L’Europa e l’economia, scenari di oggi e problemi di domani sono i temi al centro della Lectio Magistralis tenuta dal Professor Romano Prodi, già presidente della Commissione europea e presidente del Consiglio, in occasione del Graduation Day della Luiss School of European political economy. Su Formiche.net un estratto del discorso

La Cina e gli Stati Uniti, spesso definiti come “i due padroni del mondo”, sono molto diversi tra loro.

La Cina, con il suo miliardo e quattrocento milioni di abitanti, rappresenta un quinto dell’umanità e, a causa della mancanza di materie prime, necessita di una politica estera attiva in campo economico. Così, passo dopo passo, l’Impero celeste si espande sempre più nel mondo.

Gli Stati Uniti, invece, ricchissimi di materie prime e dunque non condizionati dal problema di reperire cibo o energia, seguono un disegno legato alle tradizionali dinamiche che contraddistinguono le democrazie liberali, connesse all’avvicendarsi delle diverse forze politiche.

Anche la struttura economica delle due superpotenze è estremamente diversa e, con l’aumentare delle tensioni, si è diversificata anche la rispettiva politica commerciale ed economica. Eppure esiste una forte contraddizione: mentre a livello tecnologico il dissidio è assoluto, si pensi per esempio al 5G, a livello commerciale non sembrano esistere tensioni tra le due superpotenze.

Tra le contraddizioni, rese più evidenti dallo scoppio della guerra in Ucraina, si colloca anche l’atteggiamento cinese nei confronti della Russia. La Cina mantiene la sua “amicizia” nei confronti della Russia, pur continuando a sottolineare che i confini nazionali sono inviolabili. A questo si deve aggiungere un ulteriore elemento piuttosto controverso: il commercio della Cina con l’alleato russo, nonostante l’aumento degli ultimi anni, non raggiunge il 10% dell’interscambio che la Cina tuttora mantiene con l’Europa e gli Stati Uniti.

Questo elemento lascerebbe supporre che alla Cina non convenga affatto il perdurare della guerra, eppure la Cina mantiene quel suo tipico atteggiamento attendista. Sono queste le contraddizioni entro le quali si giocano il presento e il futuro del mondo che sta cambiando rapidamente.

L’azione militare contro l’Ucraina è ascrivibile ad un disegno politico di Putin che sembra più ispirato all’antica Russia degli zar che non alla vecchia Unione sovietica. È un tentativo di ripristinare un ruolo che la Russia non riesce più a svolgere perché non ha una capacità industriale sufficiente. Bisogna infatti ricordarsi che la Cina cresce di una Russia all’anno e che il prodotto interno lordo russo è inferiore a quello italiano! La Russia è infatti costretta a legarsi o all’Europa o alla Cina.

E come si inserisce l’Europa in questo gioco complesso? L’Unione europea ha fatto grandi cose: non è mai successo nel mondo che tanti Paesi si unissero democraticamente, conservando la pace per tre generazioni. L’Europa si è ingrandita e rafforzata con la moneta comune e l’Euro ha costituito un enorme progresso nel processo di unificazione. Ma la bocciatura del 2005 della Costituzione europea ha improvvisamente fermato il cammino verso un’unione politica più salda.

Il colpo successivo è stato rappresentato dalla crisi economica del 2008: l’Europa divisa e in tensione si è paralizzata, causando la perdita di efficacia nella sua politica globale. Ed ecco che sono arrivate la Brexit e il Covid. Ma, come diceva Jean Monnet, l’Europa compie i suoi progressi dinnanzi alle grandi crisi. L’uscita della Gran Bretagna dall’Ue è stata certamente dolorosa, ma ha permesso all’Europa di compiere quel grande atto di solidarietà che le conseguenze della pandemia richiedevano, il Next generation Eu. La Gran Bretagna, infatti, ha sempre concepito l’Europa unicamente come un’area commerciale e si sarebbe probabilmente opposta al grande passo in avanti compiuto dall’Europa sul piano della solidarietà economica.

Ciò che ancora manca in Europa è l’unità politica. E la guerra in Ucraina ha fatto precipitare gli eventi: siamo ora infatti in uno stallo a causa della mancanza di una comune politica estera e di difesa. In questo frangente, è necessario che la Francia intervenga per far uscire l’Europa dalla sua grande paralisi: nella politica estera e militare è infatti la Francia che ha la prevalenza perché è la sola ad avere diritto di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed è la sola in possesso dell’arma nucleare.

La Francia, insieme a Germania, Italia e Spagna, può fare una proposta di cooperazione rafforzata alla quale immediatamente aderiranno anche altri Paesi. Immediato sarebbe l’aumento dell’efficienza nella politica militare le cui prospettive sono già cambiate dopo la storica decisione della Germania di riarmarsi. Basti dire che le spese militari tedesche, da sole, mettono la Germania al terzo posto mondiale per la spesa militare, dietro a Usa e Cina, ma prima della stessa Russia.

Questa storica decisione porterà una grande trasformazione della società tedesca perché un così forte cambiamento nelle allocazioni del bilancio tende a costituire, automaticamente, un nuovo establishment, con il rischio che sorgano quindi nuovi blocchi politici ed economici a danno del processo di unificazione europea.  Mettendo invece insieme i Paesi europei, l’Europa potrebbe diventare un arbitro reale e concreto della politica mondiale, anche senza un’enorme spesa, ma attraverso un coordinamento efficiente. Altrettanto importante è l’unificazione delle politiche dell’energia. Se non si creerà un’unione politica anche in questo campo, si potrebbe correre il rischio di acuire le differenze tra i singoli Paesi europei.

Le sanzioni imposte alla Russia come risposta all’invasione dell’Ucraina, infatti, colpendo ogni Paese europeo in modo diverso, dato che diverse sono le politiche energetiche nazionali, tendono a creare differenziazioni dal punto di vista economico e, da risposta unitaria, le sanzioni potrebbero diventare causa e ragione di ulteriore divisione, alterando anche i rapporti tra i diversi Paesi d’Europa e gli Stati Uniti.

Siamo di fronte a radicali cambiamenti globali: o ne approfittiamo per fare il grande e storico salto verso una più forte unione politica europea, o il futuro della nostra Unione si presenterà davvero incerto.

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