L’adesione della Finlandia alla Nato avverrà “senza intoppi” e rapidamente, ha detto Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza. Lo stesso dovrebbe accadere per la Svezia. Ma che cos’è cambiato? Risponde Jan Kallberg, membro di facoltà presso la New York University e la George Washington University

La guerra in Ucraina ha rimesso in discussione alcuni capisaldi della geopolitica svedese. Dalla fine degli anni Quaranta, la Svezia credeva che qualsiasi guerra in Europa sarebbe stata tra Russia o Unione Sovietica e Nato. In tal caso, la Svezia poteva astenersi dal prendere parte al conflitto, evitando gli orrori della guerra e rimanendo neutrale (a meno che non fosse attaccata).

La dottrina prevedeva la non alleanza in pace e la neutralità in guerra (in svedese: Allianfrihet i fred, neutralitet i krig). La terza parte non è mai stata dichiarata esplicitamente, ma è stata comunque compresa: se l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia l’avessero attaccata, la Svezia avrebbe immediatamente abbandonato la sua neutralità per unirsi all’alleanza occidentale, la Nato.

Questa linea di pensiero svedese si basava sul presupposto fondamentale che fosse così elevato il rischio di guerra nell’Europa centrale e settentrionale, che avrebbe potuto essere solo una guerra di grandi dimensioni tra i due grandi blocchi di potenze. Le conseguenze politiche, economiche e diplomatiche della guerra avrebbero mantenuto questo limite e sarebbero state rafforzate dalla deterrenza militare dell’altro blocco. La Svezia ha sostenuto questa dottrina fino agli anni Novanta con un esercito importante, una delle più grandi forze aeree d’Europa e una marina militare di grandi dimensioni per un Paese delle sue dimensioni. Le sue difese hanno aggiunto un deterrente significativo contro qualsiasi invasione del territorio svedese.

Oggi, nel 2022, queste difese svedesi sono scomparse. All’inizio degli anni Ottanta, l’esercito svedese poteva schierare 25 brigate, mentre oggi potrebbe a malapena metterne insieme uno a due, e anche queste sarebbero una costellazione ad hoc di unità che non hanno addestramento in formazioni più grandi. La riduzione unilaterale delle forze armate del Paese ha dato ancora più peso all’ipotesi che una guerra terrestre nell’Europa centrale e settentrionale non si sarebbe verificata e alla convinzione che, nel remoto caso in cui si fosse verificata, la Svezia non sarebbe stata inizialmente coinvolta perché si sarebbe trattato di un conflitto tra Nato e Russia.

Di conseguenza, l’attacco ingiustificato della Russia all’Ucraina ha mandato all’aria il ragionamento dottrinale svedese. La Russia è pronta ad affrontare sanzioni e ripercussioni diplomatiche e politiche per raggiungere i suoi obiettivi geopolitici. Il rischio di un conflitto era molto più bassa di quanto gli svedesi e altri pensassero.

Il 24 febbraio, l’invasione russa dell’Ucraina ha catapultato il pensiero svedese dall’ingenua convinzione di una stabilità regionale perenne alla consapevolezza che un attacco russo potrebbe colpire direttamente la Svezia. In particolare Gotland, che potrebbe essere conquistata con un attacco rapido. I russi poi avanzerebbero le loro richieste sapendo che gli svedesi non sarebbero in grado di riconquistare l’isola. In quanto Paese non appartenente alla Nato, la Svezia sarebbe lasciata sola a fronteggiare un simile attacco – e verrebbe sconfitta.

Il modo più semplice per valutare la necessità del Paese di aderire alla Nato è invertire il punto di vista da Ovest-Est a Est-Ovest. I recenti avvenimenti in Ucraina hanno riportato le preoccupazioni geopolitiche dei Paesi nordici agli anni Settanta, quando la pianificazione bellica del distretto militare di Leningrado dell’Unione Sovietica poneva l’accento sulla cattura della provincia svedese della Scania e di Gotland per garantire il dominio nell’area del Mar Baltico. Negli anni Settanta, la pianificazione della difesa svedese prendeva in seria considerazione la possibilità di contrastare un potenziale attacco dell’Unione Sovietica; a quei tempi la portata dei missili era limitata, quindi la preoccupazione era l’utilizzo sovietico di Gotland come base aerea.

