Cosa ha spinto Algeri e Rabat ad assumere una posizione neutrale in occasione del voto delle Nazioni Unite che condannava le azioni di Mosca in Ucraina? Per capirlo, Osmed, Osservatorio sul Mediterraneo dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V, ha analizzato i rapporti economici, militari e finanziari tra i due Paesi e la Russia, ma anche le relazioni con la Cina. Un estratto a firma del coordinatore scientifico dell’Osservatorio Francesco Anghelone

Il 2 Marzo 2022 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Unga) si è riunita in una sessione straordinaria per votare la condanna dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. Il voto, privo di forza giuridica, ha espresso una ferma condanna da parte della comunità internazionale contro le azioni intraprese da Mosca il 24 Febbraio scorso.

Il risultato, in gran parte previsto, ha visto 141 dei 193 Paesi dell’Assemblea esprimersi in favore della condanna, mentre 35 sono stati gli astenuti e 5 i contrari. Tra i 35 Paesi che si sono astenuti figurano ben 17 Stati africani. Un dato che colpisce, ma che non sorprende gli osservatori più attenti. La mancata condanna delle azioni del Cremlino da parte di un numero così elevato di Paesi dell’Africa, infatti, si spiega con l’azione svolta dalla Russia nel corso degli ultimi anni.

L’influenza russa in Africa

Mosca ha infatti ampliato il proprio raggio di azione e la propria influenza nell’area in maniera incisiva, anche grazie agli errori commessi dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, spesso poco attenti alle evoluzioni politiche nella regione. Vladimir Putin, assecondando le insicurezze e le ambizioni dei regimi locali, ha così potuto sfruttare attori locali per i propri interessi politici. L’attivismo di Mosca nella regione nordafricana, così come in quella mediorientale, è parte di una strategia perseguita al fine di rendere la Russia un attore forte sul piano globale.

Tuttavia, molto spesso, le decisioni russe sono figlie di un certo opportunismo tattico più che di una strategia ben definita. Ciò non ha però impedito a Mosca di esercitare un’influenza forte in determinati contesti. In Stati devastati da conflitti decennali, come la Libia e la Siria, il Cremlino ha saputo utilizzare abilmente le forze militari a propria disposizione e ha dialogato con attori locali difficilmente raggiungibili da altri player occidentali.

Il fattore economico

La presenza economica russa si è estesa in diversi settori, che vanno dalle infrastrutture al turismo, sino all’energia, contribuendo, in alcuni casi, a rafforzare fenomeni come clientelismo e corruzione. Un’analisi più attenta relativa all’attivismo di Mosca in Africa e in Medio Oriente rivela tuttavia come la capacità russa di plasmare gli eventi è molto più modesta di quanto si pensi.

Mosca non ha né gli strumenti né la volontà per affrontare i profondi problemi socioeconomici e di governance dell’area. Anche se il Cremlino si compiace di essere al centro di determinate dinamiche politiche o geopolitiche, non ha dimostrato di avere il potere, le risorse o il desiderio di affrontare le cause profondamente radicate di disfunzione e di instabilità della regione. Ciò non ha però, evidentemente, impedito a Mosca di avere alleati leali nella regione, come dimostrato dall’alto numero di Paesi africani che si sono astenuti in occasione del voto di condanna dell’invasione russa all’Assemblea generale dell’Onu.

Marocco e Algeria guardano a Mosca

Particolare interesse ha destato l’assenza, durante il voto, del rappresentante del Marocco, unico Paese del Nord Africa, assieme all’Algeria, a non votare la condanna nei confronti della Russia. Il rappresentante algerino presso l’Onu, Mohamed Ennadir Larbaoui, ha voluto giustificare la scelta del proprio Paese sottolineando come Algeri “segua da vicino l’evolversi della situazione e l’escalation in Ucraina”, e come “sia impegnata nel rispettare i principi e gli obiettivi delle Nazioni Unite, unendosi agli sforzi e agli appelli diplomatici volti a ridurre l’escalation della situazione”.

Da Rabat, invece, una nota del ministero degli Affari esteri, successiva al voto, ha affermato che “il Regno del Marocco segue con preoccupazione l’evoluzione della situazione tra l’Ucraina e la Federazione Russa”, aggiungendo infine che il Paese parteciperà agli aiuti umanitari. Non ha destato particolare scalpore, quindi, la decisione del segretario di Stato americano, Antony Blinken, di fare tappa anche in Algeria e Marocco, durante il suo viaggio nella regione Mena tra il 26 e il 30 marzo 2022.

Oltre ad affrontare questioni di interesse comune, appare chiaro come Washington voglia comprendere cosa si celi dietro la posizione di Algeri e Rabat espressa durante il voto all’Assemblea generale e, soprattutto, quale sia effettivamente la collocazione dei due Paesi in un mondo che diviene sempre più multipolare.

La recente crisi determinata dall’invasione russa in Ucraina avrà effetti profondi sul contesto internazionale, ridefinendo equilibri e alleanze.

Gli effetti della guerra in Ucraina

La guerra scoppiata lo scorso febbraio ha mostrato i primi effetti rinsaldando l’alleanza tra gli Stati Uniti e la maggioranza dei Paesi dell’Unione europea, ma l’Alleanza atlantica oggi ha davanti a sé un mondo multipolare molto complesso.

La Cina e la Russia – per non parlare dell’India – sono elementi con i quali l’occidente dovrà fare i conti, tentando di ridefinire un equilibrio che eviti il ripetersi di crisi come quella attuale.

In un quadro internazionale che si fa sempre più complesso e articolato, è dunque essenziale che gli Stati Uniti e l’Unione europea riconsiderino le proprie strategie e i rapporti con i Paesi terzi, al fine di includere il maggior numero di essi all’interno di un processo di crescita economica e di rafforzamento delle istituzioni democratiche, unici argini al sempre più dilagante autoritarismo.

La posizione assunta da Algeria e Marocco in occasione del voto all’Unga del 2 marzo scorso deve, pertanto, suonare come un campanello di allarme per i governi occidentali. L’Algeria, fortemente legata a Mosca sul piano della difesa, acquistando dalla Russia il 69% dei propri armamenti, negli ultimi anni ha rafforzato i propri rapporti economici e commerciali con Pechino, divenendo il secondo mercato nordafricano per le esportazioni cinesi, dopo l’Egitto.

I due Paesi negli ultimi anni hanno, peraltro, sottoscritto molti accordi di cooperazione in ambito economico. Il Marocco, legato all’occidente da antichi rapporti economici e militari, non vede nella Russia un partner importante. Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, la penetrazione economica cinese nel Regno si è fatta sempre più evidente e oggi gli scambi commerciali con Pechino rappresentano il 17,1% di quelli totali.

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