Nel 2012 dall’ex ministro dell’Ambiente erano state presentate al Cipe le linee guida per la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che prevedevano misure per la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio. Quasi dieci anni dopo l’Ue ha adottato la “Strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici”, con lo stesso criterio alla base delle linee guida approvate dal Cipe… L’intervento di Corrado Clini

Il 12 dicembre 2012 avevo presentato al Cipe, che aveva approvato, le linee guida per la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che prevedevano misure per la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio:

– l’assunzione obbligatoria dei dati e delle previsioni sul cambio climatico nella programmazione degli usi del territorio e nella realizzazione delle infrastrutture strategiche per il Paese;

– il divieto di uso dei territori vulnerabili e la rilocazione delle strutture edilizie, produttive, stradali e ferroviarie ubicate in questi territori;

– la realizzazione delle attività e delle opere per la messa in sicurezza del territorio con il supporto di finanziamenti misti pubblico-privati;

– la protezione delle coste e delle infrastrutture costiere;

– la ricalibratura di fiumi e canali, fognature;

– la realizzazione di invasi per favorire il drenaggio delle piogge intense e la conservazione dell’acqua.

Il finanziamento stabile delle misure, stimato in circa 2,5 miliardi/anno per 15 anni, avrebbe dovuto essere garantito da:

– risorse pubbliche attraverso l’uso di almeno il 40% dei proventi derivanti dalle aste dei permessi di emissione come previsto dalla direttiva europea 2009/29;

– investimenti privati incentivati con credito di imposta;

– l’introduzione di un’assicurazione obbligatoria per la copertura dei rischi connessi agli eventi climatici estremi a carico di beni e strutture di proprietà pubblica e privata.

Nel 2013 il ministero dell’Ambiente aveva incaricato il Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) di elaborare il piano sulla base delle linee guida approvate dal Cipe. Il Piano (Pnacc) era stato consegnato dal Cmcc nel 2015, e revisionato nel 2018.

Il Piano indica le misure da adottare ma non individua i necessari interventi legislativi, né le risorse e le fonti di finanziamento per sostenere le misure. Si tratta dunque di un piano di indirizzo senza le indicazioni per la sua attuazione. E ciò nonostante, il Pnacc è rimasto dal 2018 in attesa dell’approvazione da parte della Commissione per la Valutazione Ambientale Strategica.

E intanto, dal 2013 gli interventi per far fronte agli eventi climatici estremi sono stati guidati prevalentemente dalla logica dell’emergenza, che assorbe risorse ingenti (fino a 3 miliardi€/anno) senza risolvere in modo stabile i nodi critici della vulnerabilità del territorio. Mentre l’Italia tergiversava e tergiversa nel dedalo delle procedure e impegna risorse sempre più rilevanti per rincorrere le emergenze, il Cmcc, il Cnr, le Università, Ispra, l’Agenzia Europea dell’Ambiente, aggiungono sempre nuovi dati e nuove previsioni sulla vulnerabilità dell’Italia ai cambiamenti climatici: lunga siccità alternata a precipitazioni intense a volte in forma di tornado, erosione delle coste e infiltrazioni saline delle riserve di acqua dolce, riduzione progressiva dei ghiacciai, incendi con distruzione del patrimonio forestale e boschivo. E purtroppo l’inizio dell’estate del 2022 conferma le peggiori previsioni.

La vulnerabilità riguarda l’intera Europa. Secondo l’Agenzia europea per l’Ambiente (Why does Europe need to limit climate change and adapt to its impacts? febbraio 2020), si stima che nel decennio 2020- 2030 i danni legati agli eventi climatici estremi supereranno in Europa i 20 miliardi €/anno, rispetto ai 12 del decennio precedente.

Nel giugno 2021 l’Unione Europea ha adottato la “Strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici”, che rappresenta una infrastruttura programmatica e normativa trasversale a tutti i settori dell’economia, assumendo il criterio secondo cui l’autorizzazione e i finanziamenti di ogni programma o progetto debbano essere sottoposti ad una valutazione di coerenza e resilienza ai cambiamenti climatici: lo stesso criterio alla base delle linee guida approvate dal Cipe quasi 10 anni prima.

In premessa, la Strategia afferma che: “Arrestare tutte le emissioni di gas a effetto serra comunque non impedirebbe gli effetti dei cambiamenti climatici che sono già in atto e che proseguiranno per decenni, anche nel caso in cui gli sforzi globali ed europei per ridurre le emissioni di gas a effetto serra dovessero risultare efficaci”.

Questa è anche una conclusione: quante chiacchiere in libertà sui cambiamenti climatici, e quanti danni, dobbiamo ancora sopportare prima di adottare e finanziare misure efficaci?

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