Il Parlamento europeo ha bocciato diversi punti chiave del pacchetto Fit for 55, rallentando la corsa europea verso la transizione ecologica. I socialisti hanno deciso di affossare il tutto dopo che i conservatori hanno tentato di ammorbidire le riforme. Approvato il divieto di vendere auto a benzina e diesel dal 2035

Mercoledì gli europarlamentari hanno votato contro una serie di posizioni che costituivano la spina dorsale di Fit for 55, il pacchetto-legge presentato dalla Commissione la scorsa estate, che avrebbe dovuto abbattere le emissioni europee del 55% entro il 2030. Un fallimento per il piano alla base del Green Deal europeo, che ora deve tornare al tavolo dei progetti a Bruxelles.

La prima vittima è stata la riforma del sistema Ets, il mercato dei certificati di emissione dell’Ue, che ne avrebbe esteso la portata (leggi: costi aggiuntivi) anche ai domicili e ai trasporti personali. Socialisti (S&D), Renew e Verdi hanno votato contro dopo che i Popolari del Ppe, d’accordo con i conservatori di Ecr e l’estrema destra di Id, hanno fatto passare degli emendamenti per annacquare la misura. 340 voti contro, 265 a favore e 34 astenuti.

Nell’emiciclo sono volate accuse. “È un pessimo giorno per questo Parlamento”, ha dichiarato il relatore della riforma Ets, Peter Liese, dei Popolari, tacciando i progressisti di voler esagerare nel tagliare il numero di permessi in circolazione (cosa che ne avrebbe aumentato il costo). Visto anche l’aumento dei prezzi dell’energia in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, l’ala conservatrice del Parlamento preme da mesi per ammorbidire le misure più “potenti” di Fit for 55.

Al j’accuse di Liese la leader dei Socialisti Iratxe García ha ribattuto che non poteva aspettarsi di annacquare la riforma Ets sfruttando i voti dell’estrema destra, per poi chiedere i voti del suo partito (alleato secondo la “maggioranza Ursula”) e sperare di far approvare il tutto. Altri esponenti di area hanno accusato i conservatori di essersi piegati alla pressione dell’industria dei combustibili fossili. Tra i progressisti del Parlamento europeo si percepisce l’urgenza di tenere alta l’ambizione climatica.

Dopodiché è partita la reazione a catena. Sepolta la riforma del sistema Ets, gli europarlamentari hanno deciso di cestinare altre due misure strettamente interconnesse, ossia l’introduzione della Cbam – la tassa di aggiustamento del carbonio al confine, creata per evitare il dumping di emissioni extra-Ue – e la creazione di un Fondo sociale per il clima, pensato per sostenere le fasce più povere nel processo di transizione.

Si tratta di un netto rallentamento nel processo di transizione ecologica, almeno per come se l’era immaginato la Commissione nel 2021. Fit for 55 torna al mittente e i negoziati al Parlamento dovranno ripartire da zero. In una nota gli europarlamentari leghisti Marco Zanni e Marco Campomenosi hanno parlato di “un clamoroso fallimento consumatosi in aula, su quello che da sempre è un cavallo di battaglia di questa Ue […] una figuraccia per la Commissione europea e per la maggioranza che con arroganza e supponenza ha provato a calare dall’alto proposte senza efficacia nella tutela ambientale, che si tradurrebbero però in nuove tasse, obblighi e imposizioni a carico di imprese, lavoratori e famiglie”.

In serata, tuttavia, il Parlamento ha approvato una misura per ridurre le emissioni delle auto nuove del 100% nel 2035; nei fatti, un divieto di vendere auto a benzina e diesel a partire da quella data. Anche in questo caso il Ppe ha sostenuto un emendamento per ridurre la cifra al 90%, che però non è passato.

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