Come cambierà la strategia spaziale di Parigi dopo la nomina del nuovo governo guidato da Élisabeth Borne? Se la strategia globale resta la stessa, a cambiare sembra essere l’approccio al settore, maggiormente orientato verso la politica industriale. L’analisi ad Airpress di Marcello Spagnulo

Con il recente cambio al vertice del governo francese, che ha visto la nomina di Élisabeth Borne a primo ministro, è bene interrogarsi su quale sia l’impatto sul settore spaziale, ambito in cui la Francia gioca un ruolo di primo piano. A cambiare non è la strategia, ma l’approccio, sempre più orientato alla politica industriale. Ad Airpress, il punto di Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale.

Cosa cambia per il settore spaziale francese ora che si è insediato il nuovo governo?

Direi che si possono trarre alcune considerazioni a mio avviso dense di significato. Nel precedente governo la tutela dell’agenzia spaziale di Parigi, il Cnes, era stata spostata dal ministero della Ricerca e dell’università a quello dell’Economia, finanze e del rilancio, e questo aveva già rappresentato un passaggio importante, perché stava a significare come il settore spaziale rientrasse nelle competenze di un dicastero afferente alle attività produttive, più che alla ricerca. Ma adesso nel nuovo governo il ministero, retto sempre da Bruno Le Maire, diventa “Economia, finanze e sovranità industriale e digitale” e poiché le parole a Parigi hanno un peso ciò significa che lo spazio sarà sempre di più tema strategico di politica industriale in chiave di sovranità nazionale, e di conseguenza europea, che secondo l’Eliseo vuol dire “a guida francese”. Niente di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire, anche se non bisogna sottostimare l’importanza sia simbolica sia di sostanza di questo “allargamento” ministeriale che esplicita e riafferma la postura di leadership della politica industriale di Parigi. Il settore spaziale ne consegue, ovviamente. Se mi permette una divagazione: in Francia non si fanno problemi a usare da sempre la parola “sovranità” con orgoglio nazionale mentre da noi ormai mi pare che questo termine sia stato – improvvidamente direi – sdoganato con una generale accezione negativa, e forse sarebbe meglio riflettere nel nostro Paese sulle conseguenze di certe posture ideologiche.

Parigi ha intenzione di rimodulare la propria strategia spaziale?

Non tanto la strategia quanto l’approccio di politica industriale, come detto prima. Non è un caso che nel piano “France Relance” – l’analogo del nostro Pnrr – il ministero di Bercy abbia stanziato 1,5 miliardi di euro per lo Spazio, di cui due terzi solo per Pmi e start-up innovative ed è evidente che ciò significa che lo Spazio sarà sempre di più sviluppato secondo la lente della competitività industriale globale, commerciale e militare.

Quali saranno le figure principali che si occuperanno di spazio del nuovo esecutivo?

Sarà sempre il ministro Le Maire che sin dal 2017 si occupa di Spazio a 360 gradi. Non mi pare ci siano dubbi su questo. Ovviamente in stretta relazione con il nuovo ministro della Difesa, Sébastien Lecornu.

Oltre alla dimensione nazionale, come potrebbe evolvere la posizione francese nella cornice europea, soprattutto per quanto riguarda la relazione tra l’Eliseo e il commissario per il Mercato interno Thierry Breton?

La Defis diretta da Thierry Breton è assolutamente in fase con Parigi – e da qui peraltro un certo contrasto con i tedeschi – e si può dire che insieme stiano lavorando a quel cambiamento di governance sullo spazio che avevamo descritto già qualche anno fa sulle colonne di Airpress. Ormai la nuova agenzia della Commissione per i programmi spaziali, la Euspa, è operativa e nonostante l’Agenzia spaziale europea (Esa) resti il bacino primario di aggregazione dei finanziamenti da parte degli Stati membri, se passerà la strategia di Breton di ottenere leggi di finanziamento dedicate per progetti spaziali – e la componente di difesa e sicurezza qui giocherà un ruolo fondamentale – all’Esa resteranno i programmi scientifici e il procurement industriale per i progetti della Commissione. E dato che la Francia sta spingendo per rivedere la regola del “giusto ritorno” in Esa, quando ciò avverrà se ne avvantaggeranno le industrie più competitive. Anche su questo aspetto si può leggere la strategia spaziale del piano “France Relance” per ampliare l’ecosistema industriale a sovranità tutelata.

In che modo pensa si strutturerà la relazione tra il nuovo governo e l’agenzia spaziale francese Cnes?

Questo è un tema interessante. Lo scorso 19 maggio un’intera pagina del quotidiano Le Monde era dedicata a un botta-e-risposta tra un collettivo sindacale del Cnes e un team di startupper innovativi selezionati dal ministero di Bercy per i finanziamenti “France Relance”. Sostanzialmente, i rappresentati del Cnes lamentavano come l’agenzia stesse perdendo centralità a discapito del settore industriale privato per un preciso disegno del governo, e di come tutto ciò avrebbe portato la Francia a un impoverimento tecnologico e scientifico. Di contro i giovani industriali plaudevano all’iniziativa strategica del ministero dell’Economia e invocavano una collaborazione più equilibrata con il Cnes per consentire anche agli attori emergenti di svilupparsi e di resistere alla concorrenza straniera. La traduzione di questo interessante dibattito si potrebbe riassumere con un grande tema: a cosa devono servire le agenzie spaziali in Europa nel ventunesimo secolo? È giunto il momento di cambiare qualcosa anche nel loro ruolo e nel loro approccio con il mondo industriale? Sono temi che presto o tardi – ma ritengo più prima di quanto si pensi – si porranno sui tavoli europei, soprattutto quando si parlerà di consolidamento dell’industria della Difesa.

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