Renaissance Evolution, think tank americano, ha lanciato nei giorni scorsi al Senato il suo manifesto per invocare un nuovo Rinascimento sociale e culturale, in chiave moderna, per le Americhe e l’Italia. Un invito affinché possano recuperare le energie positive e i benefici che a suo tempo questo periodo storico seppe diffondere per tutta l’Europa

In un momento come questo, che vede totalitarismi e Paesi poco democratici o trasparenti in assetto espansivo, sebbene in diverse forme (economicamente, culturalmente, politicamente, mediaticamente), solo la cultura e la maggior conoscenza dei valori culturali – così diversi, ma con tratti assai comuni – può non solo contribuire positivamente alla pace e all’armoniosa prosperità tra popoli e Paesi, ma anche offrire una base valoriale comune per resistere alle seduzioni dei tanti personalismi e radicalismi tornati, almeno apparentemente, di moda persino in Europa e negli Stati Uniti.

In linea con questo pensiero, giovedì 7 luglio si è tenuto, presso la sala Capitolare del Senato, un convegno dedicato alla diplomazia culturale tra l’Italia e le Americhe, fortemente voluto dal senatore Pier Ferdinando Casini – da sempre promotore della cultura come motore di dialogo, armonia e ricchezza per i popoli e le nazioni – e organizzato in collaborazione con il think tank statunitense apartitico Renaissance Evolution.

A convergere verso le assolate vie del centro di Roma, alcuni illustri ospiti tra cui il ministro della Cultura Dario Franceschini, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, l’ambasciatore d’Italia a Santo Domingo Stefano Queirolo Palmas, il segretario generale Organizzazione internazionale italo-latino-americana Antonella Cavallari e l’esperto di geopolitica Michele Pavan.

In apertura dell’evento, gli artisti Vincenzo Bocciarelli e Ida Vinella si sono esibiti in una invocazione a un nuovo rinascimento sociale e culturale. Auspicio, questo, che rappresenta anche la missione del think tank made in Usa e del suo presidente Roberto Masiero.

I successivi interventi, pur espressione di diversi punti di vista (come facile attendersi, visto l’elevato profilo degli oratori che si sono succeduti) hanno comunque trovato una fruttuosa convergenza nel valore dei tratti culturalmente distintivi del nostro Paese e su elementi che accomunano realtà geograficamente lontane come Italia, Stati Uniti, centro e sud America, comunque accumunate da molti aspetti, quali il rispetto della libertà, la tensione positiva verso il dialogo e il dibattito culturale come strumenti di superamento di criticità e divergenze, la ricerca dello spirituale e del valoriale, anche attraverso l’attività politica, sociale ed economica.

Interessante il contributo – dichiaratamente partisan nell’origine, ma valoriale e inclusivo nella forma e nella sostanza – dello statunitense Tim Phillips, analista politico già esperto protagonista dell’area repubblicana più conservatrice, giunto al convegno, insieme ad altri invitati d’oltre oceano, su invito di Renaissance.

Dal Vaticano interviene monsignor Vincenzo Paglia che, da presidente della Pontificia accademia per la vita, conferma la forte sensibilità verso i temi critici del nostro tempo, come quello del dialogo gentile e rispettoso tra le culture, tema ripreso da praticamente tutti gli oratori e sul quale è possibile instaurare gemme per un dialogo proficuo e fruttuoso.

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