Dall’euroscetticismo del 2018 allo slogan di questa campagna elettorale che sfrutta le ambiguità della fede. Il percorso della Lega, con un paradosso: l’elettorato religioso in quanto tale non esiste più 

Il “Credo” bianco su sfondo blu e sottolineato in giallo era già apparso in varie città italiane ma senza alcun riferimento politico. Sabato, poi, Matteo Salvini l’ha presentato come lo slogan elettorale della Lega pubblicando un video in cui la scritta appare proiettata sulle facciate di alcuni dei luoghi – tra cui il porto di Lampedusa e la sede dell’Agenzia delle Entrate a Roma – simbolo dei temi cari al partito come l’immigrazione, la sicurezza nelle strade, la riforma delle pensioni e la “flax tax”.

Lo slogan della Lega ha alimentato il dibattito. Su Twitter il senatore e segretario del Carroccio ha risposto con un “mi spiace che tu non creda, vedremo il 25 settembre come la penseranno gli italiani” e l’emoji degli ormai noti bacioni a Luca Bizzarri, attore genovese, presidente della fondazione Palazzo Ducale, autore di un commento agnostico sul “Credo” leghista.

“Rispetto alla campagna elettorale del 2018, in quella in corso sono sicuramente meno presenti i temi classici dell’euroscetticismo che avevano segnato i programmi di Lega e Movimento 5 Stelle”, osserva Pasquale Annicchino, ricercatore del dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Foggia e membro del panel di esperti dell’OSCE/ODIHR sulla libertà religiosa e di coscienza, a Formiche.net. “La parola-manifesto ‘Credo’ ha sostituto per il Carroccio l’euroscetticismo. Questo forse perché la religione può prestarsi ad una utilizzazione ambigua utile a simboleggiare i valori di apertura e metafisici, ma può anche essere declinata in chiave identitaria e anti-pluralista. Insomma, lascia un utile spazio di manovra politica. Del resto, chi è che ritiene di non credere in qualcosa?”.

C’è un altro fattore che spinge il segretario federale della Lega a utilizzare l’elemento religioso. Salvini trova un certo spazio nel farlo alla luce del “sempre minore attivismo della Chiesa Cattolica sul fronte politico italiano”, continua Annicchino. “L’attenzione del papato di Francesco è rivolta più alle questioni internazionali che a quelle italiane. È in forte discontinuità rispetto al passato, pensiamo per esempio a quando il segretario di Stato vaticano era il cardinale Tarcisio Bertone”.

Dall’euroscetticismo del 2018, come si è arrivati al “Credo” del 2022? “Dubito che ‘Credo’ nasca dal nulla o sia una trovata di un’agenzia di comunicazione”, risponde l’esperto. “Ci sarà stato sicuramente un confronto con chi cura la comunicazione, ma non nasce dal nulla: il messaggio relativo alla centralità della questione religiosa, o quantomeno identitaria, è anche il frutto della ricerca di un elemento portante in un contesto diverso da quello del 2018. Salvini già in passato ha ampiamente utilizzato i simboli religiosi (ricordiamo tutti le interviste nel suo studio pieno di rosari) e riferimenti alla Madonna durante i comizi”. Inoltre, è il prodotto delle frequentazioni internazionali di Salvini nella destra religiosa globale, prosegue Annicchino. “C’è, nella centralità della questione religiose, un evidente richiamo a Kirill, al framing del dibattito russo e a quel mondo di idee a cui strizzano l’occhiolino anche il premier ungherese Viktor Orbán e, paradossalmente, alcuni repubblicani negli Stati Uniti: l’invasione islamica, le istituzioni sovranazionali, il declino della civiltà occidentale e l’attivismo Lgbt, per fare qualche esempio”.

Ma attenzione. “Il ‘Credo’ della Lega salviniana contiene un paradosso”, dice. “In Italia non esiste più infatti un elettorato religioso in quanto tale ed è difficile raggiungere un certo elettorato utilizzando l’elemento religioso. Lo raccontano anche alcuni recenti sondaggi che vedono l’attenzione dei cittadini concentrarsi soprattutto sui temi economici”, conclude.

(Foto: Twitter @matteosalvinimi)

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