Un cittadino statunitense e quattro funzionari di Pechino incriminati a Brooklyn. Secondo il procuratore l’uomo spiava per conto del ministero della Sicurezza di Stato gli attivisti pro-democrazia. Almeno uno di loro è stato arrestato grazie alle sue informazioni

“Se qualcuno dubitava di quanto il governo cinese sia serio nel mettere a tacere i suoi critici, questo caso dovrebbe eliminare ogni incertezza”. Non ha dubbio Alan E. Kohler Jr., vicedirettore esecutivo del servizio dell’FBI che si occupa di sicurezza nazionale. “Le tattiche aggressive del governo cinese un tempo erano limitate ai suoi confini. Ora la Repubblica popolare cinese prende di mira persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo.  L’FBI e i suoi partner restano impegnati a combattere la repressione transnazionale”, ha aggiunto.

Un cittadino statunitense e quattro funzionari del ministero della Sicurezza di Stato cinese (MSS) sono stati incriminati ieri presso il tribunale federale di Brooklyn per cospirazione e altre accuse relative a un piano di spionaggio e repressione transnazionale, ha reso noto il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Si tratta di: Wang Shujun, 73 anni, del Queens, New York; Feng He, alias Boss He, del Guangdong; Jie Ji di Qingdao; Ming Li, alias Elder Tang e Little Li, del Guangdong; e Keqing Lu, alias Boss Lu, di Qingdao. Avrebbero preso parte a un piano di spionaggio e repressione transnazionale negli Stati Uniti e all’estero. Wang è stato arrestato il 16 marzo, in seguito a una denuncia, e sarà citato in giudizio prossimamente. He, Ji, Li e Lu rimangono a piede libero. Uno dei quattro, ha riportato l’Associated Press, era stato in precedenza accusato di essere un operativo cinese che ha cercato di fermare un candidato al Congresso, cercando, o addirittura fabbricando, informazioni per impedirgli di essere eletto.

Wang, noto accademico e fondatore di un’organizzazione nel Queens che si oppone all’attuale regime comunista cinese, avrebbe agito come una risorsa segreta dell’intelligence di Pechino nella sua stessa comunità, spiando e riferendo informazioni sensibili sugli attivisti, ha dichiarato il procuratore Breon Peace del Distretto Orientale di New York.

Infatti, secondo l’accusa, almeno dal 2011 Wang ha usato la sua posizione e il suo status all’interno della diaspora cinese e delle comunità di dissidenti per raccogliere segretamente informazioni su importanti attivisti per conto della Repubblica popolare cinese e in particolare del ministero della Sicurezza di Stato. I quattro avrebbero spinto l’uomo a prendere di mira individui e gruppi specifici che la Cina considera sovversivi, come gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong, i sostenitori dell’indipendenza di Taiwan e gli attivisti uiguri e tibetani, e a ottenere informazioni su particolari argomenti e questioni importanti per il ministero. L’uomo comunicava e forniva informazioni tramite app di messaggistica criptata e e-mail ma anche con incontri in Cina. Inoltre, raccoglieva le informazioni in “diari” di posta elettronica accessibili all’intelligence cinese. Ne sono stati trovati 163 durante una perquisizione nella sua abitazione.

Per esempio, in una serie di comunicazioni del 22 novembre 2016, Ji ha incaricato Wang di parlare con un particolare partecipante a un importante evento pro-democrazia e di “portare a termine il compito” assegnato dal “capo”, cioè Lu. Ji ha fatto notare che il soggetto aveva contatti con “tibetani, uiguri e mongoli” e ha augurato a Wang di ottenere “buoni risultati”. In un altro scambio, avvenuto il 16 novembre 2016, Wang ha informato Li di aver “appena finito di chiacchierare” con un importante attivista per i diritti umani, notando di aver fatto le “domande necessarie” e di aver ricevuto risposte “sincere”. Li ha risposto “alla grande” con un’emoji del pollice in su, incaricando Wang di scriverlo in un “diario”. Almeno un attivista democratico e dissidente di Hong Kong che Wang aveva segnalato al ministero, identificato come “Dissidente di Hong Kong n. 1” dall’accusa, è stato successivamente arrestato dalle autorità cinesi.

L’incriminazione “smaschera e distrugge un’operazione della Repubblica popolare cinese che minaccia la sicurezza e la libertà dei cittadini cinesi residenti negli Stati Uniti a causa delle loro convinzioni e dei loro discorsi pro-democrazia”, ha commentato il procuratore Peace. Si tratta di un caso, ha spiegato l’Associated Press, che conferma ciò che i funzionari statunitensi descrivono come sforzi sempre più aggressivi da parte del governo cinese per cercare, mettere a tacere e minacciare gli attivisti pro-democrazia all’estero.

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