Revisione dei Trattati e una Comunità politica europea. Le proposte di Emmanuel Macron e il ruolo nei prossimi anni del presidente francese letti da Jean-Pierre Darnis, professore associato all’Université Côte d’Azur di Nizza e alla Luiss di Roma

“Oggi, il 9 maggio, la libertà e la speranza nel futuro hanno il volto dell’Unione europea. È in nome di questa libertà e speranza che sosteniamo e continueremo a sostenere l’Ucraina, il suo presidente, Volodymyr Zelensky e tutto il popolo ucraino”. Queste le parole del presidente francese Emmanuel Macron, nel discorso pronunciato ieri 9 maggio, giorno della chiusura dei lavori della Conferenza sul futuro dell’Europa a Strasburgo, data fortemente simbolica. Nello stesso giorno, a Mosca, Putin commemorava la vittoria dell’Unione sovietica contro il nazismo. Due volti così diversi quelli andati in scena.

“Non siamo in guerra con la Russia”, ha voluto precisare il presidente francese. “Stiamo lavorando come europei per la conservazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, per il ritorno della pace nel nostro continente. Spetta all’Ucraina definire le condizioni per i negoziati con la Russia. Il nostro dovere è di stare al suo fianco per ottenere un cessate il fuoco e poi costruire la pace. Allora saremo lì per ricostruire l’Ucraina come europei, sempre. Perché, infine, quando la pace tornerà sul suolo europeo, dovremo costruire nuovi equilibri di sicurezza e non dovremo mai cedere alla tentazione dell’umiliazione o allo spirito di vendetta, perché hanno già, in passato, devastato i sentieri della pace”.

Ed è su questi sentieri che vanno ripristinati che il presidente ha proposto due punti della sua agenda europea per i prossimi anni. Innanzitutto, ha avanzato l’ipotesi di creare una “Comunità politica europea” per dare modo ai Paesi che vogliono aderire all’Unione europea di associarsi. Inoltre, ha anche proposto una revisione dei trattati per dare seguito alla Conferenza sul futuro dell’Europa. “La sfida è di essere efficaci anche in tempo di pace e senza crisi”, ha detto Macron, partendo dalla richiesta di più votazioni a maggioranza qualificata e meno all’unanimità.

“La proposta di Macron nell’ambito del discorso tenuto nella giornata conclusiva dei lavori della Conferenza di Strasburgo, voluta dal presidente stesso, è un punto importante della presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea e ha vari aspetti”, spiega a Formiche.net Jean-Pierre Darnis, professore associato all’Université Côte d’Azur di Nizza e alla Luiss di Roma.

Questo è il primo discorso di Macron alla Francia dopo la sua rielezione. Naturalmente, ricorda Darnis, il presidente sta lavorando alle prossime elezioni francesi, facendo riferimento a una sua maggioranza, che anche nel contesto europeo può fare sentire una voce politica importante per i prossimi 5 anni “e quindi può spingere a una forma di riformismo europeo che viene chiesto da varie parti”, continua il professore.

“Passare alla maggioranza nell’ambito del Consiglio europeo è una proposta complicata che però viene chiesta anche dalla sinistra in Francia, facendo leva su una democrazia più efficiente a livello europeo e meno bloccata dal criterio dell’unanimità. Una battaglia difficile, ma certamente molto sensata”, aggiunge Darnis.

La questione, invece, della Comunità politica europea è “un argomento più scivoloso, perché certamente delineare un secondo recinto dell’Unione nei Paesi che sono candidati all’adesione potrebbe essere una buona idea. Ma bisogna ricordarsi che l’adesione è un qualcosa di molto importante che non va scoraggiata. La Francia in passato ha commesso dei veri e propri errori nei confronti della Turchia, ad esempio, facendo capire che ne avrebbe rifiutato l’ingresso proprio mentre il processo era in corso. Sull’Ucraina sarebbe più opportuno non giudicare la richiesta di adesione del Paese, che già c’è, dicendo solamente che è necessario un processo che va istituito e che prenderà il tempo che serve”. Il riferimento del professore riguarda la frase di Macron in cui lasciava intendere che ci vorranno anni se non decenni per entrare a far parte dell’Ue. Una battuta che secondo Darnis è “un messaggio politico estremamente negativo da dare agli ucraini, ma anche un messaggio politico che non serve nel contesto interno”.

