Il rappresentante di Taipei: “L’unico linguaggio che la leadership cinese capisce è la forza”. Anche Roma faccia la sua parte. Sull’investimento di Tsmc: “Sviluppi positivi”. Il paragone con l’Ucraina? Troppo facile, ma c’è solo una somiglianza

Poco più di due anni fa, all’inizio della pandemia Covid-19 e quando l’emergenza sembrava lontana dall’Italia, l’ambasciatore Andrea Sing-Ying Lee, rappresentante di Taipei in Italia, aveva espresso delusione per la decisione del governo Conte II di chiudere i voli diretti anche con Taiwan.

Ambasciatore, qual è lo stato dei rapporti politici oggi?

Quell’episodio fortunatamente è stato superato. In generale siamo soddisfatti dei contatti con le nostre controparti italiane, anche se cerchiamo sempre di migliorarli superando le barriere esistenti. Crediamo che Italia e Taiwan assieme possano raggiungere importanti traguardi. Per questo, vogliamo mantenere sempre una politica di apertura e di dialogo a tutti i livelli, con il governo centrale, regionale e locale.

Rapporti politici e commerciali sono il più delle volte fortemente interconnessi. È vero anche tra Italia e Taiwan?

I nostri rapporti commerciali hanno certamente avuto un riflesso positivo nei nostri rapporti bilaterali. Basti pensare che anche negli anni della pandemia l’interscambio ha continuato a crescere e oggi l’Italia è il terzo partner commerciale di Taiwan in Europa dietro soltanto Germania e Paesi Bassi.

C’è una tendenza positiva per il prossimo futuro?

La tendenza è positiva. I rapporti politici e commerciali sono migliorati e lo stesso vale per gli investimenti e gli scambi tecnologici e industriali.

Guardando ai rapporti con le autocrazie come la Repubblica popolare cinese, Janet Yellen, segretaria al Tesoro degli Stati Uniti, preferisce parlare di friend-shoring, cioè di diversificazione delle catene di approvvigionamento sulla base dei rapporti di fiducia tra i Paesi, e non di re-shoring. Che ne pensa?

Friend-shoring è un’ottima proposta, basata su un principio saggio. Ma è importante dosarlo in base al Paese. Per Taiwan serve trovare un equilibro. Il Paese in cui abbiamo investito di più è la Cina. Per gli aspetti politico-diplomatici non è certamente amichevole, ma in passato, prima del Covid, c’è stato un ottimo scambio di turisti, di persone e di capitali. Sarebbe bello poter lavorare soltanto con gli amici ma non così semplice dividere il mondo in due parti.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, alcuni rappresentanti di Taiwan hanno avviato contatti con il governo italiano in vista della costruzione ex novo di una fabbrica di microchip di Tsmc in Europa. Che cosa ci può dire di questi colloqui?

Vediamo positivamente questi sviluppi e, come detto, se lavoriamo assieme possiamo realizzare grandi progetti. Sarebbe un investimento molto ingente e importante ma credo che ci vorrà un po’ di tempo prima della decisione finale. Così è accaduto in passato, quando Tsmc ha deciso di investire negli Stati Uniti e in Giappone. Anche questi sono casi di friend-shoring e nel caso di investimento in Europa, in Germania o in Italia, ci aspettiamo maggiore attenzione e rispetto alla realtà economica di Taiwan, ma anche maggiore apertura politica. Seguiamo con attenzione gli sviluppi.

Pensa che i sussidi possano avere un peso nella decisione finale di Tsmc?

Non posso parlare a nome dell’azienda ma gli investimenti a fondo perduto sono stati importanti in molte di queste operazioni legate alle tecnologie critiche. Nel caso in questione, Taiwan porterebbe a un Paese amico la sua tecnologia e si aspetta un riconoscimento finanziario e amministrativo come accaduto, per esempio, per l’investimento di Tsmc in Arizona.

