Da domenica il traffico internet della regione ucraina occupata passa dalla Russia ed è filtrato dal Roskomnadzor, così come in Crimea e parti del Donbass. Intanto le istituzioni-fantoccio costringono Kherson ad adottare il rublo

La Russia sta estendendo la cortina di ferro digitale sulle nuove zone occupate dell’Ucraina. Durante il fine settimana è riuscita a dirottare il traffico internet della regione di Kherson attraverso l’infrastruttura russa, sotto il controllo diretto del Cremlino. È uno dei sistemi con cui Mosca intende soggiogare le zone che ora controlla, parallelo all’introduzione del rublo come valuta ufficiale a partire dal primo maggio.

Sabato il servizio di monitoraggio internet NetBlocks ha registrato un blackout di internet quasi assoluto, che ha impattato diversi operatori locali. Diverse ore dopo, quando il servizio è stato ripristinato, gli esperti hanno notato che il flusso dei dati passava per la Russia anziché l’infrastruttura di telecomunicazione ucraina. Come già avviene in Crimea e in parti del Donbass.

È quindi probabile, come fa sapere NetBlocks sul suo sito, che i dati siano soggetti alle leggi russe relative a internet, che supportano il sistema di sorveglianza e censura di Vladimir Putin. In pratica gli abitanti di Kherson si sono visti tagliare la possibilità di accedere a gran parte delle notizie occidentali e usufruire dei servizi (messaggistica, social media, altre piattaforme) che non rispettino la stretta censoria e invasiva del Roskomnadzor.

Domenica il ministero della Difesa britannico ha detto che le mosse russe nella regione sono “probabilmente indicative dell’intenzione russa di esercitare una forte influenza politica ed economica a Kherson nel lungo termine”. In quella direzione, spiega Londra, vanno le dichiarazioni dei politici putiniani (“l’amministrazione regionale civile-militare”) sull’uso del rublo e il loro secco rifiuto di far tornare la regione sotto controllo ucraino.

Kiev ha ammesso di aver perso il controllo della maggior parte della regione di Kherson, compreso il capoluogo, ma sostiene che l’esercito ucraino stia respingendo i tentativi russi di raggiungere i confini della provincia. La regione confina a sud con la Crimea, sotto occupazione russa dal 2014, e serve al Cremlino per mantenere aperto il corridoio via terra con la regione occupata.

Possibilmente il controllo sulla regione di Kherson servirà anche per aggredire quelle di Mykolaiv e Odessa, nel sudovest del Paese, e da lì la Transnistria, territorio moldavo in cui Mosca supporta i “separatisti filorussi” (strategia adottata con il Donbass). Ma se anche così non fosse, il controllo sulla costa meridionale dell’Ucraina rafforzerebbe la posizione del Cremlino sul territorio e gli garantirebbe una leva più lunga per fare pressione sul Paese invaso e i suoi alleati.

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