L’uomo è sempre più vicino a tornare sulla Luna dopo più di 50 anni dalla missione Apollo 11. È stata infatti completata la prova generale del razzo di Artemis, ma il test è stato interrotto con qualche secondo di anticipo a causa di una perdita di idrogeno. Se i tecnici riusciranno a risolvere l’intoppo, la prima missione lunare del programma della Nasa potrà avvenire a settembre

La corsa alla Luna procede secondo i piani, o quasi. Il razzo della missione Artemis della Nasa, pronto a riportare l’essere umano sul satellite terrestre questa volta per restarci stabilmente, è riuscito a portare a termine in due giorni la prova generale, caricando per la prima volta completamente i serbatoi del razzo alto 98 metri, utilizzando circa tre milioni di litri di propellente liquido (idrogeno e ossigeno). Tuttavia, qualcosa è andato storto nella piattaforma di lancio 39B del Kennedy space center in Florida e si è registrata una perdita di idrogeno in un raccordo tra lo stadio centrale del sistema di lancio Space launch system (Sls) – il più grande mai costruito dalla Nasa – e il lanciatore mobile. Il piccolo incidente ha fatto fermare il conto alla rovescia prima del previsto, circa 20 secondi rispetto al programma iniziale.

Una piccola perdita rallenta il countdown

I tecnici impegnati a supervisionare il test hanno provato a venire incontro all’inconveniente della perdita di propellente riscaldando e poi raffreddando nuovamente il raccordo, ma senza successo. Allora si è optato per “mascherare” il segnale della perdita, così da non interrompere il countdown prima del dovuto e continuare a svolgere il test per più tempo possibile. Ma l’operazione ha comunque richiesto di stoppare il conto alla rovescia per alcune ore prima di riprendere per gli ultimi dieci minuti del test. Ciononostante, la prova generale per Artemis si può reputare positiva dal momento che ha validato diverse fasi significative, dalla pressurizzazione dei serbatoi al passaggio dell’alimentazione a batteria, fino all’attivazione dell’unità di alimentazione ausiliaria dello stadio centrale. Anche se non si sono potuti attivare i booster a combustibile solido che forniscono la maggior parte della spinta durante il lancio, poiché era un’operazione da svolgersi negli ultimi secondi del countdown che sono però stati cancellati.

Il test

Ma cosa significa fare il test di un lancio spaziale? Si tratta di una sorta di prova generale in cui vengono fedelmente riprodotte tutte le numerose fasi che precedono un lancio in orbita, ma interrompendo il processo a 10 secondi dall’accensione dei motori. Una prova simile per Artemis era già stata tentata nel mese di aprile, ma in quell’occasione i problemi tecnici riscontrati non avevano permesso di concludere il test, rinviando le prove generali a giugno. Ora, se venisse risolto l’inconveniente della perdita di idrogeno e tutto procedesse come da programma, il primo volo della missione Artemis-1 potrebbe svolgersi a settembre per portare la capsula senza equipaggio Orion nell’orbita lunare.

L’Italia e il programma Artemis

Il programma Artemis della Nasa punta a riportare il prossimo uomo e la prima donna sulla Luna entro il 2025 e getterà le basi per una presenza a lungo termine sulla superficie del satellite, dove convaliderà anche i sistemi abitativi nello spazio profondo, indispensabili per le future missioni su Marte. La missione, che prende il nome dalla dea greca Artemide, fa affidamento al vettore Sls che trasporterà Orion, la capsula composta da un modulo di comando e uno di servizio realizzata dall’Agenzia spaziale europea (Esa), con un’importante partecipazione dell’industria italiana. Thales Alenia Space (joint venture tra la francese Thales al 67% e Leonardo al 33%), infatti, ne ha curato infatti la struttura e i sottosistemi critici del modulo, in cui è ricompresa la protezione dai micrometeoriti e debris spaziali e il controllo termico, parti fondamentali per garantire le condizioni vitali e di sicurezza per gli equipaggi che parteciperanno alle future missioni di Artemis.

Non solo, l’Italia si occuperà anche dei primi moduli abitativi grazie a un accordo di cooperazione bilaterale firmato dall’Asi e dalla Nasa, per realizzare uno studio dedicato alla progettazione delle capacità abitative dei “Lunar Surface Multi-Purpose Habitation Modules”, proposti dall’Asi. L’accordo è stato firmato recentemente dal presidente dell’Asi, Giorgio Saccoccia, e dall’amministratore della Nasa, Bill Nelson in occasione della sua visita in Italia. Per il futuro, inoltre, attraverso l’Esa, il nostro Paese parteciperà alla realizzazione del modulo abitativo I-Hab per il Lunar Gateway, un progetto guidato nuovamente da Thales Alenia Space. L’azienda, sempre attraverso l’Esa, è anche coinvolta nel progetto per sviluppare un sistema per la produzione di ossigeno direttamente sulla Luna utilizzando l’elettrolisi del sale fuso per estrarre ossigeno dalla “regolite” (roccia lunare) al fine di sostentare le future colonie lunari.

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