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Così l’assassinio di Abe cambia il Giappone. Parla Govella (GMF)

Kristi Govella, vicedirettrice del programma Asia del German Marshall Fund, sull’omicidio: “Credo che molti giapponesi considerino questo fatto come un incidente isolato, e non come parte di una tendenza generale”. La guerra in Ucraina, il rapporto con l’Europa e le questioni interne

Ci sono state notevoli falle nella protezione dell’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe, assassinato durante un comizio elettorale nella città di Nara. A dirlo in una conferenza stampa è stato Tomoaki Onizuka, capo della polizia locale, il giorno dopo l’attentato. “È innegabile che ci siano stati problemi nella sicurezza”. Nei giorni scorsi, Nikkei ha analizzato i due minuti e ventisei secondi che hanno portato all’omicidio concludendo che le guardie del corpo dell’ex primo ministro hanno gravi responsabilità.

Formiche.net ha chiesto a Kristi Govella, vicedirettrice del programma Asia e senior fellow al German Marshall Fund of the United States, quali impatto l’assassinio potrebbe avere sulla politica e sulla società in Giappone.

Com’è stato percepito l’omicidio?

Il Giappone è considerato una società molto sicura. Le leggi sul possesso di armi sono molto severe e in generale il tasso di criminalità è molto basso. Quando i politici fanno campagna elettorale, sono a stretto contatto con il pubblico, senza molta sicurezza. Per questo è stato un evento davvero scioccante.

Quali potrebbero le conseguenze sulla politica e sulla società?

Probabilmente porterà a regole più severe sulla sicurezza dei politici. Ma credo che molti giapponesi considerino questo fatto come un incidente isolato, e non come parte di una tendenza generale.

Anche la guerra in Ucraina ha alimentato l’attenzione dei giapponesi verso le questioni di sicurezza?

Dopo la guerra in Ucraina, è vero che i giapponesi sono molto più consapevoli dei pericoli che esistono nel sistema internazionale e delle possibili conseguenze interne per il Giappone. Ora sarà più facile per i politici giapponesi giustificare l’aumento della spesa per la difesa, per esempio.

Possiamo definire il Giappone, membro del G7, un Paese occidentale o la divisione Ovest-Est è ormai superata, o al massimo parte della narrativa cinese?

Il Giappone si considera un ponte tra Occidente e Oriente. Per esempio, nella guerra in Ucraina, abbiamo visto il Giappone agire con gli Stati Uniti e l’Unione europea per opporsi alle violazioni delle regole internazionali. Ma d’altra parte, il Giappone è un Paese molto asiatico e si considera anche un forte partner nell’Indo-Pacifico.

Quanto è importante per il Giappone la connessione tra Indo-Pacifico ed Europa?

Il Giappone vuole creare un ponte tra l’Indo-Pacifico e l’Europa. Questo è uno dei motivi per cui ha reagito in maniera così forte alla guerra in Ucraina. In un momento in cui i Paesi europei guardano sempre più all’Indo-Pacifico, il Giappone vuole sottolineare che ciò che accade in Europa è importante per l’Indo-Pacifico e viceversa.

È una delle eredità di Abe?

Il rafforzamento delle relazioni tra Europa e Giappone sarà una delle eredità di Abe. Sarà ricordato come il leader che ha dimostrato la capacità del Giappone di assumere la leadership su questioni come il commercio e di costruire connessioni con altri Paesi. I suoi risultati in politica estera sono molto più solidi di quelli in politica interna, che sono stati più contrastanti.

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