Già nel 2014, con l’evoluzione dell’instabilità in Ucraina, vi erano segnali che inducevano a serie riflessioni sul rischio di un’interruzione dei flussi con conseguenti ricadute in termini di sicurezza energetica europea. Qualcuno l’aveva detto, ma purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Negli ultimi 30 anni è davvero tutto cambiato. Quattro sono in particolare i grandi tornanti di questo cambiamento che ha così profondamente segnato e segna ancora la storia del pianeta.

Il 1989 che ridisegna il mondo. L’anno del cambiamento. La cortina di ferro che ha diviso l’Europa in due per 50 anni è caduta; gli anni Novanta che globalizzano l’economia e la finanza. Con la fine della Guerra fredda il quadro geopolitico mondiale si sposta sui conflitti etnici e altre crisi locali; il 2001 che costringe il mondo a misurarsi con il terrorismo su scala globale; il 2022 che con la guerra alle porte dell’Europa segna la fine della globalizzazione e ridisegna la mappa dei bisogni energetici.

Secondo Paolo Scaroni è ora di prendere in mano la diversificazione energetica: “Dobbiamo aumentare la quantità che riceviamo dall’Algeria via tubo. Dobbiamo aumentare le esplorazioni e lo sfruttamento dei giacimenti italiani, perché questo è gas poco costoso. Dobbiamo far riferimento alle scoperte di Eni, in Mozambico e Angola, poi c’è il gas dagli Usa, per il quale competiamo con Cina e Giappone. Ci sono poi gli investimenti nelle rinnovabili che devono avere una accelerazione, dobbiamo farli accettare ai nostri cittadini, senza ostacoli amministrativi e di popolo. Se le facciamo tutte bene, nel giro di tre anni possiamo affrancarci dal gas russo”.

Ricette sagge nella loro semplicità concettuale. Analoghe riflessioni in Germania dove è iniziato un acceso dibattito sul nucleare. Non dovremmo privarci dell’opportunità di mantenere in funzione le nostre centrali nucleari, chiuse alla fine del 1998 dal governo di coalizione rosso verde (socialdemocratici e verdi) guidato dall’ex cancelliere Gerhard Schröder, ha affermato il leader dell’opposizione, Friedrich Merz già membro del Parlamento europeo e oggi leader dell’Unione cristiano-democratica. Il 3 agosto il cancelliere Olaf Scholz ha definito sensata la decisione di prolungare la vita alle centrali nucleari ancora attive.

La crisi di oggi, prosegue Scaroni “è anche il risultato di 30 anni di comportamenti degli italiani: non dei governi che si sono succeduti, ma proprio dei cittadini, che con il loro voto e loro prese di posizione hanno detto no al nucleare, no ai rigassificatori, no allo sfruttamento delle nostre risorse nel mare Adriatico. Un’opposizione continua, che si è rivolta anche contro il solare e l’eolico, di cui ora raccogliamo I frutti”.

Ma anche la politica ha le sue colpe. In Italia su questo tema abbiamo registrato una certa fluidità delle posizioni elettorali. Nucleare sì, nucleare no è stato un elemento che si è presentato fin dall’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica (1994), e che si riflette nel pendolarismo dei governi. La XII legislatura (1994-1996) ha visto prevalere la destra con i governi di Silvio Berlusconi e Lamberto Dini; la XIII (1996-2001) la sinistra, con i governi di Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato; la XIV legislatura (dal 2001 al 2006), di nuovo la destra, con Berlusconi; la XV legislatura (dal 2006 al 2008) di nuovo la sinistra, con Prodi; la XVI legislatura(dal 2008 al 2012) prima Berlusconi e poi Mario Monti; la XVII legislatura (dal 2013 al 2018), di nuovo la sinistra con i governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. La XVIII legislatura (2018-2022), ci ha dato tre governi completamente diversi, i due di Giuseppe Conte e quello di Mario Draghi. Tutti hanno governato (quasi tutti) ma nessuno ha potuto o ha voluto riflettere su quale fosse realmente l’interesse nazionale. Già nel 2014, con l’evoluzione dell’instabilità in Ucraina, vi erano segnali che inducevano a serie riflessioni sul rischio di un’interruzione dei flussi con conseguenti ricadute in termini di sicurezza energetica europea.

Sempre in quell’anno, nell’articolo “Nuovi scenari di sicurezza energetica” pubblicato sul sito del Sistema di Informazione della Repubblica, chi scrive tracciava un quadro degli impatti energetici sugli scenari geopolitici sottolineando l’importanza della diversificazione delle fonti energetiche al fine di garantire un adeguato livello di sicurezza energetica nazionale.

Purtroppo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Nessuno capirà mai se non ha voglia di farlo e Blaise Pascal diceva a ragione che “non si comprendono le profezie se non quando le cose sono accadute”. Oggi sono accadute e noi siamo maledettamente in ritardo.

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