Con l’adozione del nuovo Strategic concept, la Nato risulta più solida, coesa e dotata di una coerente visione politico-strategica. Il nuovo Concetto Strategico testimonia dunque la straordinaria capacità di adattamento dell’Alleanza. L’analisi di Fabrizio W. Luciolli, presidente del Comitato atlantico italiano

 

La criminale invasione dell’Ucraina lanciata da Putin ha rivelato le distorte velleità imperiali del Cremlino e posto fine alle ambiguità russe del periodo post Guerra fredda. L’Occidente, pur con le diverse specificità e le vulnerabilità proprie delle società democratiche e aperte, si è ritrovato a Kyiv unito nel sostenere la sovranità dell’Ucraina con una comune visione del futuro basata sulla difesa dei valori fondamentali di libertà e rispetto delle regole del diritto. Da Kyiv, attraverso i vertici dell’Unione europea e del G7, i capi di Stato e di governo sono giunti a Madrid ove hanno adottato il nuovo Concetto strategico che guiderà l’Alleanza Atlantica per il prossimo decennio.

Il Concetto strategico della Nato indica nella Federazione russa la “più significativa e diretta minaccia alla sicurezza degli alleati e alla pace e stabilità dell’area euro-atlantica”. La minaccia russa, inoltre, non può essere disgiunta dalla “integrazione militare” con la Bielorussia. Alla minaccia della Federazione russa fanno riscontro le sfide poste agli “interessi, alla sicurezza e ai valori” della comunità euro-atlantica, derivanti dalle politiche coercitive condotte dalla Cina nei diversi domini operativi della Nato (terra, mare, aria, cyber e spazio) e dal suo imponente quanto opaco sviluppo di arsenali militari e nucleari.

Tali minacce e sfide, unitamente all’erosione del sistema di controllo degli armamenti e alla proliferazione Nbcr, alla minaccia asimmetrica del terrorismo, alle instabilità del Medio Oriente, dell’Africa e del Sahel, rese ancor più drammatiche dall’impatto del cambiamento climatico, si sommano all’emergere di tecnologie dirompenti e alle campagne ibride caratterizzate da attacchi cibernetici, disinformazione o attività di coercizione energetica o economica condotte da regimi autoritari.
Diversamente dal passato, l’Alleanza dovrà essere impegnata contestualmente in tutti e tre i compiti di deterrenza e difesa, prevenzione e gestione delle crisi e sicurezza cooperativa, che il nuovo Concetto strategico indica come essenziali per garantire lo scopo primario della Nato, ovvero la Difesa collettiva dell’Alleanza contro ogni tipo di minaccia.

In tale prospettiva, la Nato ha aggiornato i propri piani di deterrenza e Difesa e ha deciso un significativo rafforzamento della struttura delle Forze. Al fine di mantenere il vantaggio tecnologico la Nato ha, inoltre, istituito un Acceleratore per l’innovazione della Difesa, un Fondo multinazionale per l’innovazione e misure per assicurare la resilienza delle società civili e delle infrastrutture critiche.

L’Alleanza Atlantica emersa dal vertice di Madrid risulta più solida e coesa e dotata di una coerente visione politico-strategica.

Le storiche richieste di adesione rivolte dalla Finlandia e dalla Svezia testimoniano l’accresciuta rilevanza politica dell’Alleanza e consolidano la sicurezza del Mar Baltico. L’ingresso della Finlandia e della Svezia, inoltre, porterà a 23 il novero degli Alleati membri anche dell’Unione europea. Il costante incremento da parte degli Alleati europei dei bilanci della Difesa, in primis da parte della Germania, stanno riequilibrando il legame transatlantico e rafforzando il partenariato strategico tra la Nato e l’Unione europea.
L’approccio globale dell’Alleanza Atlantica ha consentito, infine, di consolidare i partenariati con l’Ucraina, la Georgia, la Moldavia e la Bosnia Erzegovina, piuttosto che con la Mauritania, la Tunisia, la Giordania e l’Iraq.

In tale prospettiva, appare ancor più significativa la partecipazione al vertice Nato dei partner dell’Indo-Pacifico, quali l’Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone e la Corea del Sud, definendosi con ciò i confini valoriali di un nuovo Occidente unito da comuni sistemi di libertà e percezioni di sicurezza.

A oltre settant’anni dalla sua costituzione, il Concetto strategico della Nato, l’ottavo della sua storia, testimonia la straordinaria capacità di adattamento dell’Alleanza, che rimane un foro transatlantico “unico, essenziale e indispensabile” per la consultazione, il coordinamento e l’azione della comunità euro atlantica in tutti gli ambiti relativi alla sicurezza individuale e collettiva.

Tuttavia, per affrontare efficacemente le sfide globali poste da rivali sistemici quali la Cina, il Concetto strategico andrà considerato in chiave dinamica ed evolutiva, per il raggiungimento di un più alto livello di ambizione. In tale prospettiva, la Nato, con al centro un’Unione europea sempre più responsabile, potrà far pieno ricorso alla propria vocazione politica e offrire il proprio ruolo di foro transatlantico di consultazione quale hub per il coordinamento delle azioni con i partner e le organizzazioni regionali dell’anglosfera piuttosto che nell’Indo-Pacifico. Con ciò riaffermando, dopo più di settant’anni dalla sua costituzione, il perdurante valore di quel formidabile elemento di forza materiale e morale con cui De Gasperi identificava il Patto Atlantico.

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