La Commissione Europea ha redatto un documento che non propone una nuova politica europea in materia di Sanità, bensì ha come obiettivo avviare il coordinamento in materia sanitaria utilizzando meglio ciò che molti Paesi dell’Unione europea hanno già: i dati sulla salute dei cittadini, omologarne la raccolta e l’analisi grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e renderli fruibili

Il 3 maggio la Commissione europea ha inviato al Parlamento Europeo ed al Consiglio Europeo un documento finale sulla sanità europea.

Il documento è intitolato “A European Health Data Space: harnessing the power of health data for people, patients and innovation, (Uno spazio europeo per i dati della sanità: organizzare il potere dei dati sanitari per la popolazione, i pazienti e per l’innovazione).

Non si propone una nuova politica europea che richiederebbe mesi, ove non anni, di negoziati, accordi intergovernativi, ratifiche ma di avviare il coordinamento in materia sanitaria utilizzando meglio ciò che molti Paesi dell’Unione europea hanno già: i dati sulla salute dei cittadini, omologarne la raccolta e l’analisi grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e renderli fruibili. Il progetto solleva indubbiante problemi delicati, soprattutto in materia di riservatezza di dati personali. Merita, quindi, un’attenta discussione non solamente tra diplomatici, ma nella professione medica e tra i cittadini.

Prima di riassumerlo, occorre chiedersi perché non se ne parla, perché non è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica e perché pare ignorato dai media? Anche in quanto lo “spazio sanitario europeo”, grazie ad un uso più efficiente dei dati, potrebbe comportare pure significativi risparmi: secondo le stime della Commissione, oggi il riuso dei dati costa 10-15 miliardi di euro l’anno, cifra che, se non si fa nulla, raggiungerebbe i 50 miliardi di euro tra dieci anni.

Le persone non possono sempre accedere facilmente ai propri dati sanitari elettronicamente e, se desiderano consultare medici in più di un ospedale o centro medico, spesso non possono condividere i dati con altri operatori sanitari. Oggi, i dati sanitari di un paziente sono sovente ancora registrati su carta, non rintracciabili e sparsi in vari luoghi (ospedali, sedi di medici generici, centri medici, ecc.). La situazione diventa ancora più difficile quando si attraversano i confini nazionali. Se un paziente visita un medico in un altro Paese, le sue informazioni mediche (comprese le immagini diagnostiche) spesso non sono accessibili, il che può portare a ritardi ed errori nella diagnosi e nel trattamento. Nella maggior parte dei casi, i medici non possono vedere i dati sanitari del paziente se hanno subito interventi sanitari in un altro Paese. La continuità delle cure e il rapido accesso ai dati sanitari elettronici personali sono ancora più importanti per i residenti nelle regioni frontaliere, che attraversano frequentemente il confine per ricevere assistenza sanitaria.

Lo “spazio europeo dei dati sanitari” è progettato come un ecosistema specifico per la salute composto da norme e pratiche comuni, infrastrutture e un quadro di governance che mira a: a) responsabilizzare le persone attraverso un maggiore accesso digitale e il controllo dei loro dati sanitari personali elettronici e il sostegno alla loro libera circolazione; b) promuovere un autentico mercato unico dei sistemi di cartelle cliniche elettroniche, dei pertinenti dispositivi medici e dei sistemi di intelligenza artificiale nella sanità; c) fornire un’impostazione coerente, affidabile ed efficiente per l’uso dei dati sanitari a fini di ricerca, innovazione, elaborazione delle politiche e attività normative.

Lo sviluppo di uno “spazio europeo dei dati sanitari veramente comune” richiederà azioni a livello nazionale e dell’Ue, insieme a una forte cooperazione tra le parti interessate pubbliche e private (ad esempio, organismi sanitari digitali nazionali, istituti sanitari pubblici, autorità per la protezione dei dati, operatori sanitari, istituti accademici e di ricerca e associazioni di pazienti).

Gli aspetti chiave dello spazio europeo dei dati sanitari soni i seguenti: a) i pazienti avranno a disposizione i loro dati sanitari elettronici tramite i punti di accesso stabiliti dagli Stati membri. Un’infrastruttura digitale transfrontaliera collegherà gli Stati membri e consentirà ai pazienti di condividere i loro dati sanitari; b) i pazienti avranno il potere di controllare e condividere i loro dati sanitari elettronici con un medico di loro scelta di qualsiasi Paese dell’Ue; c) gli Stati membri saranno tenuti a rendere disponibili categorie prioritarie di dati in un formato comune europeo di scambio di cartelle cliniche elettroniche, prescrizioni elettroniche, dispense elettroniche, immagini mediche e diagnostica per immagini, risultati di laboratorio e relazioni di dimissione.

“La digitalizzazione dell’assistenza sanitaria in Europa – conclude il documento – è una sfida che richiede uno sforzo comune in un’Ue forte che metta al primo posto la salute dei cittadini. Lo spazio europeo dei dati sanitari potrà essere un fattore chiave di questo processo. La cooperazione senza precedenti nel settore della sanità digitale durante la crisi della Covid-19 ha posizionato l’Europa come standard setter globale, ad esempio per quanto riguarda il certificato digitale Covid dell’Ue o le app di tracciamento e avviso dei contatti. L’Europa deve basarsi su questi risultati e rafforzare la cooperazione con i Paesi partner e le organizzazioni internazionali e la leadership in questo settore per sistemi sanitari globali più forti”.

Occorre divulgarlo ed organizzare una riflessione per rispondere alla proposta della Commissione europea.

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