Con il gas undici volte più costoso del 2021 e le conseguenze sul caro-vita, i temi energetici entrano nella campagna elettorale. Calenda e Crosetto invocano l’unità del Parlamento nel passare a misure concrete per rispondere all’emergenza. Ma anche nel piano che il governo Draghi sta anticipando, la parola “razionamento” è ancora tabù

Tra inflazione, guerra economica russa e corsa ai rifornimenti in vista dell’inverno, la crisi del gas europea è in rapido peggioramento. Nella mattinata di giovedì il prezzo del gas sul mercato europeo ha segnato il picco record di 318 euro al megawattora, per poi assestarsi attorno ai 310 – 11 volte in più rispetto a un anno fa. Si sconta anche il nervosismo dei mercati per un’altra “manutenzione programmata” che interromperà per tre giorni il gasdotto Nord Stream 1, già ridotto al 20% della capacità effettiva. Una strategia di Vladimir Putin per tenere l’Europa sulle spine e gonfiare i prezzi a proprio vantaggio.

Visti i numeri, la questione del caro-energia si sta facendo largo in una campagna elettorale dominata da personalismi e battaglie identitarie. L’impatto sul sistema-Paese preoccupa, tanto che alcune forze politiche stanno esortando governo e Parlamento a mettere da parte le rivalità e attuare velocemente delle contromisure. “Siamo in emergenza nazionale”, ha chiosato il segretario di Azione Carlo Calenda, sollecitando le forze politiche a sospendere la campagna elettorale e dichiararsi pronte a “supportare il piano del governo, rigassificatore incluso, e un eventuale scostamento di bilancio”.

Per il centrista, che ha accusato Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giuseppe Conte di bloccare l’azione del governo di Mario Draghi, “servono 10 miliardi per le imprese, sganciamento rinnovabili dal gas e 30 miliardi sulle famiglie. Ora”. Un appello che ha trovato la sponda parziale dell’opposizione, nella figura del cofondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto. “Penso che Palazzo Chigi, oggi, sul tema energia, dovrebbe mettere ad un tavolo le persone che si occupano del settore e possono proporre passi concreti, con tutte le forze politiche”, ha scritto su Twitter.

Rimane il fatto che parlare di misure dure come il razionamento è arduo in campagna elettorale. Al Sole 24 Ore i partiti hanno parlato di interventi dal suono più delicato, come piani di risparmio (Pd) o efficientamento dei consumi (FdI). L’unico tema su cui si trovano tutti d’accordo è il tetto al prezzo del gas a livello europeo, che però è rimandato alla ministeriale Ue di settembre. M5s e Pd spingono anche per intervenire a livello nazionale, centrodestra e Terzo polo (Azione-Italia viva) si oppongono. Su rigassificatori annuiscono tutti, ma a intensità variabile, dal sì convinto di centristi e centrodestra a quello tentennante (“siano soluzioni temporali”) dell’area di sinistra.

Intanto, però, Palazzo Chigi si sta muovendo. Il discorso del premier uscente al Meeting di Rimini offre una buona prospettiva dei binari su cui vuole viaggiare: “piani di risparmio” a “intensità crescente”. A livello europeo, spingere sul tetto al prezzo del gas e disaccoppiarlo da quello dell’elettricità. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, il governo ha in programma di anticipare le misure d’emergenza; sarà lo stesso Draghi a varare le misure, sebbene a luglio avesse detto che sarebbe stato il prossimo governo. Ma il tempo stringe, l’emergenza si aggrava, e nonostante l’Italia sia in grado di garantire il gas ai cittadini anche se Putin chiudesse definitivamente i rubinetti, l’impatto di questi prezzi è destinato a ripercuotersi su tutto il mercato dell’energia elettrica europeo, indissolubilmente legato a quello del gas, e contagerebbe altri settori.

Dunque, a dispetto degli stoccaggi pieni, le bollette elettriche di aziende e famiglie italiane – più gli acquisti, colpiti dall’inflazione energetica – rischiano di diventare insostenibili per molti. Considerando anche che il nostro Paese, servito da cinque gasdotti e provvisto di ampie riserve, dovrà essere in prima linea sul fronte della solidarietà europea per ammortizzare l’inverno ben più duro che attende la Germania, in modo da limitare le ripercussioni sul nostro tessuto industriale, strettamente connesso a quello tedesco.

Il piano, che verrà presentato dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani la prossima settimana, si compone di due livelli. Il primo prevede di limitare il condizionamento della temperatura negli edifici pubblici a massimo 19 gradi d’inverno (più un’ora in meno di accensione del riscaldamento) e minimo 27 gradi d’estate. Attivare il secondo livello significa includere anche le abitazioni private. Altre misure potrebbero includere la riduzione dell’illuminazione pubblica (mirando a un risparmio del 40%) e persino la limitazione degli orari delle attività: chiusura dei negozi alle 19 e dei locali alle 23, oltre alla riduzione dell’attività delle industrie particolarmente energivore.

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