Tempi di fornitura e raffreddamento dei rapporti tra aree del mondo rappresentano una sfida per le aziende dei due Paesi, spiega la presidente della Camera di Commercio Italo-Germanica. Le aziende stanno lavorando per accorciare le catene portandole in area europea

Il caro prezzi dell’energia e delle materie prime, una dinamica che le notizie di questi giorni sulle forniture di gas sono destinate ad alimentare e a cui si somma la crisi del grano. Davanti a questo quadro i cui soggetti dominano i timori delle imprese arrivando a far passare in secondo piano fattori tradizionalmente rilevanti per le aziende italiane (come la mancanza di manodopera qualificata), servono “strategie comuni tra Italia e Germania”. A spiegarlo a Formiche.net è Monica Poggio, presidente di AHK Italien (Camera di Commercio Italo-Germanica) e amministratrice delegata di Bayer in Italia, a margine della sedicesima edizione del Forum Economico Italo-tedesco, il tradizionale appuntamento di AHK Italien dedicato alle principali dinamiche che interessano i rapporti tra Italia e Germania.

Oltre a strategie comuni, continua, servono anche “piani d’azione europei, per far fronte alla situazione, accelerando l’uscita dalla dipendenza dalle fonti fossili russe e permettendo di continuare a lavorare sugli obiettivi energetici e ambientali che Europa e aziende si sono prefisse”. Una soluzione c’è: RepowerEU. Ma basta? “È una risposta con misure utili nel breve termine, ma dovremo ragionare anche con uno sguardo di più lungo respiro”, risponde.

Dal “business outlook” di maggio di AHK Italien sulle previsioni e percezione delle imprese emerge come nel lungo termine le aziende sembrino prevedere, più profondamente, una rimodulazione dei rapporti economici tra aree del pianeta. Le rilevazioni “mostrano chiaramente che le aziende si aspettano cambiamenti strutturali dei rapporti economici globali”, commenta Poggio. Qualcosa di simile è avvenuto durante le fasi più acute della pandemia, “e nel 2021 l’interscambio italo-tedesco ha fatto registrare livelli record anche per effetto di un ritorno in Europa di alcune produzioni”, prosegue. Ma alcuni aspetti sono mutati: “Oggi notiamo che queste preoccupazioni non si legano solo ai tempi di fornitura, ma anche a un raffreddamento dei rapporti tra aree del mondo, politici prima ancora che economici”, riflette guardando a dinamiche di un mondo in trasformazione che potrebbe star virando verso uno scontro tra modelli, democrazie da una parte e autocrazie dall’altra. Davanti a queste trasformazioni, “molte aziende italiane e tedesche affermano che hanno intrapreso, o intraprenderanno, una rimodulazione delle proprie linee di fornitura o di produzione, prevedendo di accorciare le catene portandole in area europea”, spiega.

Lo studio presentato oggi sulle catene del valore italo-tedesche, realizzato con Kpmg, conferma che la sostenibilità è uno dei fattori chiave della trasformazione e dell’evoluzione delle supply chain: le aziende ne sono consapevoli e tre quarti dei rispondenti dichiarano che il cambiamento climatico e le relative regolamentazioni influiscono e continueranno a influire sulle catene del valore. Tra le principali dinamiche segnalate alla luce dei rivolgimenti più recenti, un aumento dei costi e dei tempi delle forniture e la necessità di rivedere il proprio parco di fornitori. Oltre il 70% delle aziende ritiene però che gli attori delle proprie catene di fornitura non siano ancora del tutto pronti ad affrontare le trasformazioni in atto e che siano necessari ulteriori adeguamenti. A pesare, al momento, è soprattutto un aumento generalizzato dei costi, legato a energia, materie prime e logistica.

Guardando ai rapporti bilaterali, Italia e Germania stanno lavorando a un accordo per rafforzare il partenariato. Si tratta di “economie interconnesse in maniera profonda, con forniture e produzioni estremamente intersecate”, commenta Poggio. “Con questa consapevolezza, non possiamo che essere favorevoli a ogni rafforzamento dei rapporti italo-tedeschi. I due Paesi hanno bisogni e priorità simili, tanto in termini di innovazione dei propri sistemi quanto sul fronte della transizione ecologica ed energetica. Siamo i due motori manifatturieri d’Europa, costituiamo spesso un’unica catena del valore: la partnership è necessaria”. Rafforzare l’asse Italia-Berlino è un assist per il mercato europeo. La presidente di AHK Italien ne è convinta: “Gli effetti di questi rapporti, per giunta, non giovano solo a Roma e Berlino, ma a tutto il mercato unico europeo, visto il ruolo di traino della Germania e le potenzialità a lungo termine dell’intensificarsi dei rapporti italo-tedeschi. Senza contare il ruolo virtuoso che i due Paesi possono svolgere anche a livello politico, facendosi fautori di proposte comuni a livello Ue”, conclude.

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