Fino alla fine della Guerra Fredda, la difesa di Gotland era composta da una brigata meccanizzata, una brigata di artiglieria costiera e diverse unità indipendenti dopo la mobilitazione. Negli anni Settanta e Ottanta, l’isola (circa 110 miglia per 32 miglia) era vista come una “portaerei inaffondabile”, una base aerea nel mezzo del Mar Baltico, per lanciare operazioni aeree e controllare le rotte marittime. A quel tempo, negli anni Settanti, i missili antinave più avanzati potevano attaccare obiettivi a circa 30-40 chilometri (19-25 miglia) dalla posizione di tiro. Nello stesso periodo e nella stessa epoca, i missili avanzati per la difesa aerea, come gli Hawk, potevano attaccare bersagli a 30 chilometri di distanza.

La maggior parte delle munizioni aveva un raggio d’azione molto più corto e la difesa costiera era fortemente affidata all’artiglieria costiera con un raggio d’azione di 15 chilometri.

L’aumento della gittata dei missili ha reso Gotland fondamentale per qualsiasi scontro nel teatro dell’Europa settentrionale. Secondo lo staff militare russo del Distretto militare occidentale, l’importanza dell’isola è aumentata. Eppure, al momento, la difesa di Gotland è costituita da un battaglione meccanizzato ridotto e da alcune compagnie delle forze di difesa territoriale svedesi (Hemvärnet). Dato che i moderni missili antinave possono colpire navi da guerra e imbarcazioni a oltre 300 chilometri di distanza, chi controlla Gotland può impegnare navi da guerra con missili antinave oltre l’isola danese di Bornholm a Sud-Ovest, i porti e le coste della Polonia e controllare l’accesso al Mar Baltico. Se servisse qualche dimostrazione, l’attacco missilistico dell’Ucraina, rivendicato il 14 aprile, contro l’incrociatore russo Moskva da 11.000 tonnellate, che ha incendiato la nave ammiraglia della Flotta del Mar Nero e costretto l’equipaggio ad abbandonare la nave, chiarisce molto bene il punto. Si ritiene che i missili antinave Neptune dell’Ucraina abbiano una gittata di circa 280 chilometri.

I moderni missili antiaerei hanno subito lo stesso sviluppo radicale e le batterie russe S-400 a Gotland, in combinazione con quelle russe, sigillerebbero lo spazio aereo del Baltico. In realtà, se la Russia fosse in grado di utilizzare Gotland per i suoi missili terra-aria e antinave avanzati, in combinazione con le batterie in Russia, la difesa Nato di Estonia, Lettonia e Lituania potrebbe offrire una possibilità di riprendere i Baltici agli occhi dei russi. Il Gotland creerebbe un perimetro di difesa russo contro le operazioni aeree e navali della Nato, mentre i russi conquisterebbero gli Stati baltici. Il concetto della Nato di rinforzi aerei di rapido dispiegamento fallirebbe.

Dal punto di vista svedese, è evidente come la combinazione tra l’aumento della portata dei missili e la volontà russa di usare la forza militare per raggiungere obiettivi geopolitici da una parte e la diminuzione della capacità svedese di difendersi dall’altra siano fattori che si sommano. Il riarmo della Svezia richiederà un decennio. Nel frattempo, c’è il rischio che il territorio svedese venga utilizzato dalla Russia come area operativa per esercitare pressione sugli Stati baltici e sulla Nato. L’insieme di questi fattori crea probabilmente uno slancio sufficiente per una richiesta di adesione della Svezia alla Nato.

Per decenni, i principali partiti politici svedesi hanno assecondato l’idea che l’adesione alla Nato potesse trascinare la Svezia in una guerra indesiderata. Ma la guerra in Ucraina ha dimostrato che la vita fuori dalla Nato non è un posto sicuro e può essere più rischiosa di quella all’interno dell’alleanza.

A settembre si terranno le elezioni nazionali in Svezia e l’adesione alla Nato sarà probabilmente un tema centrale. È possibile che la coalizione al governo agisca prima delle elezioni: il sostegno popolare svedese all’adesione alla Nato non è mai stato così alto, soprattutto se la Finlandia dovesse entrare nella Nato.

Qualsiasi dichiarazione finlandese di voler aderire alla Nato sarebbe rapidamente seguita dalla Svezia. I due Paesi hanno una storia comune di 700 anni. Anche se ciascuno ritiene che l’altro abbia la squadra di hockey più scarsa del pianeta, una solida corrente culturale e politica li spinge nella stessa direzione. Queste dipendenze culturali reciproche e l’improvvisa perdita di equilibrio geopolitico sono forti fattori di spinta verso l’adesione alla Nato.

Dal punto di vista svedese, la Nato è stata per decenni l’opzione più rischiosa. Ora la situazione si è invertita: la Nato è l’opzione più sicura.

 

L’articolo originale in lingua inglese è apparso sul sito del Center for European Policy Analysis (CEPA) con il titolo “Sweden Eyes NATO Security Blanket”.

(Foto: Twitter @Bundeskanzler)

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