L’umanità avanza rapidamente verso un mondo in cui i computer funzionano più o meno come il cervello umano, e dove i robot sono in grado di svolgere compiti troppo difficili o pericolosi per noi umani. Ci attende un futuro straordinario, oppure stiamo solo avanzando verso la nostra sostituzione? L’analisi di Giancarlo Elia Valori

L’umanità è davvero sull’orlo di un futuro eccitante ma potenzialmente terrificante?
Parte degli studiosi dice di sì, ma essi basano la loro previsione non su ciò che sta accadendo attualmente nelle università e laboratori di robotica in tutto il mondo, ma sulla loro convinzione che una rivoluzione robotica è già avvenuta.

Nelle religioni antiche e nei miti si parla di tante entità costruite artificialmente e spesso sono raffigurate come strumenti di protezione, ma a volte capita che si ribellino a chi li ha creati con conseguenze disastrose.

Afferma il rabbino statunitense Ariel Bar Tzadok, fondatore della Scuola Kosher Torah: “C’è una leggenda che esiste dall’alba dei tempi: mi riferisco al Golem. Si tratta di una fonte di vita artificiale proveniente da materiale inanimato che poi prende vita. Il Golem è stato creato per mezzo di una tecnologia antica di cui erano a conoscenza i maghi del faraone, Mosè, i rabbini del Talmud e i rabbini della Cabala in Europa”.

Tutti loro hanno portato in vita il Golem grazie a una magia scrivendo nel nome di Dio sulla fronte della creatura; così il Golem ha preso vita ed è stato un valoroso guerriero e difensore del Popolo. Il Golem è stato utile finché non ha iniziato a perdere il controllo finendo per impazzire. A quel punto coloro che lo hanno animato sono costretti a ricorrere nuovamente alla magia per renderlo inoffensivo. Si tratta di un racconto molto interessante: fa pensare ai robot e all’intelligenza artificiale.

Un altro esempio ancora più ammonitore arriva dalle antiche leggende greche sul dio Efesto: conosciuto come il fabbro degli dèi si dice che abbia forgiato un gigantesco automa di nome Talo con il compito di proteggere l’Isola di Creta. Efesto anche creato servitori artificiali che lo aiutavano nella sua fucina. La sua creazione più importante però riguarda una donna che secondo la leggenda ha cambiato per sempre il destino dell’umanità: Pandora. Ella è stata forgiata nell’argilla da Efesto che con l’aiuto della dea Atena riesce ad animarla attraverso il soffio vitale che la rende un essere vivente a tutti gli effetti. Zeus però si sente turbato da quel essere creato artificialmente ed è per questo che decide di farle un regalo e le consegno un vaso. Non appena Pandora lo apre tutti i mali del mondo volano via.

Il mito di Pandora assume importanza tra i progettisti di intelligenza artificiale. Alcuni temono che un’entità dotata di intelligenza artificiale prenda il sopravvento trasformandosi in una minaccia, e sono convinti di questo anche personaggi come Elon Musk e Stephen Hawking.

Anche se il concetto di macchina dotata di coscienza umana potrebbe farci rabbrividire in molte religioni orientali il giudizio cambia radicalmente. Nello sciamanesimo coreano – antica religione praticata da molti ancora oggi – gli oggetti possono essere posseduti da spiriti sacri pervasi da un’energia che gli umani non hanno. Allo stesso modo i praticanti della religione giapponese nota come scintoismo ritengono che gli spiriti ultraterreni chiamati Kami (oggetti di venerazione) siano in grado di vivere praticamente dentro qualunque oggetto e dargli vita.

Izumi Hasegawa – sacerdotessa scintoista – dice: “L’antico popolo giapponese così come quello moderno crede che ci sia uno spirito in ogni cosa: anche uno smartphone come un iphone, hanno una forza vitale così come un computer. Crediamo nell’intelligenza artificiale di una macchina, sentiamo che così: è tutto questo ci piace. In ciò siamo profondamente differenti dagli occidentali per i quali una macchina è una macchina”.

Heather Roff dell’Università di Cambridge: “La frase: ‘Ehi, Siri, come sarà il tempo oggi?’ è un esempio di intelligenza artificiale, ossia un algoritmo che elabora il linguaggio naturale, lo trasforma in codice informatico che cerca nel web e fornisce il dato. È stato complicato riuscire ad elaborare il linguaggio dell’uomo e in effetti l’obiettivo è stato raggiunto da pochi anni, ma con ottimi risultati che sono stati conseguiti anche nel campo del riconoscimento facciale e della codifica del segnale vocale”.

Se si crea un’entità che si comporta come noi, che ha proprie capacità percettiva e personale conoscenza del mondo, si crede che dovrebbe essere considerata un entità intelligente e consapevole.

Per certi versi la nostra società è in via di trasformazione: i computer accompagnano il nostro quotidiano e la tecnologia è destinata a diffondersi sempre più e l’intelligenza artificiale che ne è parte è deputata a trasformarsi del tessuto stesso della nostra realtà. È certo che dovremmo prenderci una pausa per riflettere sul tipo di intelligenza che stiamo creando. Ciò che sappiamo è che stiamo iniziando a cedere il controllo di alcune cose alle macchine senza aver compreso quali siano le conseguenze. Progettando macchine sempre più intelligenti gli esseri umani potrebbero creare una nuova forma di vita che col tempo si evolverà ben oltre lo scopo a noi adesso utile e finendo per sostituirsi a noi.

