Il blocco di Odessa, la siccità record in India e Indonesia, le supply chain interrotte dalla guerra russa in Ucraina. Allacciate le cinture: c’è una crisi alimentare globale che sta per bussare (anche) a casa nostra. Il commento di Pietro Paganini, Competere

Molti governi tra i Paesi produttori di materie prime alimentari stanno bloccando le esportazioni. I prezzi interni crescono e i cittadini non hanno accesso ai beni alimentari che viaggiano su mercati paralleli per beneficiare delle speculazioni internazionali. Le conseguenze sul commercio globale, soprattutto nei Paesi più poveri possono essere devastanti. È urgente capire il problema e aiutare i paesi produttori a meglio gestire le filiere.

Molti Paesi produttori di materie prime alimentari come cereali e grassi vegetali stanno rallentando o bloccando le esportazioni verso il resto del pianeta. Tante regioni, soprattutto nelle aree meno sviluppate del pianeta, rischiano di rinunciare alla sicurezza alimentare: non avranno accesso ai nutrienti per una dieta sana ed equilibrata. Crisi economiche e sociali si prospettano all’orizzonte. Eppure cereali e oli vegetali sono prodotti in abbondanza.

È urgente comprendere le dinamiche del commercio, i punti di forza e di debolezza, per prevenire eventuali blocchi. L’embargo delle esportazioni causa la fame e conseguenti crisi economiche e sociali. Il commercio garantisce stabilità e promuove la prosperità e i processi di democratizzazione. Dobbiamo trovare soluzioni tecnologiche e politiche per favorire la continuità del commercio globale.

L’India ha bloccato l’esportazione di cereali di cui è il secondo produttore al mondo. L’Indonesia ha fermato l’export di olio di palma di cui è il primo produttore al mondo per quasi 4 settimane (riprende il 23 Maggio).
Altri Paesi esportatori di materie prime fanno lo stesso.

Indiani e indonesiani, soprattutto tra i redditi più bassi e nelle regioni più remote, protestano da mesi con i governi perché non trovano o non si possono permettere grano e olio di palma per cucinare. Eppure India e indonesia ne producono in abbondanza tanto da esportare moltissimo.

L’India produce circa 105 M/T (2021/22 Vs 9,6 M/T in 2020/21) di grano e ne esporta circa 8 (2021, contro i 2,6 M/T del 2020). L’Indoensia produce circa 56 M/T. 5,6 T di olio da cucina (24.000 IR/L). di cui 2,6 M/T sono di olio sfuso sussidiato dallo stato per le fasce più basse (14.000 IR/L). Sono entrambi Paesi molto grandi e popolosi con canali di distribuzione lunghi, frammentati, informali e con tanti intermediari. Distribuire efficacemente controllando i prezzi è molto difficile.

Quando i prezzi sul mercato globale salgono pesantemente, diventa conveniente dirottare i beni che beneficiano dei sussidi verso mercati paralleli o l’export. Così i prezzi interni salgono nonostante i sussidi, e le merci non arrivano alla destinazione programmata. I governi sono costretti a intervenire con scelte anti economiche ma politiche: bloccare l’export per assicurare le forniture interne ai prezzi stabiliti.

Il problema si risolve solo in parte e rischia di avere conseguenze spiacevoli che cambiano in funzione della materia prima e della nazione interessata. Non sempre il controllo delle dinamiche di mercato favorisce la riduzione del prezzo in tempi brevi. Interruzioni prolungate alle esportazioni, a fronte di alti volumi, possono indebolire la filiera e quindi la capacità produttiva. Si colpiscono i lavoratori della filiera che si impoveriscono e chiedono l’intervento politico e i sussidi. Dalle accise sulle esportazioni derivano i sussidi per ridurre il prezzo nel mercato interno.

Il blocco è durato meno di 4 settimane in Indonesia, è stato sospeso quando le riserve si sono riempite (5M/T) e il processo di raccolta e raffinazione ha cominciato a non funzionare. Durerà di più in India, forse fino al prossimo raccolto di Ottobre, perché il ciclo di vita del grano è stagionale e non continuo.

Altri Paesi seguono l’esempio di India e Indonesia, ci provano anche dentro la Ue. I problemi di distribuzione sono minori ma la paura di restare senza beni è alta. Cresce con l’aumentare delle variabili di pericolo: crisi climatica (India), problemi di approvvigionamento, interruzione a intermittenza delle filiere globali a causa della pandemia, dei conflitti, e di ogni altra crisi.

Non possiamo permetterci politiche di piena sussistenza alimentare. Non abbiamo terra a sufficienza per soddisfare i nostri bisogni. La guerra del grano sperimentata in Italia sotto il fascismo è stata un disastro. Dobbiamo dotarci di un piano per le materie prime alimentari. Dobbiamo produrre in casa quanto possiamo ma in modo bilanciato. Dobbiamo comprare dall’estero assicurandoci che i nostri canali di fornitura siano resilienti, sicuri, convenienti, e sostenibili.

Dobbiamo investire sulla struttura e la dinamica delle filiere collaborando con i Paesi produttori. Dobbiamo investire in innovazione e tecnologia per favorire la nutrizione sostenibile aumentando la produttività dei terreni ma tutelando la biodiversità. Governo e imprese devono lavorare insieme su scala globale.

Ps.: Come cittadini dobbiamo sprecare meno e informarci meglio.

Condividi tramite