Sul Covid-19 abbiamo assistito e stiamo assistendo a “un virus, due Cine”. Pechino ha imposto la strategia Zero Covid mentre Taipei ha puntato sulla convivenza. I due approcci diversi raccontano due Cine diverse?

Innanzitutto, premetto che parliamo di due entità separate. Per questo, dire che Taiwan è parte della Cina è una falsità. Sarebbe come dire che San Marino è parte dell’Italia. Anche il metodo di governo è diverso tra Cina e Taiwan, dunque le politiche sono diverse. Taiwan opera con trasparenza e responsabilità ed è pronta a convivere la propria esperienza di successo anche con gli altri Paesi del mondo.

A tal proposito, domenica inizia l’Assemblea mondiale della sanità. Gli Stati Uniti sono al fianco di Taiwan affinché partecipi come osservatore. Che cosa chiedete alle Nazioni Unite?

A causa della pressione della Cina non possiamo tornare a essere invitati per condividere la nostra esperienza. Crediamo sia una perdita del mondo. Dobbiamo dire alla comunità internazionale, a partire dalle Nazioni Unite, che non è più possibile escludere Taiwan. Nessuno sia lasciato indietro è il motto dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Ma ora stanno escludendo più di 23,5 milioni di abitanti, i cittadini di Taiwan, da molti contesti multilaterali.

A favore della partecipazione di Taiwan all’Assemblea mondiali della sanità si sono mobilitati alcuni parlamentari italiani. Siete soddisfatti del sostegno politico italiano in generale?

Siamo soddisfatti e molto riconoscenti degli atti di solidarietà italiani. Tra questi vorrei citare l’approvazione bipartisan di ordine del giorno alla Camera e di una risoluzione in commissione Esteri della Camera con riferimento all’impegno italiano nell’Indo-Pacifico e anche a Taiwan.

Spesso si fanno parallelismi tra la guerra russa contro l’Ucraina e un’eventuale offensiva militare cinese contro Taiwan. Che cosa ne pensa?

È facile fare questi paragoni. Ma l’unica somiglianza è che in entrambi i casi c’è un Paese piccolo che ha a che fare con un vicino più grande e prepotente. Taiwan ha già da tempo anticipato le difese per la sua indipendenza, come direbbero gli antichi romani “si vis pacem, para bellum”. Ha ottimi rapporti commerciali con la Cina, che ne ha fortemente bisogno per la sua produzione high-tech. Inoltre, la Cina ha bisogno di tempo per continuare la sua crescita economica e sociale e curare i propri problemi interni, come la povertà e le persecuzioni nello Xinjiang e in Tibet. Sono aspetti, crediamo, più importanti per Pechino che mostrare i muscoli. Per questo, speriamo che la Cina continui a essere un Paese responsabile ed eviti quella che Pechino definisce unificazione ma che per noi sarebbe un’annessione.

Quanto, invece, alle relazioni di sicurezza con alleati e partner?

In campo militare speriamo che il Quad possa rafforzare la deterrenza e di poter vedere aumentare la collaborazione con la Nato e il sostegno dell’Alleanza atlantica. Infatti, seguendo le raccomandazioni della NATO, negli ultimi abbiamo assistito a molte attività di libertà di navigazione ed esercitazioni navali nell’Indo-Pacifico condotte da diversi Paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi… manca il Paese leader del Mediterraneo allargato.

Parla dell’Italia?

Speriamo di vedere anche la flotta navale con la portaerei Garibaldi o la portaerei Cavour nelle acque dell’Indo-Pacifico perché l’Italia, con il governo guidato da Mario Draghi, non è un Paese soltanto del Mediterraneo ma del mondo e così potrebbe dimostrare ancora più solidarietà ai Paesi amici nella regione. Taiwan sa che l’unico linguaggio che la leadership cinese capisce è la forza: più siamo uniti, forti e determinati, più la Cina ci rispetta. Da qui inizia la nostra risposta.

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