La trasformazione innovativa di Philip Morris guarda a nuovi investimenti in competenze e tecnologie per guidare la transizione verso prodotti alternativi, come sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato. Dispositivi nuovi che, come sostengono le evidenze scientifiche, possono avere un ruolo nel coadiuvare le strategie di prevenzione nella lotta al fumo. Il punto di Michele Samoggia, Manager Communication, Media & Sustainability di Philip Morris Italia

In questi giorni si è tenuto a Roma il summit di EIIS, l’Istituto Europeo di Innovazione per la Sostenibilità (EIIS), un momento di confronto – finalmente dal vivo – per ascoltare come realtà diverse stiano facendo leva sull’innovazione per rendere i propri business più sostenibili.

Di grande valore la possibilità di condividere, in workshop partecipati da tanti professionisti, molte e diverse storie di trasformazione aziendale e le sfide che queste inevitabilmente pongono, intavolando un confronto tra attori diversi in un clima aperto e costruttivo, grazie al quale tutte le parti hanno potuto esprimere i propri punti di vista, come è giusto che sia.

Noi abbiamo portato la storia di trasformazione di Philip Morris, una delle più grandi aziende al mondo nel settore del tabacco, che ha lanciato – a se stessa, prima di tutto – una grande sfida: smettere di produrre e vendere sigarette nel più breve tempo possibile. In alcuni Paesi, speriamo anche in Italia, nel giro di dieci, quindici anni.

Partiamo prima di tutto da una necessaria premessa: il fumo uccide ed è tra i principali fattori di rischio delle malattie non trasmissibili, come il cancro. Nel parlare del nostro settore bisogna partire sempre da qui.

La trasformazione che stiamo lanciando poggia sulle evidenze scientifiche maturate negli anni 90, secondo le quali il fumatore fuma per la nicotina, una sostanza da cui è dipendente e che comporta dei rischi, ma si ammala principalmente per le sostanze tossiche rilasciate dal processo di combustione.

Sulla base di questi assunti di fondo, a partire da quegli anni, abbiamo avviato un percorso di ricerca e sviluppo per individuare prodotti innovativi, altamente tecnologici, senza combustione, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, in grado di sostituire le sigarette tradizionali. Tante aziende, anche in contesti diversi, come quello dell’energia, hanno avviato simili percorsi di radicale trasformazione, con l’obiettivo di migliorarsi.

Molti pensano che questa fosse una svolta obbligata, costretta dal calo del mercato delle sigarette. Non è così. Lo testimoniano in modo eloquente i numeri del ministero della Salute e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nel mondo il numero dei fumatori è destinato a rimanere stabile oltre il miliardo, un effetto legato soprattutto all’aumento demografico. In Italia, invece, i fumatori sono sostanzialmente stabili da oltre un decennio.

Non eravamo obbligati a questa trasformazione, ma era giusto farla. Come è stato giusto per tanti altri settori cambiare radicalmente il proprio modello di crescita.

Un percorso di trasformazione che nei primi anni ha fatto registrare diversi tentativi andati male, prodotti lanciati e poi ritirati perché le tecnologie non erano mature. Eppure, nonostante i fallimenti e l’assenza di un obbligo al cambiamento, la visione della leadership aziendale è sempre rimasta coerente nel voler continuare a investire in competenze e tecnologie per guidare l’intero settore verso un cambiamento radicale, costruendo l’azienda che siamo.

Oggi più che mai siamo convinti che un futuro senza fumo non sia solo possibile, ma raggiungibile in tempi brevi. Una missione ribadita anche nell’ultimo Statement of purpose adottato dal Board of directors dell’azienda.

Ad oggi, Philip Morris è l’unica azienda del tabacco al mondo ad aver dichiarato questo obiettivo. È vero, i prodotti tecnologici, pur eliminando la combustione, presentano dei rischi per la salute. Per questo, il loro sviluppo può rappresentare solo una parte della risposta al problema del fumo. La prima e principale strategia dovrà sempre essere la prevenzione, per evitare che si inizi a fumare o a consumare prodotti contenenti nicotina e per far smettere chi ha iniziato.

La pandemia che stiamo ancora vivendo, ci ricorda ancora una volta quanto sia fondamentale investire sempre di più nella prevenzione.

Il fumo è un problema complesso, la cui soluzione non è più rinviabile, e come tutti i problemi complessi richiede la collaborazione di tutti gli attori della società, nel rispetto dei rispettivi ruoli.

A noi spetta continuare a investire in ricerca e innovazione per dimostrare con dati e fatti provenienti dalla ricerca scientifica il contributo positivo che le tecnologie possono apportare per quei fumatori che nonostante tutto non smettono. La stessa Oms sostiene che ci sarà sempre una quota di fumatori.

Alle istituzioni non chiediamo di credere nella nostra trasformazione, ma di verificare le ricerca scientifica condotta non solo da noi, ma anche da tanti istituti di ricerca indipendenti in giro per il mondo.

Alle istituzioni chiediamo di stimolarci nel fare di più, non chiudendo al contributo che l’innovazione può svolgere anche in questo settore e guardando a come le competenze e le tecnologie sviluppate in questi anni possano favorire, come già sta avvenendo, lo sviluppo di prodotti senza tabacco e senza nicotina. Alle istituzioni chiediamo di lavorare insieme per fare di Philip Morris un attore positivo di cambiamento.

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