Dopo 11 anni, un aspetto importantissimo della Nadef sarà il tasso di inflazione: incide su imprese e famiglie, specialmente sulle “spese obbligate” (casa, cibo, riscaldamento e simili) e comporta, quindi, modulazioni della politica economica. Il commento di Giuseppe Pennisi

A Via Venti Settembre sta iniziando la preparazione della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef), preliminare alla redazione del disegno di legge di bilancio. La Nadef deve essere formalmente presentata alle Camere il 27 settembre, ossia due giorni dopo il voto. Sarebbe saggio affrettare i tempi di una settimana in modo che venga presentato alle Camere dal governo Draghi ancora per gli affari correnti. Il disegno di legge di bilancio deve essere presentato entro il 20 ottobre. Una proposta di legge firmata da tutti i gruppi parlamentari anticiperebbe questa data al 10 ottobre al di evitare gli ingorghi che hanno caratterizzato il processo di dibattito e approvazione che ha caratterizzato i lavori parlamentari negli ultimi anni. È probabile che non se ne farà nulla: dal voto all’insediamento di un governo funzionante di solito passa almeno un mese per elezione dei presidenti di Camera e Senato, consultazioni, incarico al presidente del Consiglio designato, formazione del governo, redazione del programma, presentazione alle Camere per la fiducia.

Ciò non vuole che le strutture ministeriale e le forze politiche abbiano più tempo per la stesura della Nadef (la bozza del documento dovrebbe costituire i programmi con i quali le forze politiche si presentano agli elettori). Per il disegno di legge di bilancio, i tempi saranno comunque strettissimi per tentare di evitare l’“esercizio provvisorio”.

Dopo 11 anni, un aspetto importantissimo della Nadef sarà il tasso di inflazione: incide su imprese e famiglie, specialmente sulle “spese obbligate” (casa, cibo, riscaldamento e simili) e comporta, quindi, modulazioni della politica economica.

L’ufficio studi della Confcommercio ha presentato due pregevoli lavori sul tema: uno riguarda il sistema produttivo italiano nel contesto post Covid-19, l’altro è più specificatamente diretto ai consumi delle famiglie per quanto attiene alle spese “obbligate”. Ambedue trattano della nuova ondata d’inflazione. Il secondo, in particolare, esamina tre scenari dell’andamento del fenomeno nel breve termine ossia nel 2022-2023, un periodo che coincide che la legge di bilancio, che ha una spanna triennale ma i cui provvedimenti specifici riguardano essenzialmente il 2023.

Il primo scenario assume che gli impulsi dei prezzi delle materie prime importate sparissero quasi completamente all’inizio del 2023 grazie a restrizione dei consumi domestici (volontarie) ed a nuove fonti di approvvigionamento. Nello scenario il tasso d’inflazione scenderebbe al 6,5% alla fine dell’anno in corso per assestarsi sul 2% l’anno al termine del 2023. Lo studio ritiene “improbabile” questo scenario, una valutazione, purtroppo, da condividere.

Il secondo scenario presuppone la fine a breve dell’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina e la riapertura degli approvvigionamenti e delle catene logistiche. Se ciò avvenisse il tasso d’inflazione scenderebbe al 7,1% il prossimo dicembre e toccherebbe il 3% nel 2023. Anche questo scenario di basa di ipotesi di contesto molto ottimistiche.

Più plausibile il terzo scenario: un’inflazione media al 7% per l’anno in corso ed al 5,4% per il 2023.

Quali implicazioni per la Nadef e per la legge di bilancio? Dato che nella determinazione della politica monetaria rappresentano solamente una delle 19 parti in commedia, dobbiamo agire soprattutto sulla finanza pubblica, con misure eque ma restrittive.

Le più difficili per un governo appena insediato.

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