La crisi del gas sta portando Berlino a prendere misure eccezionali per preservare il mercato energetico ed evitare di scatenare la recessione in Europa. È in arrivo una legge per salvare Uniper e scaricare il costo del gas sui clienti. Basterà per cacciare lo spettro russo?

Oggi il prezzo del gas naturale in Europa è più alto del 700% rispetto all’inizio del 2021. L’aumento si deve a una serie di concause, molte delle quali sono riconducibili all’uso politico che Vladimir Putin sta facendo delle esportazioni di gas. E gli effetti hanno spedito alle stelle l’inflazione europea, spingendo il continente verso la recessione. Martedì Bloomberg ha definito il gas naturale una “forza motrice nella nuova Guerra fredda”, capace di ridisegnare gli equilibri geopolitici al pari del petrolio nel secolo scorso. Ironicamente, la Germania è tra le vittime più eccellenti di questo trend.

Berlino ha passato decenni a incardinare la propria crescita economica (e, più recentemente, la transizione ecologica) sulla disponibilità di gas russo, che nel 2020 rappresentava oltre la metà del totale utilizzato. È questa dipendenza che oggi fa temere ai tedeschi un collasso à la Lehman Brothers, il fallimento della banca che nel 2008 provocò degli effetti a cascata tali da innescare una crisi economica globale. “A causa dei colli di bottiglia del gas, intere industrie rischiano di crollare definitivamente: alluminio, vetro, industria chimica”, ha detto Yasmin Fahimi, direttrice della Federazione tedesca dei sindacati, a Bild am Sonntag.

La Germania è già sul chi va là per la riduzione unilaterale dei flussi di gas russo via il gasdotto Nord Stream, giù del 60% per decisione imperscrutabile di Gazprom (sabato il vicecancelliere Robert Habeck ha parlato di “guerra economica” da parte della Russia). Il livello di allerta per l’emergenza gas è a due su tre: i prossimi passi sono i razionamenti. E si teme il periodo di manutenzione programmata del suddetto gasdotto, dall’11 al 21 luglio, quando la fornitura sarà azzerata e potrebbe non riprendere più a lavori conclusi. Senza parlare della sfida di dover riempire gli stoccaggi di gas per non passare l’inverno al freddo.

Il governo tedesco sta studiando le contromisure: in settimana dovrebbe presentare una legge che gli consenta di acquistare titoli delle aziende energetiche mutilate dal caro-gas e preservare l’integrità del mercato energetico. L’obiettivo a breve termine è salvare la utility nazionale Uniper, il più grande importatore di Gazprom. La legge permetterà anche agli importatori di scaricare il costo del gas su tutti i loro clienti, di modo da evitare l’insolvenza. “Nella situazione attuale dobbiamo rendere tutte le opzioni percorribili in caso di emergenza”, hanno spiegato al Financial Times delle fonti interne al governo, specificando che l’intento è quello di evitare la prossima Lehman Brothers.

Tuttavia, il fatto ineluttabile è che il gas di Gazprom non si può sostituire a stretto giro. Gli impianti e l’infrastruttura per l’energia rinnovabile sono ampiamente insufficienti: se Mosca chiudesse i rubinetti, Berlino dovrebbe far ricorso al dannosissimo carbone per generare elettricità e lasciare a secco di gas le industrie che ne abbisognano. Va anche detto che il governo si rifiuta di riconsiderare lo stop delle centrali nucleari ancora operative, contro la volontà del 65% dei tedeschi, che oggi riabbracciano l’idea di usare l’atomo per raggiungere gli obiettivi climatici. Ma non è più un problema solo tedesco.

Allargando il campo e considerando i fattori come l’inflazione alle stelle, l’inizio del deficit commerciale della Germania (il primo da decenni) e il ruolo del motore tedesco nell’economia europea, il parallelismo con Lehman Brothers si concretizza. Deutsche Bank ha parlato del rischio crescente di una “imminente recessione tedesca a causa del razionamento dell’energia”, Morgan Stanley ha previsto che l’intera area euro sarà in recessione entro la fine dell’anno. Saranno i razionamenti del gas tedesco a innescarla?

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