Università di Princeton, 1950. Lo scienziato pioniere dell’informatica Alan Turing sta sviluppando un test progettato per distinguere l’uomo dalla macchina. Il tester consiste nel collocare due soggetti avversari davanti a uno schermo senza possibilità di vedersi l’uno con l’altro. Dal momento che i due giocatori non si possono vedere, non sanno se siano esseri umani o meno. Se il giocatore artificiale riesce a imitare una conversazione abbastanza a lungo, tanto da indurre un avversario a credere di interagire con qualcuno in carne e ossa, allora quel giocatore ha superato il test.

Quando Alan Turing propose per la prima volta il test nel predetto anno, inizialmente – dai soliti parrucconi che non mancano mai – fu visto e considerato a mezza strada fra una ragazzata da nerd e una speculazione filosofica. L’idea che una macchina potesse essere scambiata per un essere umano era impensabile. Però nel giugno 2014 la fantascienza futuristica è diventata un fatto scientifico quando un programma per computer, Chat bot, ha superato il Test di Turing.

Progettato per somigliare in tutto e per tutto a un tredicenne ucraino, il chatter bot di nome Eugene Goostman riesce a convincere molti giudici di essere un adolescente in carne e ossa. La macchina che ha superato il Test di Turing nel 2014 vestiva i panni di un ragazzo ucraino di 13 anni: forse il fatto che si esprimesse in una lingua non sua ha permesso di farla franca nonostante gli errori. Ad ogni modo le macchine stanno diventando sempre più brave a imitare l’essere umano ed è complicato cogliere le differenze.

Un altro incredibile salto nell’Intelligenza artificiale è avvenuto meno di due anni dopo, quando un programma noto come AlphaGo sconfigge il campione mondiale di un antico gioco da tavolo cinese chiamato Go. Go è un gioco astratto di strategia da tavolo famoso in Asia e a quanto pare è molto più complicato degli scacchi. Molti esperti di intelligenza artificiale erano convinti che sviluppare un sistema in grado di battere un essere umano in questo gioco avrebbe richiesto altri 30-50 anni, dato che necessita di un livello di intuito e creatività altissimi. La versione successiva del programma, chiamata AlphaGo Zero è stata progettata per giocare senza l’aiuto di informazioni su altri giochi umani, né interagendo con giocatori in carne e ossa. Il programma ha imparato giocando contro se stesso, e in tre giorni è stato in grado di sconfiggere il suo predecessore AlphaGo per 100-0.

Anche i successi di AlphaGo Zero e lo strenuo lavoro dei ricercatori sul tema della superintelligenza hanno convinto gli anzidetti Stephen Hawking ed Elon Musk a mettere in guardia il mondo sul pericolo che una volta diventata più intelligente degli umani sarà impossibile controllare l’Intelligenza Artificiale.

L’umanità avanza rapidamente verso un mondo in cui i computer funzionano più o meno come il cervello umano, e dove i robot sono in grado di svolgere compiti troppo difficili o pericolosi per noi umani. Ci attende un futuro straordinario, oppure stiamo solo avanzando verso la nostra sostituzione?

La mano invisibile della tecnologia guida l’umanità verso un futuro incerto: un futuro in cui gli esseri umani saranno serviti da computer e robot con intelligenza e in completa autonomia. Alcuni studiosi e scienziati hanno opinioni diverse in proposito. Per qualcuno i pericoli dell’intelligenza artificiale superano i benefici; altri invece sostengono che è necessaria se vogliamo compiere il nostro destino e andare oltre i confini terrestri per esplorare e cercare materie prima che sulla Terra sono in fase di esaurimento.

Menlo Park, California, 16 giugno 2017: Laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale di Facebook. È in corso un esperimento per vedere cosa accade quando due ChatBot – programmi che utilizzano l’apprendimento automatico per comunicare in modo intelligente con gli umani on line – parlano tra loro. Dopo pochi minuti dall’inizio dell’esperimento i ChatBot iniziano a comportarsi in maniera inaspettata: interagendo in un modo che i programmatori non riescono a capire.

I programmatori non comprendevano lo svolgersi delle cose, poi grazie allo sviluppo di un modello è stato possibile apprendere di cosa si trattasse: i due ChatBot avevano creato un linguaggio. In seguito all’esperimento, gli ingegneri hanno scoperto che i programmi avevano creato un linguaggio completamente nuovo e sconosciuto ai supervisori, per poter comunicare in segreto. Questo perché i ricercatori di Facebook non avevano detto ai computer che i due ChatBot non potevano sviluppare una propria lingua, e quindi i due ChatBot hanno sviluppato un loro idioma. Però questo ha allarmato tutti, e si è preferito interrompere l’esperimento perché non si voleva che i computer parlassero tra loro senza essere compresi. Da allora è stato detto ai computer che dovevano comunicare in inglese.

Bisogna ammettere che quanto accaduto ha dell’incredibile. In pratica se due computer dotati di intelligenza artificiale iniziano a interagire tra loro, è possibile che sviluppino un codice di comunicazione, ossia una lingua segreta che solo loro possono intendere. Ciò che è accaduto è solo la punta dell’iceberg. È come sbirciare appunto dentro il vaso di Pandora richiudendolo subito dopo. Se bastano due ChatBot per prendersi gioco degli umani cosa accadrà a breve dal momento che lo stesso tipo di tecnologia si sta applicando a ogni altro settore della società?

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