Hilarion è stato cacciato dalla sua posizione di numero due della chiesa ortodossa russa per aver osato, negli stessi giorni in cui si decidevano le sanzioni Ue, andare in Ungheria a parlare con il cardinale cattolico Peter Erdo, che molti considerano papabile. Adesso Hilarion in Ungheria dovrà restarci, in esilio

Non gli è valso a niente aver ottenuto a febbraio 2022 l’ordine di Nevskij dalle stesse mani del presidente Putin. Non è stato sufficiente. Con l’entrata in guerra contro l’Ucraina, il Patriarca oligarca di Mosca Kirill ha ripreso saldamente in mano i rapporti con lo “zar” e il controllo del Patriarcato. Così pochi giorni dopo aver schivato le sanzioni Ue grazie al veto del leader ungherese Orban, Kirill ha cacciato Hilarion dalla sua posizione di numero due della Chiesa ortodossa russa declassandolo a semplice arcivescovo, per di più  fuori dalla Russia.
Proprio a Budapest dove nell’ottica di Kirill non potrà  fare molti danni perché evidentemente un alleato  di Kirill a Budapest c’è ed è uno solo, Orban. Una mossa sancita dal Santo Sinodo di Mosca che ha rimpiazzato Hilarion con il giovanissimo Antonij (36 anni), ex segretario dello stesso Kirill, arcivescovo ortodosso di Parigi e con un importante ruolo in passato presso le diocesi ortodosse russe italiane.
Con ciò stesso Kirill ha posto Antonij in pole position per la successione a numero uno, come avvenuto tra Alessio II e lo stesso Kirill. Secondo don Stefano Caprio docente di storia e cultura russa al Pontificio Istituto Orientale ed uno dei più grandi conoscitori del mondo russo e del Patriarcato di Mosca in Italia, “c’è una costante nel comportamento del Patriarca nei confronti dei suoi più stretti collaboratori che ogni tanto, senza preavviso, e spesso a seconda degli umori, vengono spostati e inviati in altri posti e per altri incarichi”.
Nel caso di Hilarion – almeno per quanto ci è dato di capire – l’umore è dato dal fatto che il metropolita era troppo indipendente, prendeva iniziative troppo per conto suo, soprattutto nel cercare di aprire vie di dialogo e rapporti diplomatici. In fondo era il suo lavoro. Però non è stato gradito nel momento in cui il Patriarca prendeva posizioni più rigide e intransigenti nei confronti della guerra. Il professor Caprio aggiunge  che adesso per il Vaticano “diventa  sempre più difficile mantenere i rapporti con i russi. La Santa Sede ha fatto di tutto per non rompere le relazioni, però è difficilissimo”.
Ecco, Hilarion ha osato, negli stessi giorni in cui si decidevano le sanzioni Ue, andare proprio in Ungheria a parlare con il cardinale cattolico Péter Erdő, un esponente della gerarchia il cui ruolo è molto cresciuto a partire dalla celebrazione dell’ultimo Congresso eucaristico lo scorso autunno. Un cardinale che molti considerano papabile. Adesso Hilarion in Ungheria dovrà restarci, in esilio.
In ogni caso il punto vero è che Papa Francesco  aveva ribadito il 29 maggio in un biglietto autografo inviato al presidente dell’associazione russa degli antichi credenti (legata al metropolita Hilarion) di voler andare a Mosca.
Il giorno dopo, l’influente amico di Putin Serghej Markov, interpellato sull’iniziativa di Salvini di  andare a Mosca, ha dichiarato al Corriere della Sera che il patriarca Kirill aveva espresso un giudizio non positivo sulla visita di Francesco.
Insomma, il siluramento di Hilarion è anche uno schiaffo per Francesco.
(Foto: Papa Francesco e il patriarca Hilarion. Da https://www.vaticannews.va/)
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