, secondo la testata specializzata Oilprice, ha causato un sottoinvestimento cronico in attività di esplorazione e sviluppo, nonché nella manutenzione e nella ristrutturazione di infrastrutture energetiche cruciali con un forte impatto sulla produzione di petrolio.

La costante decadenza del settore degli idrocarburi dell’Ecuador ha pesato sull’economia del Paese sudamericano. Secondo la Banca mondiale, le rendite petrolifere rappresentano il 6,7% del Pil dell’Ecuador. L’oro nero, inoltre, costituisce quasi un quarto di tutte le esportazioni in valore. Ecco perché il recente aumento dei prezzi del greggio, unito alle riforme del comparto e alla crescente domanda, sosterrà la crescita della produzione pianificata di Quito e contribuirà al processo di stabilizzazione economica intrapreso dall’attuale capo del governo, Guillermo Lasso.

Sia chiaro: l’Ecuador non tifa Russia. È stato lo stesso Lasso, il giorno dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, a condannare con fermezza l’operato di Vladimir Putin. Qui non si parla di guerra, ma di economia. E se spesso le due cose sono collegate, in questo caso l’Ecuador chiede il cessate il fuoco da una parte e cerca di approfittare della situazione geoeconomica dall’altra. Per sistemare, grazie al petrolio, un bilancio statale aggravato da un debito che va dai 300 milioni a un miliardo di dollari l’anno.

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