Dalla presentazione del libro di Claudio Di Mario e Marialessandra Carro (Founding Partner e Partner di ADL Consulting) presso il Centro Studi Americani sono emersi numerosi spunti sugli orizzonti della rappresentanza di interessi

Come adattare a un presente sempre più legato alle innovazioni tecnologiche un mondo, come quello della rappresentanza di interessi, per molti ancora legato principalmente alle relazioni interpersonali?

Questo è stato uno dei temi al centro del dibattito che, nel pomeriggio di giovedì 12 maggio, ha fatto da contorno alla presentazione del libro “Digital Lobbying. Gestire strategicamente le relazioni istituzionali attraverso smart data e strumenti digitali”, scritto a quattro mani da Claudio Di Mario, founding partner di ADL Consulting, e Marialessandra Carro, partner di ADL Consulting, ed edito da Carocci Editore. All’evento, organizzato dal Club delle Relazione Esterne e ospitato dal Centro Studi Americani nella suggestiva cornice di Palazzo Mattei di Giove nel centro di Roma, hanno partecipato i due autori, Daria Perrotta (capo di Gabinetto di Roberto Garofoli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio), Pier Luigi Petrillo (professore di Teorie e tecniche del lobbying presso l’Università Luiss Guido Carli), Raffaella Luglini (direttore generale della Fondazione Leonardo – Civiltà delle macchine) e, in qualità di moderatore, Angelo Baiocchi (presidente del Club delle Relazioni Esterne).

Dopo i saluti introduttivi di Paolo Mazzoletti (consigliere di amministrazione del Centro Studi Americani e Presidente onorario del Club delle Relazioni Esterne), Marialessandra Carro nel suo intervento ha dapprima chiarito come il digital lobbying “non sia né lobbying fatto dalle macchine o dall’intelligenza artificiale, né eseguito sui social network, ma lobbying ad altissima definizione”, per poi elencare le sei fasi in cui si sviluppa il modello di digital lobbying (monitoraggio, analisi, valutazioni strategiche, posizionamento, azione e valutazione dei risultati), nel quale gli strumenti digitali consentono di ripensare le attività tradizionali della rappresentanza di interessi, permettendo di evitare sovraccarichi informativi e di mettere i dati alla base del contenuto delle azioni di lobbying.

Proprio quest’ultimo tema è stato al centro della testimonianza di Daria Perrotta, la quale ha affermato che a livello di Governo sia esso tecnico o politico “si ha un disperato bisogno di dati, perché ogni decisione viene presa proprio sulla base di dati disponibili”. In seguito la Consigliera Perrotta si è soffermata sull’introduzione nel 2005, dell’obbligo dell’Analisi di impatto della regolazione e della Verifica di impatto regolatorio per i nuovi atti normativi, e sulla necessità  odierna di poter ricevere dati verificabili direttamente dagli interlocutori che si pongono in dialogo proattivo con le istituzioni, senza dover fare riferimento soltanto alle informazioni in possesso della Pa.

Raffaella Luglini ha invece messo in risalto il taglio scientifico e ingegneristico che impronta il volume di Carro e Di Mario, definendo “rivoluzionaria l’idea di proporre in modo molto dettagliato un approccio basato sullo strumento digitale per un’attività, come quella del public affairs, che in ambito aziendale siamo abituati a pensare come analogica per eccellenza, ma che oggi non può più prescindere dal cambio di paradigma tecnologico”.

Da parte sua, Pier Luigi Petrillo (dopo aver manifestato sfiducia su una prossima regolamentazione del lobbying da parte del Parlamento) ha evidenziato che il libro oggetto dell’evento “non parla di regole, ma insegna a fare un mestiere. Un mestiere, non per il 2010, il 2000 o il 1990, ma per il 2050”, ringraziando i due autori per aver messo in risalto che lo studio, l’analisi e l’interpretazione delle informazioni disponibili in un determinato contesto sono dimensioni essenziali della professione del lobbista, rispetto alle quali le interlocuzioni con gli stakeholder rappresentano una conseguenza e non una premessa.

In ultima battuta, Claudio Di Mario è tornato sui tratti caratteristici del digital lobbying e sulla sua capacità di trasformare i big data in smart data, affermando che “non si può migliorare nulla che non sia misurabile” e che la questione della misurabilità risulta fondamentale per i processi di public affairs di un’organizzazione, sia al momento di decidere la migliore opzione per intraprendere un’azione che nella fase di valutazione dell’efficacia delle iniziative messe in campo.

A margine del dibattito, va infine segnalato che ADL Consulting ha annunciato la pubblicazione della sua prima Relazione di Impatto dopo la decisione, nell’aprile 2021, di modificare il proprio Statuto diventando una Società Benefit, a testimonianza della volontà dell’azienda di essere parte attiva del cambiamento che il paradigma della sostenibilità sta portando a 360° nei rapporti tra persone, comunità, territorio, ambiente e beni culturali.

Condividi tramite