Ricorda il professore che non bisogna dimenticare i Paesi dei Balcani, la prossima ondata di richieste di adesione molto probabilmente arriverà da lì. Pertanto, la proposta di una Comunità politica europea “può essere un progetto valido – riprende Darnis – ma se viene strutturato bene, senza fare una sottocategoria dell’Europa. L’Europa è un’istituzione che deve essere aperta, basata su dei criteri e se i Paesi rispondono a questi criteri allora, col dovuto consenso politico, devono poter aderire”.

Passare dall’unanimità alla maggioranza e creare una Comunità politica, sono progetti che vanno di pari passo, spiega Darnis, perché “se ci fosse la maggioranza all’interno dell’Unione europea è ovvio che l’allargamento sarebbe più facile perché più si allarga e più l’unanimità diventa difficile. Ci potrà essere sempre un piccolo Paese che si può mettere di traverso. Su questo punto, pragmatico, l’invito è ad avere un dibattito molto approfondito. Il passaggio alla maggioranza, che potrebbe essere qualificata, in proporzione alla propria popolazione ed elettorato, con dei coefficienti che corrispondono alla propria popolazione, o anche a una maggioranza dei due terzi che può essere larga e coefficientata, è un tipo di rappresentazione moderna e chiara che potrebbe essere la condizione per un allargamento. Perché è un allargamento con un’Unione che non diventa più bloccante”.

Una prospettiva questa che fa riferimento al dopoguerra in Ucraina. L’allargamento “ci viene imposto in qualche modo come una necessità anche per fronteggiare il rinnovo dell’avversità russa”, dice il professore, che intravede un’enorme “convergenza storica, che non va mancata”. Tanto che passare dalla maggioranza all’unanimità potrebbe permettere “di ritrovare una vera fluidità nella gestione delle istituzioni, che già funzionano bene, ma potrebbero funzionare meglio con questo semplice fattore”.

Una tappa intermedia quindi potrebbe essere una buona idea, sostiene Darnis, “però bisogna stare molto attenti alla formulazione per rispettare assolutamente la validità della candidatura. Una volta accettata segue un suo iter di criteri e di capitoli molto collaudati e rimane in un contesto di Europa che non è mai stata solo una definizione geografica, se lo diventa potrebbe in qualche modo bloccare il suo meccanismo. Paradossalmente la Brexit illustra questo punto contro il criterio geografico. Il Regno Unito, Paese geograficamente europeo, ha deciso di uscirne per motivi politici”. Ad ora infatti, conclude il professore, “non possiamo escludere adesso l’allargamento ad altri Paesi, perché al contrario del Regno Unito, potrebbero voler unirsi all’Ue”.

Appena concluso il discorso di Macron su queste proposte discusse, ieri tredici Stati membri hanno pubblicato un “non paper” per ribadire di essere contrari a quelli che ritengono “tentativi sconsiderati e prematuri di lanciare un processo verso la modifica dei trattati” perché sottrarrebbero energie alle “urgenti sfide geopolitiche”.

Ma Darnis sottolinea come si stia aprendo un nuovo percorso in Europa per il presidente. “Questa dichiarazione di Strasburgo è l’inizio di un ciclo francese nel quale il presidente Macron ha imparato anche gli strumenti di politica estera, durante il suo primo mandato. Come molti presidenti è arrivato alle funzioni nazionali poco preparato su tali questioni. Macron, persona molto intelligente e brillante tecnocrate, non era particolarmente vessato sulle questioni estere ed europee, adesso però sì. L’aggressione russa ha prodotto anche in Francia una curva di apprendimento molto accelerata su una serie di dossier. Questo però pone lo stesso presidente come persona e leader politico in una posizione di grande efficacia per i prossimi 5 anni del contesto europeo. Vedremo che uso ne farà”.

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