I ministri degli Esteri europei hanno deciso di congelare l’accordo di facilitazione dei visti per i cittadini russi. Una decisione basata su Ucraina e sicurezza, annuncia Borrell. Ma Dumoulin (Ecfr) avverte di non strafare: un blocco totale farebbe il gioco della propaganda del Cremlino

Mercoledì i ministri degli esteri dell’Unione europea hanno convenuto di sospendere l’accordo con la Russia che facilita l’ottenimento di un visto per entrare in Ue. Ad annunciarlo è l’Alto rappresentante Josep Borrell, spiegando che la decisione è stata presa come conseguenza della guerra russa in Ucraina e per motivi di sicurezza.

“Abbiamo assistito a un aumento sostanziale degli attraversamenti di frontiera dalla Russia verso gli Stati confinanti. Questo sta diventando un rischio per la sicurezza”, ha scritto il responsabile della politica estera europea su Twitter. “Perciò oggi abbiamo concordato con i ministri degli esteri dell’Ue sulla sospensione totale dell’accordo di facilitazione dei visti Ue-Russia”.

La decisione fa seguito a settimane di pressione da parte degli Stati confinanti, che sono il principale punto di passaggio da quando l’Ue ha messo a bando i voli diretti dalla Russia. Secondo Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, quasi un milione di viaggiatori con passaporto russo sono entrati in Ue da quando Mosca ha attaccato Kiev, sei mesi fa. La stragrande maggioranza è arrivata in Finlandia, Estonia e Lituania, ma sono esposte anche Lettonia e Polonia.

Borrell ha spiegato che la sospensione dell’accordo, risalente al 2007, ridurrà significativamente il numero di nuovi visti rilasciati dagli Stati membri ai cittadini russi. Ci vorrà più tempo, sarà più complesso e costoso. La mossa è pensata per limitare il visa shopping da parte di richiedenti russi che cercano di arrivare ad altri Stati all’interno della zona Schengen, e ne renderà più difficile l’arrivo nei Paesi non limitrofi – inclusa l’Italia.

Alla base c’è la volontà di mettere pressione sul Cremlino per il protrarsi dell’aggressione contro l’Ucraina, oltre alle preoccupazioni per la sicurezza nazionale. I cinque Paesi limitrofi vorrebbero andare oltre: hanno definito la mossa “un primo passo necessario” ma vorrebbero fare di più per limitare “drasticamente” il numero di visti rilasciati. Finché non si muovera Bruxelles, hanno spiegato, prenderanno in considerazione  a livello nazionale misure più dure, ancorché temporanee, come “divieti di rilascio dei visti o restrizioni sull’attraversamento delle frontiere per i cittadini russi in possesso di un visto Ue”.

Più caute Francia e Germania, che in un comunicato congiunto hanno esortato a “evitare restrizioni di vasta portata” per “non alimentare la narrativa russa, innescare effetti involontari [e] allontanare le generazioni future”. Anche Marie Dumoulin, direttrice del programma Wider Europe dell’European Council on Foreign Relations, avverte di non strafare. Per quanto possa essere problematico vedere i cittadini russi in giro per le strade europee mentre il loro Paese conduce una guerra d’invasione, ha detto a Formiche.net, gli effetti negativi di una sospensione generale dei visti supererebbero il guadagno morale degli europei.

“Supporre che un divieto di visto per i turisti russi possa aumentare la pressione dell’opinione pubblica sulle autorità russe e portare a un cambiamento di politica è un’illusione. Meno di un terzo dei russi può viaggiare all’estero e la maggior parte di loro non si reca nell’Ue”. Un divieto generalizzato, dunque, “stigmatizzerebbe i russi e farebbe il gioco della propaganda russa, che dipinge l’Occidente come guidato dalla russofobia” e indicherebbe la misura a Paesi terzi “per rafforzare l’immagine dell’Ue come una fortezza di privilegiati, poco accogliente per gli stranieri”, conclude Dumoulin.

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