L’impegno in sede europea non punta solo a tutelare l’“oro nero” emiliano, l’aceto balsamico, ma l’intero sistema delle produzioni di qualità e certificate, i grandi sacrifici dei produttori, i posti di lavoro e la reputazione del nostro Paese. Benedetta Fiorini, deputata emiliana della Lega, Segretario Commissione Attività Produttive, racconta come contrastare i tentativi di contraffazione e l’equivoco dell’Italian Sounding

L’Europa deve sapere che le eccellenze italiane non si toccano. Questo messaggio è arrivato chiaro e forte finalmente con il ricorso presentato a Bruxelles dal governo, non più tardi di qualche giorno fa, richiesto e sollecitato costantemente dalla Lega, a tutela di uno dei prodotti tra i più conosciuti ed apprezzati del nostro Made in Italy. L’Aceto Balsamico di Modena IGP è stato, infatti, posto sotto tutela nei confronti dell’attacco sleale perpetrato da parte di uno stato membro dell’UE, come la Slovenia. L’apertura della procedura di infrazione ex art. 259 TFUE è l’ultimo atto di forza frutto di un lavoro che, come Lega, abbiamo costantemente e congiuntamente portato avanti fin dall’inizio, confrontandoci passo dopo passo sempre con il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena che riunisce più di 50 Acetaie delle province di Modena e Reggio Emilia. Consentitemi una notazione personale.

Sono nata e cresciuta in Emilia-Romagna, una regione, un territorio dove i nostri prodotti e quindi il nostro Made in Italy riesce ad esprimere eccellenze uniche al mondo, invidiate da tutti che, oltre ad essere orgoglio per il nostro Paese, rappresentano anche una garanzia di qualità, tradizione oltre che occupazione.

Quanto stava accadendo in Slovenia, con il tentativo di introdurre sul mercato interno una nuova categoria di aceti miscelati con mosto concentrato, che infliggeva un colpo basso al lavoro delle realtà rappresentate dal nostro Consorzio di Tutela, era inaccettabile. Insieme al Sottosegretario alle Politiche Agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, che si è prontamente adoperato per cercare subito di portare la questione sul tavolo del Governo, abbiamo seguito nei vari step la procedura e a vari livelli la problematica.

La Slovenia andava fermata. All’inizio del 2021, con un atto scorretto, il governo di Lubiana aveva già notificato alla Commissione Europea l’introduzione di questa norma tecnica nazionale in materia di produzione e commercializzazione degli aceti totalmente incompatibile con gli standard comunitari e con il principio di armonizzazione del diritto europeo. L’obiettivo mal celato era quello di tentare di trasformare la denominazione “aceto balsamico” in uno standard di prodotto.

L’illegittimità di questa azione, oltre a disattendere tutti i regolamenti comunitari creati a tutela delle DOP e delle IGP di cui il nostro Paese è orgogliosamente ricco, creava anche una fuorviante ambiguità, trasgredendo tutti i disciplinari sul sistema di etichettatura per la corretta informazione del consumatore.

Tutto questo non poteva e non doveva essere derubricato a mero episodio localizzato in quello stato. Fin da subito è stato chiaro a tutti che ci trovavamo di fronte ad un pericoloso precedente che, a macchia d’olio, avrebbe potuto ripetersi anche altrove, minando il valore di altre produzioni di eccellenza del comparto agroalimentare del Made in Italy, un settore dal valore complessivo stimato in circa 17 miliardi di euro. Non potevamo perdere altro tempo.

La cosiddetta norma tecnica creata ad hoc dal governo di Lubiana andava impugnata in sede europea con un’azione più forte e più risolutiva di quanto non si fossero rivelati i tentativi messi in campo precedentemente dalle istituzioni locali e dalla Regione Emilia Romagna che, nel frattempo, non erano riuscite ad impedire l’entrata in vigore della norma in terra slovena. Decisivo è stato il passaggio al parlamento, grazie alle interrogazioni che abbiamo presentato come Lega e ad un’azione congiunta con il Sottosegretario Centinaio, che hanno sollecitato il Mipaaf e quindi il governo.

L’impegno portato avanti in questi mesi ha un valore enorme non solo per tutelare il nostro “oro nero” emiliano, qui non si tratta di salvaguardare il valore di un singolo prodotto. In ballo ci sono: l’intero sistema delle nostre produzioni di qualità e certificate, i grandi sacrifici dei nostri produttori, posti di lavoro e la reputazione del nostro Paese.

La battaglia, combattuta al fianco del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico IGP è una battaglia che guarda a tutte le nostre DOP e IGP e l’abbiamo combattuta con determinazione. Fare sistema è l’unica strada percorribile per vincere, la Lega ha sempre messo la tutela dei nostri prodotti e la valorizzazione delle nostre tradizioni al centro della sua agenda politica. Ogni tentativo di contraffazione, ogni produzione creata sull’equivoco dell’Italian Sounding, a maggior ragione se tentata nell’ambito del contesto comunitario, va spenta risolutamente.

Le nostre imprese hanno investito, innovato, hanno superato anni difficili; la concorrenza sleale verso i nostri prodotti di qualità, sicuri ed apprezzati va combattuta con fermezza. L’aceto balsamico è amato e conosciuto in tutto il mondo e nell’ultimo anno ha visto un incremento con valori a due cifre e questa vittoria costituirà un precedente importante anche per il caso del “Prosek croato”.

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