Cosa può fare l’Italia per limitare gli impatti del caro energia nei settori manifatturieri? Tanto, secondo Massimo Medugno, direttore generale Assocarta

Giusto un anno fa avremmo potuto scrivere (e, forse, lo abbiamo anche scritto) che la bio-politica (e cioè le nuove norme sul Green Deal) non avrebbe potuto che trasformare anche l’assetto geo-politico.

Quest’anno possiamo certamente affermare che le vicende geo-politiche (il conflitto russo-ucraino) hanno radicalmente mutato il quadro e che l’Unione europea sta cercando di utilizzare la bio-politica, cioè la sostenibilità e la decarbonizzazione per affrontare anche il mutato quadro geo-politico.

Scriviamo queste considerazioni guardando ad una settimana in cui il governo dovrà valutare la situazione degli approvvigionamenti di gas in ragione dei nuovi tagli dalla Russia.

Può bastare solo la bio-politica? Evidentemente no. Le stesse conclusioni del Consiglio europeo dello scorso 31 maggio, richiedono agli Stati membri di ricorrere prioritariamente alle riserve nazionali per fronteggiare il caro gas e per contribuire ad assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti.

Cosa può fare l’Italia? Molto. Ad esempio attuare quanto previsto dall’art. 16 del DL Energia del 1° marzo 2022, convertito nella Legge 27 aprile 2022 n. 34. relativamente alla “Gas Release”, misura strutturale di contrasto alla crisi energetica. Recentemente le associazioni manifatturiere di Confindustria, che rappresentano industrie ad alta intensità di energia, hanno già chiesto nuovamente al governo e alle amministrazioni competenti di attuare quanto previsto dal citato art. 16 del DL Energia.

I decreti attuativi dovevano essere adottati nel termine di 30 giorni per rendere disponibile, a prezzi competitivi (pre-crisi, gennaio 2021), una quota di produzione aggiuntiva di gas nazionale alle imprese esposte al rischio delocalizzazione. L’incremento della produzione di gas nazionale, oltre a garantire una equa remunerazione ai produttori, rappresentava un formidabile strumento di reshoring e attrattività degli investimenti per politica industriale del Governo sul piano strutturale.

Senza questa misura strutturale molti comparti manifatturieri (e il settore della carta), dalle cui produzioni dipendono innumerevoli filiere, non saranno in grado di continuare a sopportare la crisi dell’energia che non accenna a rientrare dalla fase acuta. Pur apprezzando gli indirizzi dell’azione del governo a supporto di questi comparti, resta l’urgenza di attuare senza ulteriori ritardi queste misure fondamentali.

Le amministrazioni di Francia, Germania e Spagna hanno reso operative, in modo semplice ed efficace, le misure per contenere i prezzi energetici decise negli ultimi mesi. Nella penisola iberica è addirittura vigente un “price cap”, giustificato da particolari condizioni, ma che sarà fonte di inevitabili distorsioni.

La gas release adottata governo italiano, non può essere vanificata, per l’ennesima volta, da procedure amministrative del tutto inadeguate alla grave crisi che sta colpendo il sistema produttivo italiano. In questa emergenza che richiede tempestività di azione, il differenziale di prezzo dipende soprattutto dall’efficienza della nostra macchina amministrativa.

Nella recente relazione del governatore della Banca d’Italia il termine incertezza ricorre molto spesso. È vero, dopo il periodo della pandemia, la guerra in Ucraina ha spazzato qualche certezza che stavamo recuperando ed ha aperto al tempo dell’incertezza e dell’emergenza continua.

Alle imprese e agli imprenditori non resta che cogliere questa ulteriore sfida. In questa sfida non possono e non devono essere lasciati soli. Le imprese e gli imprenditori devono essere accompagnati, ancora di più, dall’azione della politica e dell’amministrazione. In questa emergenza che richiede tempestività di azione, l’incertezza viene aumentata dalla minor efficienza della nostra macchina amministrativa.

Non possiamo permettercelo a causa dell’emergenza geo-politica e della bio-politica, che chiede di andare sempre più veloci sulla strada della decarbonizzazione, con l’obiettivo di incassare un doppio dividendo. Se le autorizzazioni fossero rilasciate in tempi ragionevoli, se le misure già previste fossero prontamente attuate le imprese e gli imprenditori potrebbero avere qualche strumento in più.

Se l’”ordinario” fosse attuato, anche i provvedimenti “straordinari” avrebbe più facilità di “messa a terra”. Se i provvedimenti urgenti (ad esempio Gas Release, Electricity Release) fossero attuati con tempestività l’incertezza non scomparirebbe, ma non aumenterebbe. Va aggiunto che ad ogni vertice europeo, alla presentazione di ogni pacchetto legislativo – quindi mese dopo mese – le riduzioni alle emissioni vengono tagliate di un 5-10%. Mentre, a livello territoriale, magari stiamo ancora attendendo che venga autorizzato un impianto fotovoltaico o che vengano emanate le attese misure per promuovere l’impiego del biometano all’interno nei settori energivori e che utilizzano la cogenerazione.

L’incertezza aumenta non tanto per l’introduzione di obiettivi più stringenti – certo anche per questo – ma per questa continua attività di revisione di obiettivi e limiti. Ciò influenza fortemente la programmabilità delle imprese e aggiunge incertezza ad incertezza.

È un po’ quello che è accaduto al Parlamento europeo l’8/9 giugno in cui la Relazione approvata dalla Commissione Ambiente in materia di ETS e CBAM (contenente una forte riduzione delle allocazioni gratuite e l’introduzione del CBAM per tutti, contrariamente alla proposta originaria già ambiziosa), non è stata approvata in plenaria per una serie di “coincidenze”. Se approvata definitivamente avrebbe comportato la delocalizzazione delle imprese coinvolte, creando ulteriori dipendenze, oltre a quella energetica. Vedremo quel che accadrà nella nuova votazione fissata per il 22-23 giugno.

D’altro canto l’industria manifatturiera con grande intensità sta cercando di migliorare la decarbonizzazione dei cicli proponendo diverse formule di Electricity Release di energie rinnovabili (certo ad un prezzo equo, che non può essere quello determinato dal costo marginale del gas), l’utilizzo del biometano nei settori manifatturieri (ma la misura sembra essere ferma a Bruxelles dalla DG Competition), un maggiore impulso alla forestazione per fissare la CO2 per promuovere la gestione del territorio e produrre più biomasse in ossequio alla prima Strategia Forestale Nazionale adottata nel 2021.

Tutti temi che sono al centro della riflessione quotidiana dell’industria manifatturiera e anche della prossima Assemblea di Assocarta del 24 giugno a Roma, dal titolo “Energie per la Transizione”.

Antonio Genovesi, già nel XVIII secolo, uno dei fondatori della moderna scienza economica (e dell’economia civile), cosi scriveva: “Veniam’ora a’ mezzi più particolari, per cui si può spingere la gente ad essere industriosa e lavoratrice. La prima massima per riguardo a questa cura è che il legislatore ne facci uno de’ principali punti del suo Codice, e che più ancora, che le altre leggi, raccomandi ai prefetti ai magistrati quelle d’economia, siccome sostegno e alimento di tutte le altre” (Antonio Genovesi, Lezioni di economia civile).

E, qualche pagina, più avanti riportava l’esempio l’esempio di una società di Dublino, che distribuiva premi all’agricoltura e alla manifattura che recasse utilità, splendore alla patria e, tra l’altro, a chi fabbricasse la miglior carta.

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