A difesa di Putin e contro l’“egemonismo” statunitense. Così Xi apre i lavori del forum e rilancia il suo ruolo di federatore dei Paesi emergenti. Dai summit in Germania e Spagna attesa una risposta che dimostri come l’Occidente sia attento alle mosse di Pechino nonostante la guerra in Ucraina

Difesa dell’“amico” russo e critica all’“egemonismo” della Nato e alla “politiche dei blocchi”. Così Xi Jinping ha ribadito la sua visione del mondo nel discorso di apertura pronunciato al Brics Business Forum ritrovando sul palcoscenico virtuale l’omologo russo Vladimir Putin, che da parte sua ha rilanciato l’idea di “una valuta per gli scambi internazionali” alternativa al dollaro e all’euro.

Il leader cinese punta sui Brics – cinque Paesi che rappresentano il 40% della popolazione del mondo e quasi un quarto dell’economia globale – per rilanciare il suo ruolo di federatore dei Paesi emergenti (che tanto emergenti non sono più). Ci sono contatti in corso con Argentina, Senegal, Thailandia, Egitto, Nigeria, Indonesia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Il Global Times, il tabloid in lingua inglese del Partito comunista cinese, nei giorni scorsi ha scritto che Pechino intende “controbilanciare la tendenza dei Paesi occidentali a formare piccole cricche con il G7”. La Cina intende “portare aria fresca nel mondo che include un sistema di governance globale equo invece di uno dominato dall’egemonia americana”.

Ma l’invasione russa dell’Ucraina sembra essere uno spartiacque e potrebbe aver accelerato lo scontro tra modelli, con le democrazie da una parte e le autocrazie dall’altra. E in mezzo ci sono Paesi come l’India, uno dei Brics che però ha notevoli divergenze con la Cina e che sarà ospite su invito del G7 che inizierà nel fine settimana a Schloss Elmau, sulle Alpi Bavaresi. Anche il Sudafrica è nella stessa situazione: membro dei Brics e invitato sul summit dei Sette.

Sottolineare le continue preoccupazioni sulla Cina mentre si aumenta la pressione sulla Russia è la missione dell’incontro in Germania e del successivo summit Nato che si terrà a Madrid nei giorni successivi.

I leader del G7 dovrebbero affrontare tra i vari temi anche le “pratiche economiche coercitive” della Cina, che negli ultimi anni sono diventate ancora più aggressive, ha detto un funzionario citato dall’agenzia Reuters. “La guerra della Russia contro l’Ucraina ha rilanciato le nostre partnership in tutto il mondo”, ha detto un secondo funzionario. “Sta anche dimostrando che l’Ucraina non ci sta facendo perdere di vista la Cina. Anzi, il contrario”. Infatti, l’inclusione, per la prima volta, dei leader di Australia, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda nel vertice Nato ha proprio lo scopo di dimostrare che la guerra in Ucraina non ha distolto l’attenzione delle nazioni occidentali dalla Cina e dal Pacifico. Sempre per questo, il nuovo Concetto strategico che sarà approvato dai leader della Nato a Madrid affronterà le minacce poste dalla Russia e, per la prima volta, dalla Cina.

La Germania, che quest’anno presiede il G7, ha invitato anche Argentina, India, Indonesia, Senegal e Sudafrica a partecipare ad alcune sessioni di lavoro del vertice. I Sette lanceranno una nuova iniziativa infrastrutturale volta a offrire ai Paesi a basso e medio reddito alternative di investimento trasparenti e di alta qualità, hanno dichiarato i funzionari, con un chiaro riferimento al progetto cinese della Via della Seta, criticato per aspetti “coercitivi” e a cui già i G7 dell’anno scorso ha provato a rispondere con l’iniziativa statunitense Build Back Better World a cui è seguita la Global Gateway della Commissione europea.

Al G7 e al summit Nato, dunque, i leader promuoveranno “una visione del mondo fondata sulla libertà e sull’apertura, non sulla coercizione, non sull’aggressione, non sulle sfere di influenza”, ha spiegato uno dei funzionari. “Rafforzeranno la nostra cooperazione su questioni economiche, cyberspazio e quantistica, e in particolare sulle sfide poste dalla Cina”, ha aggiunto.

L’Occidente ha rilanciato un’agenda in cui i valori sono centrali. La Cina, dal canto suo, continua a provare a far leva sui benefici degli scambi economici, anche se ormai in Europa (e in Italia in particolare) questo discorso non fa breccia come pochi mesi fa. Nel mezzo ci sono quei Paesi come l’India che sembrano aver tutto l’interesse a non scegliere definitivamente da che parte stare, anche per ragioni geografiche.

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